IMSA, ecco le 8 startup finaliste all’Italian Master Startup Award 2022

Il Premio, alla 16a edizione, è promosso da PNICube in collaborazione con l’Incubatore del Politecnico di Torino I3P, ed è destinato alle startup nate dalla ricerca accademica che hanno evidenziato le migliori performance sul mercato. La vincitrice premiata il 30 settembre all’Italian Tech Week, il più grande evento italiano sulla tecnologia.

Sono in tutto otto le startup arrivate in finale all’Italian Master Startup Award 2022, l’unico premio su base nazionale che va a riconoscere gli effettivi risultati conseguiti dalle giovani imprese hi-tech nate in ambito accademico entro 3-5 anni dalla nascita. E che, oltre ad un premio in denaro di 10mila euro, offre loro l’occasione per avere nuova visibilità ed entrare nei radar delle grandi aziende.

A dieci anni dalla legge 221 che ha riconosciuto ufficialmente le startup, dando il via a un quadro normativo organico a sostegno della crescita di nuove imprese innovative, l’Associazione italiana degli incubatori universitari (PNICube) – punta di diamante dell’ecosistema innovazione del nostro Paese – porta le finaliste IMSA sul palco dell’Italian Tech Week, alle OGR Torino e ne approfitta per fare il punto su quanto fatto e le sfide per il futuro. L’evento, nella sua 16esima edizione organizzata in collaborazione con l’Incubatore del Politecnico di Torino I3P, si svolgerà nel primo pomeriggio del 30 settembre, con ingresso gratuito, previa registrazione, e in live streaming.

Si apre alle 14.30 con l’intervento del presidente PNICube Alessandro Grandi e del Presidente I3P Giuseppe Scellato. Seguono i pitch delle 8 finaliste che illustreranno percorso fatto e obiettivi futuri ad una Giuria composta da operatori di fondi di investimento, imprenditori accademici e manager d’impresa. La premiazione sarà anticipata dal panel “Percorsi di crescita delle startup italiane: successi e sfide con ospiti del calibro di Stefano Buono, Presidente LIFTT e Ceo Newcleo; Claudia Pingue, CDP Venture Capital SGR; Alessandro Cillario, co-founder di Cubbit, startup con l’ambizione di diventare il più importante fornitore di servizi cloud distribuiti al mondo, e Jonata Puglia, co-founder della startup di sistemi per la comunicazione e il controllo di satelliti Leaf Space. In chiusura, l’annuncio della vincitrice e la cerimonia di premiazione.

Ecco chi sono le startup in lizza:

1.       ABzero, startup innovativa specializzata in tecnologie d’avanguardia per il settore sanitario, con l’obiettivo di portare sul mercato un sistema innovativo, sicuro ed efficiente per il trasporto tramite droni di materiali medicali e biologici salvavita, altamente deperibili, come sangue, emocomponenti, organi, tessuti e medicinali. Il sistema assicura la consegna in maniera autonoma e immediata e in totale sicurezza per la componente umana, anche in caso di avaria. Il bene trasportato è conservato senza rischi in una Smart Capsule (capsula intelligente), che ne protegge la qualità. Un sistema brevettato e unico al mondo che – grazie agli innovativi sensori IoT a bordo e a un software proprietario – è in grado di monitorare e garantire condizioni ideali per i beni durante il trasporto. Compatibile con il 90% dei droni esistenti, la Smart Capsule fornisce una consegna l’80% più rapida e il 30% più economica e green dei servizi di trasporto tradizionali.

2.       AIKO, la startup deep tech italiana che sviluppa soluzioni e software di Intelligenza Artificiale per l’automazione delle missioni spaziali. Fondata da Lorenzo Feruglio, Giorgio Albano e Loris Franchi, Aiko è nata in I3P, l’Incubatore di Imprese del Politecnico di Torino. È stata la prima società in Europa ad avere dimostrato algoritmi di deep learning in orbita. Le sue tecnologie possono aumentare il grado di automazione delle infrastrutture, potenziare le prestazioni dei sistemi spaziali, e introdurre autonomia nelle decisioni prese durante le missioni, introducendo forti risparmi nei costi relativi a queste ultime. Un ecosistema di intelligenza artificiale per le future missioni spaziali in orbita terrestre e nello spazio profondo.

3.       Ermes – Intelligent Web Protection, startup fondata da esperti di Web Security e ricercatori di intelligenza artificiale che, grazie ai suoi algoritmi brevettati, fornisce alle aziende protezione, riducendo l’esposizione alle minacce web e agli attacchi informatici del 99% rispetto alle principali soluzioni presenti sul mercato. Il valore della tecnologia innovativa di Ermes sta nell’aver spostato il paradigma di protezione da un approccio centralizzato, a livello di rete, a un approccio distribuito: si tratta infatti di una soluzione b2b on-device che va a proteggere in tempo reale la navigazione web dei dipendenti aziendali, riducendo la finestra di esposizione alle minacce da giorni a minuti. Nata in I3P, l’Incubatore di Imprese del Politecnico di Torino e riconosciuta come una delle migliori aziende emergenti al mondo nel campo dell’AI applicata al rilevamento di attacchi hacker, Ermes possiede +10 metodologie proprietarie di AI ed è in grado di analizzare +10M di siti web ogni giorno.

4.       Hiro Robotics startup innovativa genovese, progetta, sviluppa e fabbrica macchinari per la robotica e l’automazione dei processi industriali. Con un focus primario nel settore del trattamento dei rifiuti, la società sviluppa soluzioni robotizzate che integrano tecnologie come la robotica collaborativa, la computer vision e l’intelligenza artificiale. Tra le soluzioni sviluppate, un sistema di smontaggio rifiuti derivanti da TV e monitor a schermo piatto che garantisce il 99% di recupero di materiali e una riduzione dei tempi di processo del 75% rispetto allo smontaggio manuale o alla triturazione indiscriminata dei rifiuti.

5.       ISAAC antisismica startup nata nel 2018 dall’omonimo progetto del Politecnico di Milano, è specializzata nello sviluppo di tecnologie smart per la protezione sismica e il monitoraggio di edifici e infrastrutture. Ha brevettato tecnologie “Active Mass Damper” per la protezione dai terremoti, applicabili anche a edifici esistenti, partendo da un modello oleodinamico testato su edifici in scala reale. Una tecnologia poi evolutasi in una generazione di macchine elettriche adatte a qualsiasi tipologia di edificio. È sufficiente installare sul tetto dell’edificio i dispositivi affinché identifichino la struttura del fabbricato e la proteggano in totale autonomia: in caso di terremoto registrano in tempo reale il movimento della struttura e calcolano, grazie all’algoritmo di controllo, la quantità di forze necessarie per ridurre al minimo le oscillazioni.

6.       MgShell spinoff med tech del Politecnico di Milano, ha messo a punto un minuscolo dispositivo intraoculare – biodegradabile e a rilascio programmato di farmaco – capace di salvare la vista dei pazienti affetti da degenerazione maculare senile, malattia cronica e degenerativa della retina centrale. L’obiettivo è rivoluzionare il trattamento della prima causa di cecità nei Paesi industrializzati, ma anche aprirsi alla cura di altre patologie. Con un’enorme riduzione di costi e impatto su pazienti, caregiver e sistema sanitario. La soluzione proposta è a base di magnesio e garantisce, con una sola iniezione, più trattamenti, rilasciati gradualmente, senza necessità di procedure chirurgiche. Tra i principali vantaggi, l’aumento dell’aderenza dei pazienti al trattamento, la diminuzione dei costi sanitari, la generazione di opportunità̀ di business per le farmaceutiche.

7.       Rozes srl, spinoff dell’Università di Padova, è il primo servizio di Data Intelligence al mondo in grado di individuare, nel tempo di un clic, il grado di similarità di un bilancio aziendale rispetto a quello di un’azienda criminale oppure di un’azienda fallita. Uno strumento predittivo, preciso e veloce che consente ad imprese e pubblica amministrazione di individuare potenziali criticità in tempo reale, velocizzando i processi di valutazione del rischio sul portafoglio clienti e fornitori (o sulle aziende in gara per appalti, ad esempio), verificandone al contempo solidità e affidabilità.

8.       Splastica, spinoff dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, guidato dalla ricercatrice Emanuela Gatto, ha sviluppato una tecnologia esclusiva per la produzione di bioplastica 100% biodegradabile e 100% compostabile dal latte. Il processo di produzione su scala industriale è a basso costo e basso impatto ambientale e avviene tramite la lavorazione di prodotti di scarto del latte. Il materiale brevettato SP-Milk – si biodegrada velocemente a temperatura ambiente senza residui dannosi, e può dar vita a stoviglie, tappi, gadget sostenibili secondo i principi dell’economia circolare.

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CUPID-0: DIMOSTRATA UNA NUOVA TECNOLOGIA PER LA CACCIA AI NEUTRINI DI MAJORANA

Fisica dei neutrini: un nuovo articolo pubblicato di recente sulla prestigiosa rivista Physical Review Letters dimostra la validità della tecnologia impiegata dall’esperimento CUPID-0, attivo presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, nella caccia di un fenomeno rarissimo noto come “doppio decadimento beta senza emissione di neutrini” che, se osservato, confermerebbe che il neutrino è una particella di Majorana, ovvero coincide con la sua antiparticella.

Questo fenomeno potrebbe però essere così raro, che la radioattività ambientale sarebbe sufficiente a comprometterne l’osservazione: i raggi cosmici, ma anche la radioattività naturale delle pareti rocciose del laboratorio e dei materiali, che costituiscono gli esperimenti, potrebbero imitare il segnale cercato impedendone l’osservazione. Per questo motivo la dimostrazione dell’efficacia tecnologica di CUPID-0 è un grande passo avanti verso l’osservazione del rarissimo decadimento.

Attivo dal 2017 al 2020 nel “silenzio cosmico” dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, dove la roccia permette di sopprimere il “rumore” generato dai raggi cosmici di circa un fattore un milione, CUPID-0 è un rivelatore di circa 10 kg costituito da bolometri scintillanti, cioè rivelatori operanti a una temperatura di appena 0.01 gradi sopra lo zero assoluto (-273,14 °C). Nonostante le modeste dimensioni del rivelatore, al cospetto di veri e propri giganti del settore, l’esperimento ha raggiunto livelli di sensibilità che dimostrano le grandi potenzialità della tecnica bolometrica utilizzata e portato alla costituzione di una più ampia collaborazione internazionale, CUPID, impegnata a realizzare un rivelatore sulla scala di una tonnellata basato su questa metodologia, sviluppata per la prima volta da ricercatori dell’INFN.

“Quando circa 15 anni fa un gruppo di giovanissimi ricercatori e studenti cominciarono a fare le prime misure non avremmo mai immaginato che un giorno si sarebbe potuta formare una collaborazione internazionale che avrebbe proposto un esperimento da decine di milioni di euro come CUPID, basato sulla tecnica che stavamo sviluppando come sfida tecnologica,” dichiara Stefano Pirro, spokesperson dell’esperimento CUPID-0 e ricercatore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso.
L’innovazione principale di CUPID-0 è stata l’aggiunta di un rilevatore di luce a ciascun bolometro (bolometri scintillanti), consentendo di identificare e scartare la maggior parte degli eventi di fondo nella regione di interesse per la ricerca del doppio decadimento beta senza neutrini dell’isotopo del Selenio (Se-82).

Partecipano all’esperimento circa 50 ricercatori di diverse istituzioni nazionali e internazionali e di altre strutture INFN, quali i Laboratori Nazionali di Legnaro e le sezioni di Roma, Milano e Genova.

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Energia: idrogeno, al via prima Summer School ENEA

Al via dal 21 al 23 settembre la prima edizione della Summer School sull’idrogeno organizzata dal Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili dell’ENEA insieme a Sapienza Università di Roma e all’Associazione Italiana di Ingegneria Chimica. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di fornire a dottorandi, ricercatori e giovani professionisti una panoramica tecnologica e una base di confronto sulle sfide da affrontare per lo sviluppo e l’integrazione sostenibile dell’idrogeno nel sistema energetico italiano.

Il percorso formativo, che si concluderà con una sessione di prove al volante di una autovettura a idrogeno, si terrà presso il Centro Ricerche ENEA Casaccia (Roma) nell’ambito dell’Hydrogen Demo Valley, il polo infrastrutturale finanziato con 14 milioni di euro dal Ministero della Transizione Ecologica attraverso un accordo di programma dell’iniziativa Mission Innovation. L’hub farà da cornice ai diversi momenti di formazione in aula, mettendo a disposizione impianti e laboratori dove verranno affrontati in modo sistematico aspetti di ricerca, sviluppo tecnologico, sicurezza nonché le implicazioni legate all’iter normativo e autorizzativo.

Grazie alla partecipazione dei principali organismi di ricerca impegnati in Italia sul tema idrogeno, (tra cui Cnr, RSE e Fondazione Bruno Kessler), nonché dei rappresentanti dell’industria nazionale di settore (tra i quali Total, Enel, Eni, Alstom, Iveco, Ansaldo, Fincantieri e Toyota), la scuola offre un programma formativo completo e punta alla promozione di una cultura dell’idrogeno favorendone l’accettabilità sociale.

“Ormai è un dato di fatto che l’idrogeno avrà un ruolo da protagonista nella decarbonizzazione del sistema energetico europeo. Chiaramente stiamo parlano di idrogeno verde, prodotto da fonti energetiche rinnovabili come solare fotovoltaico, eolico, biomasse” dichiara Giorgio Graditi, Direttore del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili dell’ENEA. “Perché questo traguardo si realizzi – continua Graditi – c’è ancora strada da fare: servono ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico. Ci sono tematiche e aspetti su cui dobbiamo continuare a lavorare”. “Tuttavia abbiamo già raggiunto un grado di consapevolezza e know how che riteniamo fondamentale condividere con tutto il settore. Affinché ci sia una transizione energetica economicamente e socialmente sostenibile, è necessario delineare piani operativi, ma anche prevedere misure di accompagnamento e percorsi formativi adeguati, coinvolgendo tutti i settori (energetico, industriale, civile, residenziale, trasporti) e l’intera filiera che va dalla produzione, distribuzione e accumulo, fino agli utilizzatori finali”, conclude Graditi.

Nel dettaglio, il corso si articola in lezioni frontali in aula, sessioni interattive tra allievi e docenti per lo sviluppo di progettualità, visite tecniche a laboratori e impianti e, grazie alla disponibilità di Toyota Italia, sarà anche possibile effettuare, all’interno del centro di Casaccia, un giro di prova a bordo di una delle prime vetture con celle a combustibile alimentate a idrogeno.

L’impegno dell’ENEA per la formazione in questo settore passa anche attraverso la diffusione della serie di mini-video dal titolo “Pillole di idrogeno” rivolta ai giovani delle scuole superiori e diffusa con cadenza periodica: un viaggio alla scoperta di questa risorsa che consentirà agli studenti di avvicinarsi a un settore energetico decisivo per la decarbonizzazione. Tra gli argomenti: come costruire una cella a combustibile, come si trasporta e si produce l’idrogeno, cosa s’intende per idrogeno verde, blu e grigio, come è fatta una stazione di rifornimento a idrogeno e tanto altro ancora. A partire da oggi online i primi due numeri  “Che cos’è l’idrogeno?” e “Chi ha scoperto l’idrogeno? Un po’ di storia”.

Inoltre, in tema di idrogeno, l’ENEA offre supporto tecnico-scientifico ai Ministeri della Transizione Ecologica e dello Sviluppo Economico per il raggiungimento degli obiettivi previsti in ambito PNRR, Mission Innovation e IPCEI. L’Agenzia è coinvolta con un proprio progetto nell’IPCEI Hy2Tech, approvato lo scorso luglio dalla Commissione europea, a sostegno della filiera europea dell’idrogeno attraverso attività di ricerca, innovazione e dimostrazione che favoriscano lo sviluppo e la riduzione dei costi dei processi produttivi e delle tecnologie legate al suo utilizzo nei diversi settori applicativi: industria, trasporti, civile e residenziale (quest’ultimo in blending con il gas naturale).

Per maggiori informazioni sulla Hydrogen Summer School

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Valutare la grandine attraverso i satelliti

Una ricerca dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, pubblicata dalla rivista Remote Sensing, ha utilizzato i dati satellitari per studiare la climatologia delle precipitazioni di grandine nell’area del Mediterraneo negli ultimi 22 anni. Per tutti i fenomeni grandinigeni la tendenza è in crescita di circa il 30% nell’ultimo decennio

I fenomeni temporaleschi che danno origine alla formazione di grandine hanno sempre destato interesse, anche in relazione ai danni che possono arrecare alle aree colpite. L’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) ha effettuato uno studio, pubblicato dalla rivista Remote Sensing, che delinea una nuova mappa di vulnerabilità delle precipitazioni di grandine avvenute nel Mediterraneo nell’ultimo ventennio. 

“Esaminando i dati raccolti dalle osservazioni satellitari dei radiometri a microonde della costellazione internazionale Global Precipitation Measurement mission (GPM), siamo riusciti a ricostruire la distribuzione spaziale e temporale degli eventi grandinigeni nel bacino mediterraneo dal 1999 al 2021” spiega Sante Laviola, ricercatore del Cnr-Isac e primo autore della ricerca. I fenomeni sono stati raggruppati in due categorie di severità: grandinate intense (caratterizzate da chicchi con diametro variabile da 2 a 10 cm) e grandinate estreme (associate alla formazione di aggregati ghiacciati con diametro superiore a 10 cm).

“A differenza dell’Europa centrale, dove questi fenomeni avvengono principalmente in tarda primavera e in estate, nell’Europa meridionale (in particolare nel sud Italia, nella penisola iberica e in Grecia), dove il clima è influenzato dall’elevata insolazione e dalla vicinanza al mar Mediterraneo, le condizioni ambientali sono le principali responsabili della formazione di forti grandinate durante la fine dell’estate e l’autunno. In questa fase dell’anno si registrano i valori più alti sia per quanto riguarda i fenomeni intensi che per quelli estremi” prosegue il ricercatore.

L’analisi dei trend per tutto il periodo preso in considerazione mostra una tendenza in crescita per tutti gli eventi grandinigeni, rivelando nel decennio 2010-2021 una crescita media rispetto al decennio precedente di circa il 30% per entrambe le categorie di severità. 

“Questo risultato sembra trovare piena aderenza con gli andamenti delle principali variabili climatiche alla base della formazione dei sistemi temporaleschi intensi” conclude Laviola. “Va comunque considerata la possibile incidenza del cambiamento climatico sulla frequenza, distribuzione e intensificazione di questi fenomeni, su scala globale e all’interno di hot-spot climatici, ovvero nelle aree climaticamente più vulnerabili”.

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On line il nuovo Almanacco della Scienza Cnr sul meno

Abbiamo dedicato il nostro magazine, on line su https://almanacco.cnr.it/,  al segno “meno”, esaminando con l’aiuto delle ricercatrici e dei ricercatori del Cnr la riduzione in diversi ambiti. Siccità, risparmio energetico, calo delle vendite automobilistiche, diminuzione delle nascite, limiti della crescita, riduzione dell’uso di Internet e social network. Ma anche gruppo sanguigno 0 Rh negativo, sottrazioni in matematica, “zero assoluto”. Da questo numero parte una nuova rubrica: “Sonetti matematici”, di Alessandro Moriconi dell’Istituto di ingegneria del mare 
 

“Less is more” (meno è di più), motto con cui l’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe sottolineava come la semplicità e l’essenzialità portino alla creazione di costruzioni di qualità, è senz’altro un concetto applicabile in ogni settore. Ma non sempre la riduzione ha ricadute positive. Per esaminare come la diminuzione agisce in diversi ambiti abbiamo dedicato il nuovo numero dell’Almanacco della Scienza, on line da oggi su https://almanacco.cnr.it/, al tema “meno”, avvalendoci del supporto delle ricercatrici e dei ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche.

Nel Focus, Ramona Magno, direttrice dell’Osservatorio siccità dell’Istituto per la bioeconomia, esamina la scarsità di precipitazioni che ha interessato questa estate l’Italia e gran parte dell’Europa; della necessità del risparmio e soprattutto dell’efficienza energetica parla Vincenzo Delle Site del Dipartimento di ingegneria, Ict e tecnologie per l’energia e trasporti; Giampaolo Vitali, dell’Istituto di ricerca sulla crescita economica sostenibile, spiega invece i motivi che hanno portato al calo delle vendite nel settore automobilistico. Della diminuzione delle nascite nel nostro Paese tratta il demografo Corrado Bonifazi dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali; mentre Luciano Celi dell’Istituto per i processi chimico-fisici ricorda il rapporto “I limiti della crescita”, pubblicato 50 anni fa dal Club di Roma.

Sull’importanza che gli adolescenti trascorrano meno tempo utilizzando Internet e i social network intervengono Sabrina Molinaro dell’Istituto di fisiologia clinica e Giorgia Bassi dell’Istituto di informatica e telematica; Giuseppe Sconocchia dell’Istituto di farmacologia traslazionale chiarisce le caratteristiche del gruppo sanguigno 0 Rh negativo. Roberto Natalini, direttore dell’Istituto per le applicazioni del calcolo, spiega perché in matematica le sottrazioni siano più difficili da risolvere delle addizioni; Valerio Rossi Albertini dell’Istituto di struttura della materia illustra la definizione di “zero assoluto” per indicare la temperatura minima raggiungibile.

Al tema fa riferimento anche il conduttore televisivo Osvaldo Bevilacqua nel Faccia a faccia, parlando dei piccoli borghi. In Salute a tavola Marika Dello Russo dell’Istituto di scienze dell’alimentazione suggerisce di quali cibi e sostanze ridurre l’assunzione per mantenersi in salute e non prendere chili di troppo. Nella nuova rubrica Sonetti matematici, Alessandro Moriconi dell’Istituto di ingegneria del mare propone un componimento sulla sottrazione. In Altra ricerca si ricorda la manifestazione “Teatro e scienza”, che affronta il tema della parità di genere nel mondo scientifico. Nelle Recensioni, vengono illustrati tra gli altri i volumi “Quando meno diventa più” (Raffaello Cortina Editore) e “Percezione e creazione musicale” (Zanichelli).

Il magazine dell’Ufficio Stampa Cnr è sempre on line all’indirizzo https://almanacco.cnr.it/

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Covid, uno studio dell’Università di Sassari “declassa” Centaurus

Il gruppo di lavoro di Uniss, Università Campus Bio-Medico e Sapienza certifica la minor pericolosità della variante

Chiunque di noi, pur da profano, ha ormai ben chiaro che le varianti del Covid non sono più una eccezione o un caso sporadico, ma bensì una certezza ricorrente.

La più recente di queste è quella conosciuta con il nome di Centaurus, tecnicamente catalogata con il nome di Sottovariante BA.2.75. e che, rispetto alla precedente, porta nove ulteriori mutazioni nella sequenza del gene della proteina spike.

Centaurus è al centro di uno studio (“On the SARS-CoV-2 BA.2.75 variant: a genetic and structural point of view”), pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Journal of Medical Virology e che tratta, con una prospettiva genetica e strutturale, la capacità di espansione del nuovo ceppo.

Il gruppo di ricerca è composto dai ricercatori dell’Università di Sassari, il Dr. Fabio Scarpa, la Prof.ssa Daria Sanna ed il Prof. Pier Luigi Fiori del Dipartimento di Scienze Biomediche ed il Prof. Marco Casu del Dipartimento di Medicina Veterinaria, con i gruppi di ricerca del Prof. Massimo Ciccozzi dell’Unità di Statistica Medica ed Epidemiologia Molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, e del Prof. Stefano Pascarella del Dipartimento di Scienze Biochimiche della Sapienza Università di Roma.

Dai risultati emerge che Centaurus presenta una capacità di evolversi ed espandersi inferiore a quella della variante Omicron 5 (che risulta essere ancora la variante dominate) e pare abbia raggiunto il picco di espansione mondiale nella popolazione umana nella seconda metà dello scorso Giugno.

In sintesi, lo studio sottolinea che, alla luce dei dati attuali, questa variante non presenta preoccupanti caratteristiche compatibili con una che abbia elevate capacità di espansione. Tuttavia, i monitoraggi dovranno continuare perché “La ricerca non è conclusa – sottolinea il Prof. Pier Luigi Fiori – e i monitoraggi di Centaurus (così come di tutte le varianti di SARS-CoV-2) da parte della comunità scientifica mondiale dovranno essere costanti poiché questa variante potrebbe subire nuove mutazioni con ripercussioni sul suo potenziale di diffusione nella popolazione umana”. 

“I risultati del nostro studio hanno un valore predittivo poiché oltre a permettere per la prima volta l’identificazione del momento in cui Centaurus ha raggiunto il suo picco massimo di espansione nella seconda metà di Giugno 2022, essi indicano inoltre che, allo stato attuale delle cose, nell’immediato futuro Centaurus non sarà in grado di espandersi ulteriormente. Infatti a partire dalle settimane successive al 23 Giugno 2022 la diffusione di Centaurus nella popolazione mondiale ha iniziato a rallentare.”

Il risultato della ricerca risponde ad una questione ancora aperta e di grande attualità sulle capacità di espansione di Centaurus nell’immediato futuro. Il dato potrà essere utilizzato per monitorare l’andamento epidemiologico di questa nuova variante.

“Per questo studio continua il Prof. Fiori – sono stati analizzati tutti i genomi disponibili nella banca dati pubblica GSAID, per la variante Centaurus e per il lignaggio principale della variante Omicron 5, al momento delle analisi che sono state condotte circa 20 giorni fa. 

In particolare, sono stati utilizzati 700 genomi virali che hanno richiesto circa 1500 ore di calcolo computazionale per portare a termine le analisi genetiche.

Tali analisi hanno consentito di datare temporalmente, con un elevato livello di definizione, le oscillazioni della variabilità genetica (e contemporaneamente del suo potenziale di espansione ed evoluzione) di Centaurus, individuando il periodo (intorno al 23 Giugno) in cui questa variante ha raggiunto il picco massimo di espansione dando quindi inizio al “periodo plateau” nelle settimane successive”.

Questo, come è facile pensare, non è l’unico studio in corso sul Covid, tuttavia, in merito alla variante Centaurus, ne sono stati pubblicati pochissimi sino a questo momento e nessuno tocca aspetti riguardanti la sua evoluzione dal punto di vista genetico.

“In questo contesto – conclude il Prof. Fiori – il nostro studio su Centaurus è il primo che fornisce una prospettiva genetica analizzando tutti i genomi disponibili e conducendo il primo studio evolutivo di natura filodinamica su questa variante”.

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Lo strano caso del Blazar con il getto sinuoso

A circa un miliardo di anni luce da noi il blazar BL Lacertae, con il suo buco nero supermassiccio al centro di una enorme galassia, sta ingurgitando una sterminata quantità di materia, che in parte viene espulsa a velocità prossime a quella della luce sotto forma di due getti, uno dei quali punta quasi esattamente verso di noi. Studiando questo mostro cosmico, Il Whole Earth Blazar Telescope (WEBT), una collaborazione di astronomi di tutto il mondo di cui fanno attivamente parte ricercatrici e ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, ha scoperto che la radiazione del suo getto orientato verso la Terra mostra delle forti oscillazioni cicliche di luminosità, che aumenta e diminuisce nell’arco di alcune ore. Secondo il team, questo comportamento assolutamente particolare è dovuto al fatto che il getto non sia esattamente rettilineo, ma si sia formata una piega (kink) prodotta da instabilità createsi nel getto ad una distanza di circa 16 anni luce dal buco nero che ha deviato ritmicamente il potentissimo flusso di radiazione verso di noi e ha prodotto così l’oscillazione di luminosità rilevata. Al lavoro, pubblicato sulla rivista Nature e guidato da Svetlana Jorstad dell’Università di Boston, hanno partecipato anche ricercatori di Università italiane e astrofili presso alcuni osservatori non professionali nel nostro Paese.

Il blazar è un particolare nucleo galattico attivo (AGN) alimentato da materiale che cade in un buco nero supermassiccio situato al centro di una galassia. Circa il 10% degli AGN presenta una coppia di getti che vengono proiettati nello spazio interstellare a velocità prossime a quella della luce. Si parla di blazar quando uno dei getti punta quasi direttamente verso la Terra, il che lo fa apparire molto più luminoso a causa di un effetto di focalizzazione relativistica. I getti producono radiazione che va dalle onde radio, al visibile, fino ai raggi X e gamma, la cui intensità varia rapidamente nel tempo. Queste variazioni sono di solito casuali, senza uno schema riconoscibile.

Il progetto WEBT, avviato 25 anni fa e coordinato da Claudia Maria Raiteri e Massimo Villata dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha l’obiettivo di monitorare la variabilità della luce visibile, ma anche quella nelle bande radio e del vicino infrarosso, nei blazar osservati nei raggi gamma dai satelliti AGILE dell’Agenzia Spaziale Italiana e Fermi della NASA. “Le nostre osservazioni hanno portato alla scoperta di cicli di variazione della luminosità visibile, di quella nei raggi gamma, e nel grado di polarizzazione del blazar BL Lacertae (BL Lac in breve) su tempi scala di circa 13 ore. Questo durante un periodo di forte emissione registrata a varie lunghezze d’onda nella seconda metà del 2020” dice Claudia Raiteri, dell’INAF di Torino. BL Lac è alimentato da un buco nero con una massa di circa 170 milioni di volte quella del Sole ed è situato a circa 1 miliardo di anni luce dalla Terra. I cicli di variazioni di luminosità sono definiti “oscillazioni quasi-periodiche” o QPO. Le QPO si osservano più spesso in altri sistemi composti da coppie di buchi neri con masse comprese tra 10 e 50 volte quella del Sole che emettono raggi X.

Nel caso delle osservazioni della luminosità di BL Lacertae, il team ha proposto che nel getto si formi una piega che torce il campo magnetico del getto stesso, determinando così l’oscillazione della luminosità. Inoltre, un’altra caratteristica della radiazione osservata, ovvero la sua polarizzazione, cambia con un andamento nel tempo simile a quello della luminosità. La luce polarizzata proviene dal getto e la polarizzazione può variare solo se il campo magnetico cambia la sua configurazione nella regione che produce la luce. Il campo magnetico nel getto deve essere in torsione per provocare le oscillazioni. Le osservazioni di BL Lac mostrano anche una forte correlazione tra la luce visibile e le variazioni di raggi gamma senza alcun ritardo, il che colloca l’origine dei raggi gamma nella regione in cui cambia la luce visibile.

Se il campo magnetico di un getto ha una struttura a spirale, il getto e il campo possono diventare instabili e torcersi, creando una piega. Quando le particelle nel getto scorrono attraverso la piega, la quantità di radiazione emessa aumenta e diminuisce ritmicamente, producendo le QPO. Tuttavia, per migliorare ulteriormente l’accordo tra le osservazioni e la teoria, i ricercatori hanno inserito il contributo legato a processi di turbolenza nel codice che descrive il comportamento dinamico del getto di BL Lac, ottenendo ottimi risultati anche nel riprodurre l’andamento della polarizzazione rilevata. A sostegno di questo scenario, le immagini della radiazione del getto nelle onde radio di alta frequenza, ottenute dal team con i dati del Very Long Baseline Array (VLBA), mettono in evidenza una nuova macchia luminosa che risulta spostata rispetto all’asse del getto, con una direzione di polarizzazione che risulta favorevole allo sviluppo di una piega nel getto stesso.

“L’obiettivo del WEBT è individuare i meccanismi fisici che causano la variabilità dei blazar attraverso l’organizzazione di intense campagne osservative multifrequenza e la relativa analisi ed interpretazione dei dati. I risultati ottenuti su BL Lac sono stati possibili grazie all’eccezionale continuità temporale delle osservazioni che il WEBT riesce ad ottenere, dovuta alla collaborazione di decine di astronomi e astrofili che osservano a diverse longitudini, dandosi quindi il cambio nel compito osservativo durante le 24 ore di rotazione terrestre” dice Massimo Villata dell’INAF di Torino, Presidente del WEBT dal 2000.

Scoperto nel 1929 nella costellazione della Lucertola (in latino Lacerta) e classificato inizialmente come stella variabile, BL Lac è il “capostipite” di una classe di AGN dalle caratteristiche simili: gli oggetti di tipo BL Lacertae.

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“Gravitasfest” a Cagliari: svelato il programma del primo festival al confine tra fisica e filosofia della scienza

Il 17 settembre sarà inaugurato al centro comunale d’arte e cultura “Il Ghetto” di Cagliari la prima edizione del festival “GravitasFest”, realizzato dalla Sezione di Cagliari dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).

“Oltre il senso comune”, è questo il tema della prima edizione di “GravitasFest”, un festival scientifico multidisciplinare che abbraccia temi come la fisica contemporanea, la filosofia e la storia della scienza, l’arte e la sociologia. Nei due giorni del festival, 17 e 18 settembre, la sala comunale d’arte e cultura “Il Ghetto”, in via Santa Croce 18 a Cagliari, sarà teatro di laboratori, tavole rotonde,spettacoli interattivi e mostre.

Organizzato e promosso dalla sezione di Cagliari dell’INFN, il “GravitasFest” chiude una serie di attività divulgative e didattiche dedicate a studenti e studentesse delle scuole secondarie di II grado svolte nell’anno scolastico 2021-2022. Le mostre, in particolare, sono state realizzate in collaborazione con gli studenti e le studentesse che hanno partecipato al progetto “Gravitas”, promosso dalla sezione di Cagliari dell’INFN in collaborazione con il Dipartimento di Fisica e il Piano Lauree Scientifiche Fisica dell’Università degli studi di Cagliari (Unica).

Il programma del festival è stato presentato in occasione di un evento il 7 settembre a Cagliari, al Bar Florio di Piazza San Domenico. Oltre alle mostre e i laboratori didattici, il ricco calendario delle due giornate prevede eventi e discussioni in tono informale e affascinante su buchi neri e onde gravitazionali, vita fuori dalla Terra, teletrasporto quantistico, materia ed energia oscura, rapporto tra scienza e filosofia e tra scienza e industria culturale, gravità quantistica, filosofia del digitale, nuove scienze storia della scienza e sua evoluzione nei secoli, e di molto altro ancora.

Ci sarà inoltre spazio per laboratori e spettacoli al confine tra arte e scienza. Tra questi, il 17 settembre alle 21.30 Antonio Zoccoli, presidente dell’INFN, presenterà il monologo musicale illustrato “Dante e la Scienza moderna” in compagnia dell’attore Stefano Sabelli, delle illustrazioni di Luca Ralli e delle note al pianoforte di Claudio Mosca.

Per il 18 alle 19.00, invece, è previsto lo spettacolo “Tacchini e raggi di luce – storie di incroci tra scienze e filosofia” di Gaia Contu, divulgatrice, youtuber e filosofa della scienza.

Partner del festival

Il “GravitasFest” è organizzato e promosso dalla sezione di Cagliari dell’INFN e realizzato con il sostegno e il patrocinio di INFN, Unica, il Dipartimento di Fisica e il Piano Lauree Scientifiche Unica e del Comune di Cagliari, in collaborazione con “Il Ghetto”, l’Associazione culturale IDeAS, l’Osservatorio Astronomico di Cagliari e la sezione di Cagliari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

Maggiori informazioni

Sito web: https://dark.infn.it/gravitas/

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Gerrei AstroFest 10-11 settembre

Mostre, laboratori divulgativi, seminari pubblici, visite guidate, un astroconcerto, ma anche un gioco sul coding nella piazza principale e un’area “creativa” per i più piccoli. E ovviamente, una serata astronomica dedicata all’osservazione di luna, stelle e pianeti. Questo e tanto altro prevede la prima edizione del festival “Gerrei Astrofest”, organizzato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) insieme al comune di San Basilio che ospita il Sardinia Radio Telescope e al GAL Sole Grano Terra. L’appuntamento è per sabato 10 settembre nelle strade del centro di San Basilio e domenica 11 al Sardinia Radio Telescope a Pranu Sanguni.

Saranno circa 20 gli appuntamenti in calendario che coinvolgeranno bambini e adulti per raccontare nel modo più semplice, efficace e coinvolgente possibile temi, metodi e risultati della ricerca astrofisica in Sardegna.

Tra i punti informativi sarà presente anche quello del Gruppo di azione locale Sole Grano Terra e, grazie alla collaborazione tra il Comune di San Basilio e il GAL SGT, in sinergia con i privati, sarà possibile pernottare nelle strutture ricettive del territorio e mangiare negli agriturismi della zona. Sono previsti dei punti ristoro mobili anche negli spazi dell’evento.

Tra i partner dell’evento l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’Università di Cagliari (UniCa), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e l’Associazione Astrofili Sardi (AAS). Faranno da animatori del festival, affiancando i ricercatori e tecnologi INAF, 14 studenti del Liceo scientifico Euclide di Cagliari, attraverso un progetto di PCTO.

Tutte le informazioni sull’evento, il programma e il dettaglio delle attività sono disponibili alla pagina web dell’evento: https://sites.google.com/inaf.it/gerreiastrofest/

“L’INAF è da tempo ormai impegnato in prima linea nel campo della divulgazione dei risultati e dei metodi della ricerca scientifica in campo astrofisico” dichiara Emilio Molinari, direttore dell’Osservatorio Astronomico di Cagliari, la struttura sarda dell’Istituto Nazionale di Astrofisica “In particolare teniamo molto a valorizzare i contributi alla ricerca che vengono svolti in Sardegna e presso il Sardinia Radio Telescope, struttura di eccellenza nel campo della radio astronomia internazionale che sorge nel Gerrei.”

“Il Gerrei Astrofest”, aggiunge Silvia Casu, ricercatrice e responsabile della Divulgazione e Didattica dell’INAF di Cagliari e promotrice dell’evento, “rappresenta per noi un esperimento pilota per capire l’interesse e le potenzialità di eventi di questo tipo in un territorio che ci sta molto a cuore. Dopo vari eventi sporadici, e un programma di visite guidate regolare che portiamo avanti da tanti anni, è giunto il momento di consolidare il rapporto tra l’astronomia e il Gerrei e mettere le radici per un progetto stabile, itinerante nel territorio e in grado di portare in questo territorio una visibilità e un afflusso di visitatori sempre crescenti”.

“Sosteniamo da sempre che l’ambiente naturale che abbraccia i territori del Gerrei, insieme a Sarrabus, Trexenta e Campidano di Cagliari, siano il nostro tesoro più prezioso, da custodire ma soprattutto da promuovere e valorizzare”, ha detto Antonino Arba, Presidente del GAL SGT, “L’Astrofest dimostra che la collaborazione delle realtà istituzionali, produttive e culturali è la strada giusta da percorrere. Eventi di rilievo nazionale e internazionale come questo, sono un’occasione unica di promozione per le nostre eccellenze e una rara occasione in Italia, per stare con il naso rivolto verso il cielo notturno ad ammirare le stelle.”

Anche la direttrice del Gal SGT Silvia Doneddu è convinta che: “Il rafforzamento delle reti esistenti nel territorio, rappresenta la base per la realizzazione del Gerrei Astrofest, che nasce a San Basilio dove il GAL SGT ha la sua sede. La collaborazione con l’INAF, significa oggi mettere a sistema non solo il patrimonio materiale del territorio ma soprattutto quello immateriale. Relazioni, ambiente, cultura e ospitalità, costituiscono gli elementi per la valorizzazione di nuovi itinerari, asse della strategia per il turismo sostenibile che il partenariato del GAL SGT sta promuovendo in questa programmazione”. “Questa sarà l’occasione per far incontrare scienza, turismo e ambiente”, dice il sindaco di San Basilio Albino Porru, “un’opportunità per il nostro territorio che con questo evento rafforza l’offerta e continua il suo percorso verso la promozione turistica delle aree interne che porta i visitatori a conoscere i luoghi e le comunità del Gerrei dove esistono realtà produttive d’eccellenza e un incredibile patrimonio ambientale e culturale”.

https://sites.google.com/inaf.it/gerreiastrofest/

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ASI: assegnati all’industria italiana oltre l’80% dei fondi del PNRR

A meno di tre mesi dall’assegnazione dei fondi da parte del Dipartimento per la Trasformazione Digitale, per un importo complessivo di 880 M€, l’Agenzia Spaziale Italiana sta procedendo in tempi record all’assegnazione dei contratti all’industria italiana.

I fondi andranno per le attività spaziali che hanno l’obiettivo di potenziare i servizi di Osservazione della Terra, strumenti per il monitoraggio del territorio e dello spazio extra-atmosferico, infrastrutture di produzione avanzate e altre iniziative per rafforzare le competenze nazionali nella Space Economy.

Oggi più dell’80% delle risorse del PNRR assegnate all’Agenzia sono già in fase avanzata di attribuzione contrattuale. Di recente sono stati pubblicati tre avvisi di indagine di mercato per infrastrutture e servizi e per progetti legati al settore strategico dell’in-Orbit Service. A breve verrà firmato il primo contratto per lo sviluppo di telescopi innovativi per protezione planetaria con l’obiettivo di realizzare, in accordo con il Ministero della Difesa, nuovi asset spaziali per il nostro Paese. Il restante 20% dei fondi PNRR verrà assegnato nei prossimi mesi al fine di completare le attribuzioni dei contratti per tutte le attività entro dicembre 2022, mantenendo un margine di tre mesi pieni rispetto agli impegni presi con l’Unione Europea.

L’obiettivo dell’Agenzia è di completare le assegnazioni dei contratti per tutte le attività entro la fine dell’anno

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