L’Europa produrrà batterie ultra-performanti e sostenibili per rispondere alla domanda in crescita di 14 volte al 2030. I risultati dell’indagine Pro

L’Indagine Protolabs “In Charge” ha intervistato 201 aziende di 7 paesi europei, 30 delle quali italiane, operanti nel settore elettrico, suddivise in aziende produttrici di batterie al Litio, aziende produttrici di componenti per batterie, produttori di sistemi di accumulo diversi dal Litio, produttori di veicoli elettrici e automobili, produttori di sistemi ad energia solare, metà delle quali fatturano più di 200 milioni di Euro all’anno.

L’urgenza è il comun denominatore che emerge dall’indagine: entro il 2030 il 70% delle auto vendute sarà elettrico e questo richiede un nuovo approccio alla produzione per far fronte alla crescente domanda in così poco tempo. Nell’immediato va ripensata la supply chain: l’80% degli intervistati dichiara che entro 12 mesi avvicineranno la supply chain agli stabilimenti di produzione per far fronte alla crescente domanda. L’82% dichiara che in meno di un anno presenterà nuove batterie con una tecnologia alternativa agli ioni di Litio. E i tempi potranno essere rispettati perché i 4 quinti degli intervistati si avvarranno o amplieranno la capacità produttiva interna grazie alla manifattura additiva. E per fare tutto questo per più di metà dei rispondenti è necessario il supporto degli Stati attraverso investimenti e defiscalizzazione, come peraltro messo in evidenza dal piano da 2,9 miliardi di euro della Commissione Europea per il sostegno alla ricerca e innovazione nel campo delle batterie.

Ma non solo. L’indagine ha infatti puntato i riflettori sulle capacità proprie dell’industria di crescere in così poco tempo. Sono infatti emersi tre pilastri su cui il settore fonda le basi per lo sviluppo futuro: la consapevolezza di poter attrarre e mantenere talenti – solo il 16% dovrà selezionare una parte del personale al di fuori della EU – la capacità di entrare velocemente in nuovi mercati e disegnare prodotti fortemente innovativi.  

A ben guardare, combinando i risultati di quest’indagine alle recenti notizie sull’approvazione e la consegna del piano Next Generation EU da parte della Commissione Europea all’Italia, il futuro che si sta allineando sembra sgombero da nuvole: 220 miliardi di euro disponibili per l’Italia per investimenti nella green economy, nella digitalizzazione dell’industria e nella mobilità elettrica che trovano parte dei settori industriali più coinvolti già pronti a raccogliere la sfida. E un ultimo dato che emerge è particolarmente importante, soprattutto in questo momento dove la carenza di materie prime sta portando i prezzi alle stelle: su questo i due terzi degli intervistati sono d’accordo, vi è l’urgente necessità di riciclare di più, sia per raggiungere prima gli obiettivi di ESG – Environmental, Social, Governance – sia per ottenere materia prima riutilizzabile, in altre epoche destinata alle discariche.

“La pandemia sembra attenuarsi e questo sta portando ad una repentina e crescente domanda globale di materie prime, di semilavorati e trasporti. L’industria delle batterie, oltre a dover far fronte all’immediato, deve crescere in fretta se si vogliono rispettare gli obiettivi al 2025 per cui i rischi legati alla supply chain sono in qualche modo ampliati. L’industria sta trovando alcune soluzioni, tra cui il reshoring di alcune attività, la rilocalizzazione della supply chain, il riciclo di materiali e la manifattura additiva e on demand per rispondere velocemente alle esigenze di flessibilità produttiva e del time to market dei nuovi prodotti”, ha commentato Matteo Carola, Country Manager per l’Italia di Protolabs.

Nonostante le (poche) nuvole all’orizzonte, l’industria dei sistemi di accumulo elettrico in Europa pare sia avviata ad uno sviluppo impressionante, combinato disposto tra la sua capacità di competere e il supporto pubblico ad un mondo più sostenibile.
L’indagine è disponibile in inglese al seguente link: https://ottenere.protolabs.it/batteries/in-charge/

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Cultura, sabato 31 luglio a Orgosolo sarà installata un’opera di Francesco Del Casino che celebra i 60 anni dall’uscita del film “banditi a Orgosolo”

A sessant’anni dall’uscita del film “Banditi a Orgosolo” di Vittorio De Seta e dalla sua premiazione al Festival di Venezia, il paese in cui la pellicola è ambientata rende omaggio a questo capolavoro del cinema con un evento che vede protagonista il padre dei murales di Orgosolo, Francesco Del Casino. Sabato 31 luglio sarà infatti installata un’opera celebrativa realizzata proprio dal pittore toscano.

Del Casino, giovane insegnante di disegno, si era trasferito nel paese barbaricino a metà anni Sessanta proprio dietro la spinta della visione del film di De Seta, e nell’arco di poco tempo aveva dato vita a quel fermento artistico che negli ha proposto di Orgosolo un volto nuovo conosciuto a livello internazionale.

Come è noto, “Banditi a Orgosolo”, definito dal regista Martin Scorsese un capolavoro indiscusso, occupa una posizione riconosciuta nella storia del cinema mondiale. Dalla sua uscita nel 1961, con il premio come miglior opera prima alla Mostra del cinema di Venezia, è stato via via sempre più apprezzato per le sue qualità cinematografiche e narrative. Per la Sardegna la pellicola ha assunto un valore ulteriore in quanto negli anni è diventato un simbolo dell’immaginario cinematografico legato all’isola.

L’installazione dell’opera di Francesco Del Casino è prevista per le 18:30 in via Allende mentre alle 19:00, all’anfiteatro comunale, in piazza Caduti in guerra, dopo un’introduzione di Totoni Rana, Annamaria Congiu dialogherà con Antioco Floris (Università di Cagliari) e Antonello Zanda (Cineteca Sarda). Durante l’incontro sono previsti interventi musicali del Tenore Murales, che organizza l’evento, letture da parte di poeti orgolesi e interventi di attori. Le conclusioni sono affidate al pittore Francesco Del Casino.

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On line il nuovo Almanacco della Scienza Cnr sulle isole

Il nuovo numero del magazine, on line su www.almanacco.cnr.it, è dedicato alle isole, tema legato alle vacanze e, metaforicamente, al lockdown e alla pandemia. E ricco di sfumature e significati che abbiamo affrontato assieme ai ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche

Mai come in questo periodo di pandemia siamo stati e ci siamo sentiti isolati, separati dalle persone care, costretti al distanziamento sociale. All’isola, intesa in senso metaforico e letterale, ed esaminata nei vari aspetti con il supporto dei ricercatori del Cnr, è dedicato il Focus dell’Almanacco della Scienza on line da oggi su www.almanacco.cnr.it.
Partiamo dalla fragilità ambientale di questi luoghi e dell’ecosistema marino. Alessandro Lucchetti dell’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie evidenzia come le operazioni di ripascimento e pulizia dei litorali dell’Elba minaccino la nidificazione della tartaruga Caretta caretta. Diego Fontaneto dell’Istituto di ricerca sulle acque e Francesco Primo Vaccari dell’Istituto per la bioeconomia parlano delle isole che hanno ospitato sedi carcerarie, destinazione che ne ha favorito la salvaguardia. Le “isole di plastica”, che invadono le acque mondiali, sono al centro dell’intervento di Stefano Aliani dell’Istituto di scienze marine.
Dell’origine geologica delle isole parla Andrea Billi dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria; mentre Daniela Grassi dell’Istituto dei sistemi complessi parla di quelle “magnetiche”.
Infine, gli aspetti umanistici. Massimo Cultraro dell’Istituto di scienze del patrimonio culturale illustra le motivazioni che hanno portato a eleggere Procida capitale italiana della cultura 2022 (l’isola flegrea è stata anche la prima Covid-free, come ricorda Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare). Paolo Squillacioti, direttore dell’Istituto Opera del vocabolario italiano, sottolinea la forte presenza delle isole nelle opere letterarie. Di isolamento in senso letterario abbiamo parlato anche nel Faccia a faccia con la scrittrice abruzzese Donatella Di Pietrantonio, che ha conquistato il secondo posto al premio Strega con “Borgo sud” (Einaudi).
Il tema torna in Altra ricerca, con le mostre “Isole”, “Capolavori della natura elbana” ed “Etna 1669. Storie di lava”, in corso rispettivamente a Roma, all’Elba e a Catania; e nelle Recensioni con “La vita a Venezia nel Medioevo” (Il Mulino) di Giorgio Ravegnani e “Venezia in numeri” (Editoriale Programma) di AlbertoToso Fei.

Abbiamo dedicato la webzine dell’Ufficio Stampa Cnr alle isole anche perché sono luoghi scelti spesso come meta delle vacanze, che auguriamo a tutti i lettori di trascorrere in serenità. Leggeteci su www.almanacco.cnr.it, il prossimo numero uscirà il primo settembre!

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Sostegno didattico, all’università di Cagliari specializzati quasi 300 insegnanti

Si è concluso nei giorni scorsi all’Università degli Studi di Cagliari il quinto ciclo del Corso di Specializzazione per l’attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità: 287 insegnanti hanno raggiunto con successo il traguardo. “Ottimi numeri – commenta il direttore del corso, Antonello Mura – che rappresentano una boccata d’ossigeno per le scuole, per le famiglie e soprattutto per i ragazzi e le ragazze in situazione di fragilità, che già da settembre potranno fruire di insegnanti formati e altamente qualificati. Alla ripresa dell’anno scolastico i neo specializzati daranno il loro pieno contributo in tutti gli ordini e gradi di scuola, divenendo un competente volano di innovazione nei processi di inclusione scolastica e sociale”.

Soddisfazione è stata espressa dal Rettore Francesco Mola: “Per mantenere l’elevata qualità del corso, l’Ateneo si è dovuto riorganizzare, trasformando le modalità di offerta dei contenuti formativi e i contesti d’apprendimento rispetto alle esigenze, vincoli e tempi dettati dall’on line”.

“Il corso di specializzazione è stato anche l’occasione per realizzare formazione diffusa – aggiunge il Prorettore alla Didattica Ignazio Putzu – con sette convegni che hanno coinvolto anche i dirigenti e i docenti di tutte le scuole della Sardegna”.

All’ultimo webinar organizzato nell’ambito del corso hanno partecipato, oltre al Rettore, il Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale Francesco Feliziani, il Direttore Generale dell’Assessorato regionale alla Cultura Giorgio Cicalò, e Vincenzo Zara, consigliere per la didattica della Ministra dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa. Con loro, dieci fra i più illustri accademici italiani esperti del tema, coordinati dal direttore del Corso di specializzazione dell’ateneo cagliaritano, hanno sviluppato un interessante dibattito sugli itinerari formativi e sulle traiettorie di sviluppo professionale per l’insegnante specializzato.

Il corso di specializzazione è sostenuto dalla Regione Autonoma della Sardegna, che ha già espresso il suo parere favorevole per l’avvio del sesto ciclo. A breve uscirà perciò il bando con cui ci si potrà candidare per la selezione, che si svolgerà a settembre.

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L’Università di Sassari è terza in Italia tra i medi atenei

L’Università di Sassari si colloca al terzo posto in Italia nella classifica dei 15 Atenei medi statali, stilata dal Centro studi Censis.

Il risultato scaturisce da una serie di indicatori: servizi erogati, borse di studio e altri interventi in favore degli studenti, strutture disponibili, comunicazione e servizi digitali, livello di internazionalizzazione, occupabilità dei laureati. Nell’anno accademico 2020/2021 l’ateneo si era collocato al secondo posto.

L’Ateneo turritano ha riportato un punteggio complessivo di 92,8, a pari merito con Udine, alle spalle di Trento (prima classificata) e Siena. 


punteggi parziali sui parametri seguenti (i dati fanno riferimento all’anno 2020, fatta eccezione per la Comunicazione e Servizi digitali i cui dati sono frutto del monitoraggio effettuato tra i mesi di aprile e giugno 2021), hanno evidenziato: 81 nei Servizi, 95 nelle Borse, 110 in Strutture – anche quest’anno il punteggio più alto in Italia –, 103 in Comunicazione e servizi digitali, 89 nell’Internazionalizzazione, 79 nell’indice di Occupabilità.

Didattica: lauree triennali

Tra i corsi di laurea, è un ottimo risultato il secondo posto per i corsi di studio triennali del Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica (100 punti): per l’ottavo anno consecutivo, si confermano ai vertici in Italia, preceduti solo dall’Università di Ferrara (103), davanti allo IUAV di Venezia (98) e al Politecnico di Milano (93.5).

Da sottolineare, sempre tra le lauree triennali, il 5° posto (su 28 atenei) nel settore agrario-forestale-veterinario, con un punteggio di 92,5 alle spalle di Roma Tre e davanti a Foggia. 

Buon 6° posto per la triennale di ambito psicologico, che ha riportato un punteggio di 96, dietro Pavia e davanti a Trieste.

Didattica: lauree magistrali a ciclo unico

Bene anche Medicina veterinaria: la laurea magistrale a ciclo unico di Sassari ha ottenuto il 5° posto nazionale con 94.5 punti, dietro Padova (97) e davanti a Camerino (93).

Da sottolineare inoltre il 10° posto per il corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia (89 punti) su 37 atenei e l’8° posto per Odontoiatria e Protesi dentaria (89,5 punti) su un totale di 33 atenei in cui questo corso di laurea è disponibile.

Didattica: lauree biennali magistrali

Tra i corsi laurea magistrale biennale ottimo risultato per il gruppo letterario umanistico, 6° in Italia su 41 con un punteggio di 94,5 a pari merito con Venezia Ca’ Foscari, dietro Bologna, Perugia, Pavia e Padova. 

Gli indicatori

La classifica Censis, come altre, si basa su molteplici indicatori: alcuni legati al diritto allo studio, altri puramente accademici, altri di contesto socio-economico, come il criterio dell’occupabilità che comprensibilmente non avvantaggia una Regione come la Sardegna rispetto al panorama nazionale.

Il commento del Rettore

“In un momento così delicato sotto diversi aspetti per via della pandemia, che lasciava presagire una flessione delle iscrizioni e delle immatricolazioni ed eventuali altre criticità, l’Università di Sassari si conferma nelle primissime posizioni della classifica Censis – commenta il Rettore Gavino Mariotti. Anche quest’anno prendiamo atto con soddisfazione del primo posto in Italia per quel che riguarda le Strutture, aspetto che rientra nell’ambito degli spazi dedicati alla popolazione studentesca e per il parametro Comunicazione e Servizi digitali che fa registrare un ottimo secondo posto assoluto, con 103 punti – dietro al solo Ateneo di Udine con 107”.

Link alla classifica Censis delle università italiane 2021/2022: 

https://www.censis.it/formazione/la-classifica-censis-delle-universit%C3%A0-italiane-edizione-20212022

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Hexafloat: varo piattaforma per turbina eolica galleggiante

Il primo prototipo di HEXAFLOAT, una innovativa piattaforma per turbina eolica galleggiante di SAIPEM (brevetto in corso) e costruita in scala 1:6.8 presso i cantieri navali Palumbo Shipyards nel porto di Napoli, è stato varato in mare Martedi 20 Luglio 2021, grazie alle competenze della società di installazione napoletana Deep Sea Technology, presso il MaRELab (Marine Renewable Energy Laboratory), il primo laboratorio di ricerca per le energie rinnovabili marine del Mediterraneo, cogestito dall’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” (consegnataria del sito) e dal Cnr, presso il molo San Vincenzo del Porto di Napoli. La piattaforma ospita una turbina eolica da 10kW Tozzi Green con il supporto della società napoletana Eco-Mac.

Lo studio, condotto all’interno di un accordo di collaborazione tra Cnr e Saipem, è parte di un progetto di ricerca ideato e coordinato dal Cnr, con il coinvolgimento dell’Università e degli Studi della Campania e la facoltà di Ingegneria delle Tecnologie del Mare dell’Università di Roma Tre. Il progetto è finanziato dal fondo della Ricerca di Sistema Elettrico (RdS) nell’ambito dell’accordo di programma stipulato con il Ministero dello Sviluppo Economico. Il prototipo, primo esempio di turbina eolica galleggiante del Mediterraneo, costituisce un presupposto unico per la costituzione di un centro di eccellenza per le energie rinnovabili marine, rimarrà in prova fino al mese di Ottobre 2021.

La forte sinergia tra Autorità Di Sistema Portuale Del Mar Tirreno Centrale, Cnr, Università della Campania, grazie ai fondi messi a disposizione dal Ministero dello Sviluppo economico all’interno del Progetto RdS, consentirà di sviluppare un polo di ricerca strategico per il nostro Paese e di eccellenza per l’intera EU, da sempre all’avanguardia nell’innovazione tecnologica, grazie alle competenze uniche presenti del mondo della ricerca e nel sistema industriale nel settore delle energie rinnovabili marine.

La città di Napoli si propone quindi come punto di riferimento per la transizione ecologica nazionale ed europea. Attraverso questo accordo di lungo periodo, MaRELab diventerà un laboratorio all’avanguardia per lo sviluppo delle tecnologie per le rinnovabili marine. I dispositivi e le soluzioni tecnologiche sviluppate presso MaRELab costituiranno il presupposto per  favorire l’avanzamento della tecnologia per lo sfruttamento delle rinnovabili marine, che saranno poi installate nel Mar Mediterraneo a grande distanza dalla costa.

In tal modo, Autorità Di Sistema Portuale Del Mar Tirreno Centrale, Cnr e Università della Campania puntano su una strategia di formazione specialistica a lungo termine, per investire su giovani talenti, finanziando, anche con i contributi di industrie e PMI del settore, borse di studio per dottorati di ricerca, che costituiranno la linfa vitale dello sviluppo della ricerca innovativa. Questo genererà una nuova classe di ingegneri, con elevata formazione e altamente specializzati, in grado di creare un forte legame tra il mondo della ricerca e quello delle aziende nel settore delle energie rinnovabili marine.

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Professione Youth Workers: ecco tutti i laboratori del progetto “Be the change”

Il progetto prevede un percorso di formazione gratuito per giovani tra i 18 e i 30 anni da tenersi entro il mese di ottobre. Obiettivo: formare persone che vogliano lavorare come animatori giovanili e promuovere i valori del volontariato.  

Entra nel vivo il progetto Be the change organizzato dalle Acli di Cagliari nell’ambito dell’avviso pubblico della Regione Sardegna per il finanziamento di progetti di rilevanza locale promossi da organizzazioni di volontariato o associazioni di promozione sociale, e delle risorse stanziate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.  

Grazie a questa iniziativa i partecipanti inizieranno il loro percorso di Youth Workers: figure professionali che facilitano l’apprendimento e lo sviluppo personale e sociale dei giovani, affinché diventino cittadini autonomi e responsabili. Il percorso gratuito è rivolto a giovani tra i 18 e i 30 anni della provincia di Cagliari.  

Questi i temi al centro della formazione:  

Terzo settore, associazionismo e volontariato, pensato per consentire ai partecipanti di conoscere le peculiarità del mondo del terzo settore, di conoscere lo spirito e le finalità dell’associazionismo e del volontariato. È prevista la presenza di esperti che avranno il compito di approfondire i principali adempimenti previsti dalle norme per le associazioni e di far conoscere le opportunità di accesso agli strumenti finanziari e alle forme di contribuzione.  

Tecniche di raccolta fondi, durante il quale i partecipanti potranno confrontarsi con esperti di campagne di fund raising e comprendere come progettare una raccolta fondi per l’organizzazione di un evento o di un progetto.  

Orientamento al lavoro, attraverso cui i partecipanti potranno approfondire il tema dell’orientamento al lavoro, sviluppare maggiore consapevolezza sul proprio futuro e sulle opportunità lavorative come Youth workers.  

A questi si aggiungono i già annunciati laboratori di:  

Tecniche di comunicazione e costituzione di un team di successo, pensato per far migliorare i partecipanti nelle capacità di ascolto, di comunicazione e di lavorare in gruppo.  

Primo soccorso, per far acquisire agli allievi le conoscenze di base per poter intervenire e offrire un primo soccorso in particolare durante eventi ed attività di animazione giovanile.  

Tecniche di progettazione europea con focus nel settore della cooperazione internazionale, durante il quale i partecipanti potranno acquisire competenze sulle opportunità a livello europeo e mediterraneo e, inoltre, potranno cimentarsi nell’elaborazione di una proposta progettuale.  

Il percorso formativo, terminata la parte didattica in aula, prevede anche la pratica, durante la quale i partecipanti, inseriti in enti del terzo settore che curano progetti per i giovani, avranno modo di sperimentare quanto appreso.  

A conclusione del progetto verrà consegnato un attestato di Youth Workers con indicazione delle competenze e conoscenze acquisite, e i partecipanti avranno la possibilità di essere inseriti in un registro loro dedicato a cui potranno attingere organizzazioni del terzo settore, associazioni, cooperative, scuole al fine di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.  

Per richiedere informazioni sul percorso di formazione, è possibile inviare una e-mail con i propri dati alla segreteria organizzativa all’indirizzo di posta elettronica acliprovincialicagliari@gmail.com.  

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Università di Cagliari, lunedì’ 26 luglio alle 10.30 il rettore mola presenta i nuovi corsi di laurea e le opportunità’ offerte agli studenti per il nuovo anno accademico: aperte le iscrizioni

Il rettore Francesco Mola

Francesco Mola, Rettore dell’Università degli Studi di Cagliari, terrà una conferenza stampa lunedì 26 luglio alle 10.30 nell’Aula Magna del Rettorato (in via Università, 40) per presentare il Manifesto degli Studi e le modalità di ripresa della didattica.

Durante l’incontro saranno illustrate le novità del nuovo Anno Accademico dell’Ateneo, i nuovi corsi di laurea e i servizi offerti agli studenti.

All’incontro con la stampa parteciperanno anche Gianni Fenu (Prorettore vicario), Aldo Urru (Direttore Generale), Ignazio Putzu (Prorettore alla Didattica), Valentina Onnis (Prorettrice Orientamento e Alumni) e Simonetta Negrini (Dirigente per i servizi agli studenti e servizi generali).

Per partecipare alla conferenza stampa – che, come detto, si svolgerà in presenza – si raccomanda ai colleghi giornalisti l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuali.

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Didattica a distanza alle scuole superiori, una ricerca della fondazione agnelli con l’università di Cagliari e il Crenos rivela luci e ombre

Andrea Gavosto

Dopo il lungo lockdown della primavera 2020, ancora per tutto l’anno scolastico 2020-21 la Didattica a distanza è stata la principale risposta del sistema educativo italiano ai problemi creati dall’evoluzione della pandemia e dalle misure di sicurezza sanitaria, in particolare, per la scuola secondaria di II grado. In attesa di sapere se e quanto gli apprendimenti ne abbiano sofferto, la ricerca che presentiamo oggi ci dice, fra le tante informazioni, che nella pratica quotidiana della Didattica a Distanza non c’è stato alcun significativo cambiamento metodologico e organizzativo rispetto a prima della pandemia. Quasi tutte le scuole superiori italiane hanno riproposto online e in sincrono la tradizionale didattica basata su lezione frontale, compiti a casa e verifiche, senza un ripensamento dei tempi, delle attività e degli strumenti, che tenesse conto della differenza di fare scuola in classe o a distanza. E senza un vero sforzo di sperimentare strategie per valorizzare di più autonomia e protagonismo dei ragazzi. Ciò forse può in parte spiegare perché gli studenti rivelino la loro fatica a seguire le lezioni in DaD, a tenere alte motivazione e attenzione, a interagire positivamente con professori e compagni, difficoltà tipiche dell’apprendimento da remoto».

Così Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, ha fornito una prima sintesi dei risultati della ricerca La DaD nell’anno scolastico 2020-21: una fotografia. Il punto di vista di studenti, docenti e dirigenti, realizzata insieme al Centro Studi Crenos e al Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Cagliari e resa pubblica oggi. La rilevazione ha riguardato un campione rappresentativo di 123 scuole secondarie di II grado, statali e paritarie, in tutta Italia. In ogni istituto sono stati proposti questionari a studenti (del III e V anno), docenti e dirigenti scolastici, raccogliendo complessivamente le risposte di 105 dirigenti scolastici, 3.905 docenti, 11.154 studenti.

Degna di nota è anche la dissonanza fra docenti e dirigenti scolastici a proposito delle competenze in possesso dei primi per svolgere le attività di didattica a distanza. Mentre l’85% dei docenti dichiara di avere competenze più che sufficienti o del tutto adeguate per le esigenze didattiche richieste dalla DaD, i dirigenti scolastici sembrano porre l’accento assai più sui bisogni formativi dei propri professori ancora da colmare.

«Da questo punto di vista – sottolinea Adriana Di Liberto (ricercatrice Crenos, docente ordinario di Politica economica all’Università di Cagliari) – l’indagine rivela che la formazione dei docenti è stata svolta soprattutto per migliorare le competenze nell’uso delle piattaforme informatiche, ma molto meno per sviluppare competenze relative alle metodologie didattiche e di valutazione specifiche per un contesto DaD. Inoltre, la formazione è stata effettuata perlopiù con risorse interne, con il probabile risultato che si sia operato in modo più efficace laddove le condizioni di partenza erano già migliori che altrove. Vi è quindi il rischio che anche il modo in cui è stata impostata e gestita l’organizzazione della DaD nelle scuole superiori Italiane possa influire negativamente sulle già troppo ampie disuguaglianze educative del nostro Paese».

Il 91% degli studenti dichiara di avere trascorso tra le 5 e le 6 ore al giorno collegato in video per attività in sincrono, dato confermato da un’analoga percentuale di dirigenti scolastici, secondo i quali il monte ore non è cambiato o ha visto eventualmente una riduzione proporzionale in tutte le materie. Secondo i DS, solo l’8% delle scuole ha operato una ristrutturazione significativa del quadro orario, con maggiore spazio alle materie fondamentali o caratterizzanti dell’indirizzo.

Se il quadro orario non è cambiato, lo stesso può dirsi per l’impianto didattico tradizionale, che è stato riproposto in DaD. Per 9 studenti su 10, lezioni in video, verifiche e compiti a casa sono state le uniche attività proposte da tutti i docenti, senza particolare differenza tra le materie. Solo in 1 caso su 3 sono state proposte anche attività di ricerca che gli studenti potevano svolgere in autonomia e/o in gruppo, mentre in meno di 1 caso su 5 sono state sperimentate le più innovative piattaforme digitali che propongono giochi didattici, app ed esercizi interattivi per personalizzare i percorsi di apprendimento. Docenti e DS confermano l’assoluta prevalenza della video-lezione e il generale quadro di scarsa innovazione didattica. Anche quando la DaD non era proponibile come alternativa a specifiche attività didattiche, come nel caso dei laboratori tecnico-pratici per i quali le indicazioni ministeriali consentivano l’offerta in presenza, più di 2 docenti su 3 si sono astenuti dal proporla, non per timore dell’opposizione di studenti e genitori, ma per una propria valutazione di opportunità dato il rischio pandemico.

Non stupisce perciò che anche le relazioni con docenti e compagni in DaD non sempre siano state facili, mentre la fatica di seguire le lezioni si faceva sentire. Se 1 studente su 4 ha trovato più agevole interagire con i docenti in DaD che in presenza, il resto degli studenti ritiene che comunicazioni e interazioni siano peggiorate. La maggior parte degli studenti denuncia un maggiore senso di affaticamento (65%) dopo una giornata di scuola in DaD e una maggiore difficoltà a mantenere l’attenzione (73%).  Anche in questo caso, i docenti confermano le opinioni degli studenti, affermando che la DaD ha causato peggioramenti in molte dimensioni rilevanti della relazione didattica: a soffrirne di più sono state attenzione, motivazione e coinvolgimento degli studenti. Gli studenti dichiarano di avere affrontato verifiche e interrogazioni in DaD con minore ansia rispetto a quelle in presenza e con un rendimento migliore, ma ciò forse dipende anche dal fatto che in DaD farsi suggerire o copiare è relativamente più facile, come riporta il 70% di loro.

Ma una cosa sono i voti, altra gli apprendimenti. E la ricerca lo conferma con un dato che deve fare riflettere, soprattutto nella prospettiva di ciò che la scuola italiana dovrà impegnarsi a fare per recuperare quanto gli studenti hanno perduto in questi due anni. Se da un lato, infatti, 2 studenti su 3 affermano che i loro voti non sono cambiati rispetto a quelli che avrebbero ricevuto in presenza, dall’altro, alla domanda se in DaD hanno imparato di più o di meno, solo il 57% in media risponde di avere imparato all’incirca quanto avrebbe fatto a scuola. Questa percentuale cala ancora di più (46%) per gli studenti che non hanno grande fiducia nei propri mezzi e nelle proprie capacità di apprendimento (bassa percezione di autoefficacia). Sembra, dunque, che siano gli stessi studenti a pensare che la DaD abbia penalizzato in particolare chi tra loro aveva già fragilità dal punto di vista scolastico.

Sull’aumento della dispersione scolastica come possibile effetto di medio-lungo periodo della DaD, docenti e DS convergono nel valutarne diversamente il rischio per la propria scuola o per il sistema scolastico nel suo complesso. Infatti, la previsione che l’abbandono cresca nella propria scuola è presente in meno di un terzo delle risposte, mentre la percentuale cresce moltissimo (52% per i docenti, addirittura 68% per i DS) quando riguarda il sistema scolastico italiano. Solo nel caso degli istituti professionali, si pensa che il rischio di abbandono scolastico nella propria scuola sia simile a quanto potrebbe avvenire nel resto del Paese.

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Intitolazione a Camillo Bellieni della sala consiliare dell’Università di Sassari: un intellettuale da riscoprire

Sabato 17 luglio alle 11.00, presso l’Aula Magna dell’Ateneo di Sassari, si terrà la cerimonia di intitolazione della Sala Consiliare dell’Università a Camillo Bellieni. 

L’evento, intitolato “Un intellettuale da riscoprire. Camillo Bellieni, tra politica e storiografia” prevede i saluti del Rettore Gavino Mariotti, del Senatore della Repubblica Carlo Doria e del Direttore dell’Istituto Studi e Ricerche “Camillo Bellieni” di Sassari Michele Pinna; seguiranno le relazioni di Antonello Mattone – dal titolo “Dal combattentismo all’autonomismo. L’itinerario intellettuale di Camillo Bellieni” – e di Attilio Mastino, che affronterà il tema “La Sardegna e i Sardi nella civiltà del mondo antico” di Camillo Bellieni (1927-31): la polemica sul tema Nazione Sarda in Cicerone”.

In conclusione, interverrà il Presidente della Regione Sardegna Christian Solinas.

A seguire, si svolgerà la cerimonia di premiazione dei primi tre classificati del concorso sulla figura e l’opera di Camillo Bellieni, a cui hanno partecipato gli studenti e le studentesse del Liceo “Domenico Alberto Azuni”. 

Subito dopo, la cerimonia proseguirà nel chiostro interno dell’Ateneo, al piano terra, per lo scoprimento della targa in onore del filosofo, storico e politico, posta accanto all’ingresso della Sala Consiliare dell’Università di Sassari.

Durante la cerimonia, si esibirà la cantante Maria Giovanna Cherchi, accompagnata dal pianista Andrea Budroni della Corale studentesca della città di Sassari, e il quartetto d’archi del Conservatorio di musica “Luigi Canepa” di Sassari composto da Marta Piras, Alessia Sassu, Flavia Ruiu e Maria Carla Piras. Il Coro dell’Università di Sassari diretto da Laura Lambroni eseguirà l’Inno nazionale e l’Inno universitario.

La cerimonia si svolgerà nel rispetto delle normative anti-Covid e sarà trasmessa in diretta web streaming sul sito dell’Università www.uniss.it.

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