ELIGO NEXT, la nuova frontiera del voto digitale

Ancora più facile e sicuro: con la nuova piattaforma, il voto elettronico si evolve ulteriormente e fa un nuovo passo in avanti verso la democrazia digitale in Italia. Presentata oggi a Milano ELIGO NEXT, la nuova release del sistema pioniere del mercato del voto elettronico e online in Italia.

Presentata oggi a Milano ELIGO NEXT, la nuova release di ELIGO, il sistema completo di eVoting* e iVoting* divenuto standard di mercato nazionale.

Se il voto digitale è ormai una prassi quotidiana utilizzata da centinaia di realtà pubbliche e private, molto è dovuto anche ad ELIGO, pioniere del mercato del voto elettronico e online in Italia.

La piattaforma cloud e web-based – sicura e validata dal tribunale di Roma e dal Garante della Privacy – consente dal 2005 di creare e gestire qualsiasi tipo di votazione e assemblea deliberativa ed elettiva, in forma ibrida, full-remote o presso seggio. Dalla sua nascita, è stata utilizzata per 45.000 votazioni online in Italia per conto di 3.500 enti pubblici e privati, con il coinvolgimento di 18 milioni di votanti, pari a una media di oltre 7 elezioni al giorno.

In questi anni abbiamo stravolto il modo in cui le persone sono abituate a votare, contribuendo alla normalizzazione del voto elettronico e online – ha sottolineato la CEO Irene Pugliatti nell’anteprima dedicata alla stampa – Abbiamo creato una soluzione sicura che permettesse a tutti di esprimere il proprio voto, garantendo anonimato e rispetto della privacy. Ma in un periodo di cambiamento rapido e radicale, abbiamo voluto far evolvere anche un prodotto ormai consolidato nella sua nicchia di riferimento”.

Del resto il voto digitale è un mercato in crescita costante.  Secondo il Global Voting System Market Report di Prospect Research, entro il 2027 il voto online varrà in Europa 285 milioni di euro, con l’Italia che passerà dai 20,52 milioni del 2017 ai 33,23 del 2027. Il nostro Paese, con un tasso di crescita medio del 4,9%, è allineato alla media europea (5,5%) e degli USA (5,4%).  Le più virtuose sono UK e Francia, rispettivamente con +6,4% e +5,2%. A livello globale (mondo), i settori riguardano l’area pubblica che passerà da 445 a 642 milioni di euro, l’industria privata, da 248 a 334 milioni, e l’università ed altre istituzioni che da 331 milioni saliranno a 452.

ELIGO NEXT. La nuova versione è stata sviluppata dopo oltre un anno di studi, ricerche, interviste e progettazione collaborativa, per poter meglio rispondere alle molteplici sfide che, in un contesto complesso e in continuo mutamento, la gestione di una votazione e un’assemblea con voto comportano. Interfaccia nuova e design d’impatto, ELIGO NEXT può contare in particolare su due caratteristiche:

  • Ancora più sicurezza. La sicurezza e riservatezza dei dati del sistema è stata adeguata agli standard più elevati per le piattaforme cloud full SaaS. ELIGO NEXT supporta la crittografia End to End: qualunque informazione che transita dai browser degli utenti è cifrata con crittografia asimmetrica a 2048 bit, il che rende pressoché impossibile intercettare e decifrare le preferenze di voto espresse. Il sistema, inoltre, memorizza tutti i dati di voto e di scrutinio, applicando un ulteriore livello di crittografia AES 256. Questo rende i dati accessibili solo all’utente e a nessun altro, nemmeno ai proprietari della tecnologia stessa. I meccanismi di crittografia sono attivi su ogni licenza di ELIGO e il sistema ne nasconde la complessità all’utente, che non deve di fatto preoccuparsene. 
  • Migliore User Experience. Partendo da un’attenta analisi dei bisogni degli utenti e dei cambiamenti intervenuti nei rispettivi contesti d’azione – soprattutto pre- e post-pandemia –, è stato fatto un importante investimento sul miglioramento dell’usabilità di ELIGO, rimodellando il processo di voto e di gestione della votazione, in modo che risulti ancora più fluido, semplice, immediato.  Nella nuova versione ogni passaggio dell’operazione di voto offre un’interazione e un visual design che accompagnano l’utente nel processo di apprendimento delle regole elettorali.  Ogni fase dell’allestimento e della configurazione dell’evento elettorale ha un’interfaccia ancora più intuitiva e flessibile anche per gli organizzatori, sempre nel pieno rispetto dei vincoli normativi e regolamentari e dei massimi standard di sicurezza. 

La nuova release sarà lanciata ufficialmente giovedì 9 febbraio, dalle 12 alle 13, in un evento di presentazione online aperto al pubblico su Zoom. Qui il link per registrarsi https://bit.ly/Lancio_EligoNext

*A proposito di voto elettronico

Il voto elettronico si divide in eVoting (electronic voting) ed iVoting (internet o online voting). Il primo consente di votare in presenza ma attraverso l’utilizzo di dispositivi elettronici, mentre l’iVoting consente di votare da remoto attraverso internet. Sono modalità molto utilizzate nel mondo, perché consentono di votare utilizzando la scheda elettorale digitale – e non più quella cartacea –, con notevoli vantaggi sia in termini di costi e sostenibilità (trasporti, logistica, procedure), sia in termini di allargamento della partecipazione. Sinteticamente, il voto elettronico consente di:

· creare e gestire qualsiasi tipo di assemblea deliberativa ed elettiva online, in presenza o in forma ibrida, nel totale rispetto della sicurezza e legalità del voto

· incoraggiare la partecipazione e l’inclusività, grazie alla flessibilità delle modalità di voto. Il voto elettronico e online dà alle persone l’opportunità di esercitare il proprio diritto da qualsiasi device connesso a Internet e da qualsiasi luogo si trovino, senza dover obbligatoriamente recarsi a un seggio fisico se impossibilitate.

·  minimizzare l’errore umano con scrutini automatici, immediati e immodificabili, impedendo la possibilità di schede nulle o contestabili

· garantire – sia nel pubblico sia nel privato maggiore trasparenza nella governance dei processi elettorali, incrementando anche la reputazione di chi le organizza verso gli stake/shareholders con una scelta di trasparenza e innovazione

· attivare un’iniziativa sostenibile grazie all’azzeramento del cartaceo e al risparmio di CO2

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Ecco i vincitori del PNI, Premio Nazionale Innovazione

Conferito oggi a L’Aquila il riconoscimento istituito nel 2003 da PNICube per diffondere la cultura d’impresa in ambito universitario e potenziare il dialogo tra ricercatori, impresa e finanza, accorciando le distanze tra ricerca e mercato.

Al termine di quarantott’ore di presentazione e pitch sono stati decretati i vincitori della XX edizione del Premio Nazionale per l’Innovazione (PNI), la più grande e capillare business plan competition italiana, promossa dall’Associazione Italiana degli Incubatori Universitari e delle Business Plan Competition – PNICube, e ospitata quest’anno dall’Università degli Studi dell’Aquila, in collaborazione con il Gran Sasso Science Institute (GSSI) e l’Associazione Innovalley, grazie al sostegno della Regione Abruzzo e del Consiglio Regionale dell’Abruzzo, con la main partnership del Gruppo Iren e la main sponsorship del Gruppo Intesa Sanpaolo, GEDI e Prysmian.

Al PNI concorrono i migliori progetti d’impresa hi-tech vincitori delle 15 competizioni regionali (StartCup) che coinvolgono 53 atenei, incubatori ed enti di ricerca in 16 regioni d’Italia, a cui nel 2022 hanno preso parte oltre 3.000 neo-imprenditori con quasi 1.000 idee di impresa e oltre 400 business plan. I vincitori sono stati selezionati tra le 65 startup finaliste da una Giuria composta da esponenti del mondo imprenditoriale, della ricerca e del venture capital (https://www.pnicube.it/giuria2022), sulla base di criteri come valore del contenuto tecnologico o di conoscenza, realizzabilità tecnica e potenzialità di sviluppo, adeguatezza delle competenze del team, attrattività per il mercato.

«Negli anni il PNI ha selezionato e accompagnato al mercato 964 startup, circa 50 l’anno, mettendo in rete i network locali -enti pubblici, investitori, imprese dei territori- e le università aderenti al circuito – ha commentato Alessandro Grandi, presidente di PNICube – Oggi più che mai la ricerca si dimostra una leva competitiva fondamentale per il sistema Paese e i progetti presentati al PNI dimostrano, ancora una volta, di essere in grado di fornire un contributo determinante ai grandi temi del nostro tempo, in primis quello della sostenibilità ambientale. »

Ecco i vincitori dei 4 premi settoriali, ognuno dei quali si porta a casa un assegno di 25mila euro.

Premio ICT (tecnologie dell’informazione e dei nuovi media) e VINCITORE ASSOLUTO PNI:

Archygram (Start Cup Lombardia) – web app basata su AI che rende automatico il rilievo e la classificazione architettonica usando le immagini di uno smartphone. Archygram nasce con una mission: rivoluzionare il lavoro di ingegneri architetti e geometri grazie al software basato su intelligenza artificiale che permette di automatizzare il processo più oneroso di un progetto: quello del rilievo e della classificazione architettonica. Semplicemente scattando foto dell’edificio con un telefono, e caricandole sulla piattaforma, in poche ore si ottiene come output il disegno dell’edificio contenente le misure e le informazioni necessarie al progettista. “Archygram è fortemente innovativa perché permette di aumentare la qualità dei progetti architettonici, ma riducendo tempi e costi – ha commentato la CEO Francesca CondorelliIl nostro team è giovane e internazionale, e possiede tutte le competenze necessarie per portare avanti il progetto: fotogrammetria, Intelligenza artificiale e sviluppo software.”

Ha consegnato il Premio Roberto Gabrielli, Direttore Regionale Lazio e Abruzzo di Intesa Sanpaolo: “Con questo Premio siamo orgogliosi di supportare e dare visibilità ad una iniziativa ad alto contenuto innovativo. Nella mission di Intesa Sanpaolo c’è la volontà di affiancare i nuovi progetti e, soprattutto, quelli ad alto contenuto di innovazione. La nostra vocazione è scoprire nuove idee imprenditoriali, grazie alla radicata cultura del Gruppo in questo ambito e alla lunga collaborazione con i migliori partner. Ad oggi circa il 30% delle startup del Paese e il 50% delle PMI innovative hanno colto le opportunità, anche non finanziarie, che siamo in grado di offrire.”

Premio INDUSTRIAL (produzione industriale innovativa)

BiStems (Start Cup Liguria) – tecnologia di gassificazione ad ossigeno-vapore adatta alla produzione di biocarburanti avanzati alla piccola scala. BiSTEMS srl è una startup nata dall’esperienza di ricerca di tre PhD della Libera Università di Bolzano, impegnati nello studio di processi di gassificazione di biomasse legnose. La soluzione in fase di sviluppo è una tecnologia di gassificazione ad ossigeno-vapore a reattore singolo che produce un gas di sintesi ad alto tenore di idrogeno e bassissimo tenore di azoto, adatto a processi di conversione a biocarburanti avanzati o a idrogeno verde. “La compattezza ed efficienza del sistema sono adatte alle piccole scale – dice Daniele Antolini, co-founder e responsabile R&D dove la logistica dei materiali residuali soggetti a doppio incentivo risulta più economica che alle grandi scale, dove il solo trasporto può generare fino al 75% dei costi della materia prima”.

Premio IREN CLEANTECH & ENERGY (miglioramento della sostenibilità ambientale):

AraBat (StartCup Puglia) – startup innovativa pugliese che ricicla batterie al litio esauste, recuperandone i metalli preziosi, attraverso le bucce delle arance. Il progetto di business consiste nell’offerta di un servizio di riciclo sostenibile delle batterie al litio esauste (LIB), eseguito attraverso un sistema totalmente innovativo a base di scarti degli agrumi e nella conseguente commercializzazione delle materie prime seconde recuperate. La tecnologia implementata da AraBat, con il supporto dello STAR Facility Centre dell’Università di Foggia, consiste in un processo di riciclo idrometallurgico innovativo e sostenibile con lisciviazione verde, che recupera dalle batterie riciclate composti metallici ad elevato valore e purezza: carbonato di litio, idrossido di nichel, idrossido di manganese, idrossido di cobalto. “La soluzione di circular urban mining della startup – ha sottolineato il CEO Raffaele Nacchiero permetterebbe di avere una nuova fonte di metalli preziosi con le stesse proprietà di quelli vergini grazie al potere degli scarti del food”.

Siamo lieti di consegnare il premio Iren Cleantech & Energy ad AraBat – ha commentato Enrico Pochettino, Direttore Innovazione Gruppo IrenIl riconoscimento, che rientra nella partnership che da anni ci vede a fianco del PNI, è pienamente coerente con l’impegno del Gruppo nel campo dell’innovazione, e in particolare della costruzione di un rapporto sempre più strutturato con l’ecosistema delle startup e della ricerca: una leva fondamentale per accelerare l’adozione di tecnologie che possano supportare gli ambiziosi programmi di sviluppo dell’azienda, così come lo sviluppo di tutto il comparto”.

Premio LIFE SCIENCES-MEDtech (miglioramento della salute delle persone):

Iriant (StartCup Campania) – piccola molecola di nuova generazione per contrastare gli effetti della Retinopatia Diabetica sviluppata dalla startup IRIDEA. La Retinopatia Diabetica (RD) è una patologia molto grave, che può presentarsi nel 30% dei pazienti diabetici, causa un danno alla retina e può portare alla perdita della vista. Le attuali terapie farmacologiche sono altamente invasive, poiché si basano su iniezioni intraoculari di farmaci. Tali trattamenti sono difficilmente accettati dai pazienti e richiedono strutture ospedaliere e medici specializzati. In un approccio farmacologico alternativo, IRIDEA ha sviluppato IRIANT, una molecola di nuova generazione in grado di contrastare efficacemente la malattia mediante iniezione sottocutanea. “Questa modalità di somministrazione, familiare ai pazienti RD, permette l’assunzione del farmaco in assoluta autonomia – ha commentato Maria De Fenza, CEO di IRIDEAIn studi preclinici, IRIANT ha dimostrato un’eccezionale capacità nel ripristinare l’acuità visiva in modelli animali”. IRIANT consentirà libero accesso alle cure per tutti i pazienti RD nel mondo attraverso un trattamento confortevole, sicuro ed efficace.

Premi Speciali del PNI 2022:

Premio Speciale Green&Blue Climate Change vinto da REHUB* (StartCup Veneto) assegna 20.000 euro alla startup che propone la migliore soluzione innovativa e ad alto impatto indirizzata al contrasto del cambiamento climatico. Il Premio – trasversale a tutte le categorie del PNI – è conferito dal Gruppo GEDI.

Premio Speciale Babylon Cloud assegnato a MESPAC* (StartCup Piemonte/Valle d’Aosta) consiste in un investimento di 50.000 euro alla migliore startup nel campo della data economy, in seguito all’esito positivo della due diligence, da parte di Babylon Cloud, società specializzata nella gestione dei dati in cloud. 

Premio Speciale LIFTT vinto da ENIGMA* (Start Cup Lombardia), consiste nella possibilità di entrare a far parte del portafoglio di investimenti del fondo di Venture Capital guidato dall’imprenditore-scienziato Stefano Buono, attraverso un investimento in equity e il supporto del team di Project Management di LIFTT. 

Premio Speciale UniCredit Start Lab vinto da IMPAVID* (Start Cup Piemonte e Valle d’Aosta) dà accesso alla piattaforma di business di UniCredit e include un’ampia gamma di servizi specializzati: un mentor scelto tra professionisti, consulenti, imprenditori, partner di UniCredit; partecipazione alla Startup Academy 2023; programma di coaching da parte del team di UniCredit Start Lab; assegnazione di un Relationship Manager di UniCredit; per le startup che ne abbiano i presupposti, organizzazione di Business Meetings con clienti Corporate di UniCredit e investitori.

Premio speciale EIT Health IRIANT (StartCup Campania) premia 1 startup nella categoria Life Sciences con l’assegnazione di un voucher per accedere al Mentoring and Coaching Network di EIT Health e usufruire di una consulenza selezionando tra un’ampia gamma di esperti, partner, istituzioni e aziende in tutta Europa.

Premio speciale “WMF – We Make Future – Il Festival sull’Innovazione Digitale” in occasione dell’evento 2023, offre alle 6 startup prescelte Archygram, Iriant, Protein Italy, Rehub, Robosect, Wordly: uno spazio espositivo nell’area denominata “Premio Nazionale per l’Innovazione”; la partecipazione all’area incontri B2B con investitori internazionali; pitch nell’ambito dello Startup Stage dedicato ai progetti provenienti dalla ricerca scientifica.

Menzioni Speciali Encubator assegnate a Arabat, Bistems, FiberEUse Tech, e-CO2-Synth, Rehub, Sieve. Le menzioni danno l’accesso diretto alla fase semifinale dell’edizione 2022 di Encubator, programma di accelerazione promosso da Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, PoliHub e Politecnico di Milano rivolto a progetti tecnologici in ambito sostenibilità e Climate Tech.

CHI SONO I VINCITORI DI PREMI E MENZIONI SPECIALI 2022:

· e-CO2-Synth (StartCup Piemonte/Valle d’Aosta) – elettrodi scalabili permettono di valorizzare CO2 e stoccare energia elettrica in consumabili chimiche rivendibili.

·Enigma (StartCup Lombardia) – Lotta alla contraffazione grazie alle nuove etichette dotate di un codice univoco a base di speciali nano-strutture di carbonio

· FiberEUse Tech (StartCup Lombardia) – Riciclo meccanico di vetroresina termoindurente tramite sistema Cyber-fisico con approccio demand-driven a value-chain integrata.

· Impavid (StartCup Piemonte/Valle d’Aosta) – Patch che ripara, protegge e rigenera il cuore dopo un infarto. Non una semplice terapia, ma una cura risolutiva.

· Mespac (StartCup Piemonte/Valle d’Aosta) – servizio cloud che usa dati SatEO, dati in-situ ed AI avanzata per fornire analisi meteomarine a sviluppatori di eolico offshore.

· Protein Italy (StartCup Lazio) – startup che rivoluziona la filiera alimentare, producendo proteine di insetto, energia sostenibile e fertilizzante.

· Rehub (StartCup Veneto) – laboratorio che dà una seconda possibilità agli scarti di vetro sfruttando processi ad alto tasso tecnologico.

· Robosect (StartCup Emilia-Romagna) –startup che punta ad automatizzare il controllo qualità di quadri elettrici attraverso un test autonomo delle connessioni.

· Sieve (StartCup Lombardia) – filtro per il trattamento delle acque reflue sfruttando l’economia circolare del “Red Mud” che consentirà di accorpare diversi trattamenti terziari.

· Worldy (StartCup Sardegna) – Startup nata per rendere accessibile e comprensibile il mondo dell’informazione ai giovani, oggi la community di informazione generalista e orizzontale più grande in Italia.

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Al via il PNI, Premio Nazionale Innovazione

L’Università degli Studi dell’Aquila e il Gran Sasso Science Institute ospitano l’1 e il 2 dicembre la 20esima edizione del PNI, la più importante business plan competition d’Italia, con le migliori idee di impresa hi-tech nate dalla ricerca accademica, provenienti da 16 regioni italiane. Una due giorni aperta al pubblico, anche grazie alla diretta streaming.

Si apre il 1° dicembre, per la prima volta in Abruzzo, la due giorni dedicata al Premio Nazionale per l’Innovazione (PNI), il prestigioso riconoscimento istituito nel 2003 dall’Associazione Italiana degli Incubatori Universitari e delle Business Plan Competition – PNICube, per diffondere la cultura d’impresa nel sistema della ricerca, sostenere la nascita di imprese ad alto contenuto di innovazione e accorciare le distanze tra ricerca e mercato.

Organizzato quest’anno dall’Università degli Studi dell’Aquila, in collaborazione con il Gran Sasso Science Institute (GSSI) e l’Associazione Innovalley, il PNI 2022 «ha un forte valore simbolico per la Regione, perché rappresenta il riconoscimento dell’enorme lavoro di ricostruzione portato avanti in questi anni, dopo il sisma, concepito per ripensare l’Aquila in ottica di innovazione e digitalizzazione» ha commentato il Rettore Edoardo Alesse.

Al Premio – realizzato quest’anno grazie al sostegno della Regione Abruzzo e del Consiglio Regionale dell’Abruzzo, con la main partnership del Gruppo Iren e la main sponsorship del Gruppo Intesa Sanpaolo, GEDI e Prysmian – concorrono i 65 progetti d’impresa vincitori delle 15 StartCup regionali attivate dai 53 atenei e incubatori universitari che aderiscono a PNICube in 16 regioni d’Italia. Numeri che confermano il PNI come un percorso generativo unico a livello locale e nazionale, e come la più grande e capillare business plan competition italiana. 1,5 milioni di euro il montepremi complessivo: circa 500.000 euro in denaro e 1 milione in servizi, offerti dagli Atenei e dagli incubatori soci di PNICube lungo tutto il percorso che dalle competition regionali porta alla sfida finale.

PNI 2022 | IL PROGRAMMA

Trasmessa live sul canale streaming dell’Università dell’Aquila (https://www.univaq.it/live) e sulla pagina Facebook dell’associazione PNICube, l’edizione 2022 prende il via nel Palazzo dell’Emiciclo – sede del Consiglio Regionale – giovedì 1 dicembre (9:30-18:30), con il business matching tra aziende, investitori e i migliori progetti d’impresa hi-tech italiani nell’Innovation Expo, le sessioni di pitch delle 65 finaliste e un affondo sugli ecosistemi dell’innovazione, con l’intervista di Riccardo Luna al Rettore dell’Università dell’Aquila.

Il 2 dicembre (9:30-13:30) centrale sarà il confronto con le istituzioni sulle “Nuove sfide del Technology Transfer” nel quadro dell’attuale contesto socio-economico e degli obiettivi del PNRR.   E, naturalmente, riflettori puntati sulla sfida finale e sulla cerimonia di premiazione: i 65 finalisti provenienti da tutta Italia si disputeranno 4 premi settoriali di 25.000 euro ciascuno – IREN Cleantech & Energy, ICT, Industrial e Life Sciences-MEDTech – e il titolo di vincitore assoluto del PNI 2022, che garantirà all’istituzione accademica di provenienza del team la Coppa Campioni PNI. E – novità di quest’anno – il Premio Green&Blue Climate Change: 20.000 euro destinati alle startup che propongono le migliori soluzioni innovative e ad alto impatto indirizzate al contrasto del cambiamento climatico, in grado di integrare innovazione, tecnologia, protezione e valorizzazione delle risorse naturali. I progetti saranno valutati da una Giuria[1] costituita da esperti provenienti dal mondo della finanza e dell’impresa.

Saranno inoltre assegnati diversi premi e menzioni speciali: il Premio Speciale Babylon Cloud, il Premio LIFTT, il Premio Unicredit Start Lab, il Premio EIT Health, il Premio “WMF We Make Future – Il Festival sull’Innovazione Digitale” e le Menzioni Speciali Encubator.

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IMSA, ecco le 8 startup finaliste all’Italian Master Startup Award 2022

Il Premio, alla 16a edizione, è promosso da PNICube in collaborazione con l’Incubatore del Politecnico di Torino I3P, ed è destinato alle startup nate dalla ricerca accademica che hanno evidenziato le migliori performance sul mercato. La vincitrice premiata il 30 settembre all’Italian Tech Week, il più grande evento italiano sulla tecnologia.

Sono in tutto otto le startup arrivate in finale all’Italian Master Startup Award 2022, l’unico premio su base nazionale che va a riconoscere gli effettivi risultati conseguiti dalle giovani imprese hi-tech nate in ambito accademico entro 3-5 anni dalla nascita. E che, oltre ad un premio in denaro di 10mila euro, offre loro l’occasione per avere nuova visibilità ed entrare nei radar delle grandi aziende.

A dieci anni dalla legge 221 che ha riconosciuto ufficialmente le startup, dando il via a un quadro normativo organico a sostegno della crescita di nuove imprese innovative, l’Associazione italiana degli incubatori universitari (PNICube) – punta di diamante dell’ecosistema innovazione del nostro Paese – porta le finaliste IMSA sul palco dell’Italian Tech Week, alle OGR Torino e ne approfitta per fare il punto su quanto fatto e le sfide per il futuro. L’evento, nella sua 16esima edizione organizzata in collaborazione con l’Incubatore del Politecnico di Torino I3P, si svolgerà nel primo pomeriggio del 30 settembre, con ingresso gratuito, previa registrazione, e in live streaming.

Si apre alle 14.30 con l’intervento del presidente PNICube Alessandro Grandi e del Presidente I3P Giuseppe Scellato. Seguono i pitch delle 8 finaliste che illustreranno percorso fatto e obiettivi futuri ad una Giuria composta da operatori di fondi di investimento, imprenditori accademici e manager d’impresa. La premiazione sarà anticipata dal panel “Percorsi di crescita delle startup italiane: successi e sfide con ospiti del calibro di Stefano Buono, Presidente LIFTT e Ceo Newcleo; Claudia Pingue, CDP Venture Capital SGR; Alessandro Cillario, co-founder di Cubbit, startup con l’ambizione di diventare il più importante fornitore di servizi cloud distribuiti al mondo, e Jonata Puglia, co-founder della startup di sistemi per la comunicazione e il controllo di satelliti Leaf Space. In chiusura, l’annuncio della vincitrice e la cerimonia di premiazione.

Ecco chi sono le startup in lizza:

1.       ABzero, startup innovativa specializzata in tecnologie d’avanguardia per il settore sanitario, con l’obiettivo di portare sul mercato un sistema innovativo, sicuro ed efficiente per il trasporto tramite droni di materiali medicali e biologici salvavita, altamente deperibili, come sangue, emocomponenti, organi, tessuti e medicinali. Il sistema assicura la consegna in maniera autonoma e immediata e in totale sicurezza per la componente umana, anche in caso di avaria. Il bene trasportato è conservato senza rischi in una Smart Capsule (capsula intelligente), che ne protegge la qualità. Un sistema brevettato e unico al mondo che – grazie agli innovativi sensori IoT a bordo e a un software proprietario – è in grado di monitorare e garantire condizioni ideali per i beni durante il trasporto. Compatibile con il 90% dei droni esistenti, la Smart Capsule fornisce una consegna l’80% più rapida e il 30% più economica e green dei servizi di trasporto tradizionali.

2.       AIKO, la startup deep tech italiana che sviluppa soluzioni e software di Intelligenza Artificiale per l’automazione delle missioni spaziali. Fondata da Lorenzo Feruglio, Giorgio Albano e Loris Franchi, Aiko è nata in I3P, l’Incubatore di Imprese del Politecnico di Torino. È stata la prima società in Europa ad avere dimostrato algoritmi di deep learning in orbita. Le sue tecnologie possono aumentare il grado di automazione delle infrastrutture, potenziare le prestazioni dei sistemi spaziali, e introdurre autonomia nelle decisioni prese durante le missioni, introducendo forti risparmi nei costi relativi a queste ultime. Un ecosistema di intelligenza artificiale per le future missioni spaziali in orbita terrestre e nello spazio profondo.

3.       Ermes – Intelligent Web Protection, startup fondata da esperti di Web Security e ricercatori di intelligenza artificiale che, grazie ai suoi algoritmi brevettati, fornisce alle aziende protezione, riducendo l’esposizione alle minacce web e agli attacchi informatici del 99% rispetto alle principali soluzioni presenti sul mercato. Il valore della tecnologia innovativa di Ermes sta nell’aver spostato il paradigma di protezione da un approccio centralizzato, a livello di rete, a un approccio distribuito: si tratta infatti di una soluzione b2b on-device che va a proteggere in tempo reale la navigazione web dei dipendenti aziendali, riducendo la finestra di esposizione alle minacce da giorni a minuti. Nata in I3P, l’Incubatore di Imprese del Politecnico di Torino e riconosciuta come una delle migliori aziende emergenti al mondo nel campo dell’AI applicata al rilevamento di attacchi hacker, Ermes possiede +10 metodologie proprietarie di AI ed è in grado di analizzare +10M di siti web ogni giorno.

4.       Hiro Robotics startup innovativa genovese, progetta, sviluppa e fabbrica macchinari per la robotica e l’automazione dei processi industriali. Con un focus primario nel settore del trattamento dei rifiuti, la società sviluppa soluzioni robotizzate che integrano tecnologie come la robotica collaborativa, la computer vision e l’intelligenza artificiale. Tra le soluzioni sviluppate, un sistema di smontaggio rifiuti derivanti da TV e monitor a schermo piatto che garantisce il 99% di recupero di materiali e una riduzione dei tempi di processo del 75% rispetto allo smontaggio manuale o alla triturazione indiscriminata dei rifiuti.

5.       ISAAC antisismica startup nata nel 2018 dall’omonimo progetto del Politecnico di Milano, è specializzata nello sviluppo di tecnologie smart per la protezione sismica e il monitoraggio di edifici e infrastrutture. Ha brevettato tecnologie “Active Mass Damper” per la protezione dai terremoti, applicabili anche a edifici esistenti, partendo da un modello oleodinamico testato su edifici in scala reale. Una tecnologia poi evolutasi in una generazione di macchine elettriche adatte a qualsiasi tipologia di edificio. È sufficiente installare sul tetto dell’edificio i dispositivi affinché identifichino la struttura del fabbricato e la proteggano in totale autonomia: in caso di terremoto registrano in tempo reale il movimento della struttura e calcolano, grazie all’algoritmo di controllo, la quantità di forze necessarie per ridurre al minimo le oscillazioni.

6.       MgShell spinoff med tech del Politecnico di Milano, ha messo a punto un minuscolo dispositivo intraoculare – biodegradabile e a rilascio programmato di farmaco – capace di salvare la vista dei pazienti affetti da degenerazione maculare senile, malattia cronica e degenerativa della retina centrale. L’obiettivo è rivoluzionare il trattamento della prima causa di cecità nei Paesi industrializzati, ma anche aprirsi alla cura di altre patologie. Con un’enorme riduzione di costi e impatto su pazienti, caregiver e sistema sanitario. La soluzione proposta è a base di magnesio e garantisce, con una sola iniezione, più trattamenti, rilasciati gradualmente, senza necessità di procedure chirurgiche. Tra i principali vantaggi, l’aumento dell’aderenza dei pazienti al trattamento, la diminuzione dei costi sanitari, la generazione di opportunità̀ di business per le farmaceutiche.

7.       Rozes srl, spinoff dell’Università di Padova, è il primo servizio di Data Intelligence al mondo in grado di individuare, nel tempo di un clic, il grado di similarità di un bilancio aziendale rispetto a quello di un’azienda criminale oppure di un’azienda fallita. Uno strumento predittivo, preciso e veloce che consente ad imprese e pubblica amministrazione di individuare potenziali criticità in tempo reale, velocizzando i processi di valutazione del rischio sul portafoglio clienti e fornitori (o sulle aziende in gara per appalti, ad esempio), verificandone al contempo solidità e affidabilità.

8.       Splastica, spinoff dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, guidato dalla ricercatrice Emanuela Gatto, ha sviluppato una tecnologia esclusiva per la produzione di bioplastica 100% biodegradabile e 100% compostabile dal latte. Il processo di produzione su scala industriale è a basso costo e basso impatto ambientale e avviene tramite la lavorazione di prodotti di scarto del latte. Il materiale brevettato SP-Milk – si biodegrada velocemente a temperatura ambiente senza residui dannosi, e può dar vita a stoviglie, tappi, gadget sostenibili secondo i principi dell’economia circolare.

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CUPID-0: DIMOSTRATA UNA NUOVA TECNOLOGIA PER LA CACCIA AI NEUTRINI DI MAJORANA

Fisica dei neutrini: un nuovo articolo pubblicato di recente sulla prestigiosa rivista Physical Review Letters dimostra la validità della tecnologia impiegata dall’esperimento CUPID-0, attivo presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, nella caccia di un fenomeno rarissimo noto come “doppio decadimento beta senza emissione di neutrini” che, se osservato, confermerebbe che il neutrino è una particella di Majorana, ovvero coincide con la sua antiparticella.

Questo fenomeno potrebbe però essere così raro, che la radioattività ambientale sarebbe sufficiente a comprometterne l’osservazione: i raggi cosmici, ma anche la radioattività naturale delle pareti rocciose del laboratorio e dei materiali, che costituiscono gli esperimenti, potrebbero imitare il segnale cercato impedendone l’osservazione. Per questo motivo la dimostrazione dell’efficacia tecnologica di CUPID-0 è un grande passo avanti verso l’osservazione del rarissimo decadimento.

Attivo dal 2017 al 2020 nel “silenzio cosmico” dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, dove la roccia permette di sopprimere il “rumore” generato dai raggi cosmici di circa un fattore un milione, CUPID-0 è un rivelatore di circa 10 kg costituito da bolometri scintillanti, cioè rivelatori operanti a una temperatura di appena 0.01 gradi sopra lo zero assoluto (-273,14 °C). Nonostante le modeste dimensioni del rivelatore, al cospetto di veri e propri giganti del settore, l’esperimento ha raggiunto livelli di sensibilità che dimostrano le grandi potenzialità della tecnica bolometrica utilizzata e portato alla costituzione di una più ampia collaborazione internazionale, CUPID, impegnata a realizzare un rivelatore sulla scala di una tonnellata basato su questa metodologia, sviluppata per la prima volta da ricercatori dell’INFN.

“Quando circa 15 anni fa un gruppo di giovanissimi ricercatori e studenti cominciarono a fare le prime misure non avremmo mai immaginato che un giorno si sarebbe potuta formare una collaborazione internazionale che avrebbe proposto un esperimento da decine di milioni di euro come CUPID, basato sulla tecnica che stavamo sviluppando come sfida tecnologica,” dichiara Stefano Pirro, spokesperson dell’esperimento CUPID-0 e ricercatore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso.
L’innovazione principale di CUPID-0 è stata l’aggiunta di un rilevatore di luce a ciascun bolometro (bolometri scintillanti), consentendo di identificare e scartare la maggior parte degli eventi di fondo nella regione di interesse per la ricerca del doppio decadimento beta senza neutrini dell’isotopo del Selenio (Se-82).

Partecipano all’esperimento circa 50 ricercatori di diverse istituzioni nazionali e internazionali e di altre strutture INFN, quali i Laboratori Nazionali di Legnaro e le sezioni di Roma, Milano e Genova.

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Energia: idrogeno, al via prima Summer School ENEA

Al via dal 21 al 23 settembre la prima edizione della Summer School sull’idrogeno organizzata dal Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili dell’ENEA insieme a Sapienza Università di Roma e all’Associazione Italiana di Ingegneria Chimica. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di fornire a dottorandi, ricercatori e giovani professionisti una panoramica tecnologica e una base di confronto sulle sfide da affrontare per lo sviluppo e l’integrazione sostenibile dell’idrogeno nel sistema energetico italiano.

Il percorso formativo, che si concluderà con una sessione di prove al volante di una autovettura a idrogeno, si terrà presso il Centro Ricerche ENEA Casaccia (Roma) nell’ambito dell’Hydrogen Demo Valley, il polo infrastrutturale finanziato con 14 milioni di euro dal Ministero della Transizione Ecologica attraverso un accordo di programma dell’iniziativa Mission Innovation. L’hub farà da cornice ai diversi momenti di formazione in aula, mettendo a disposizione impianti e laboratori dove verranno affrontati in modo sistematico aspetti di ricerca, sviluppo tecnologico, sicurezza nonché le implicazioni legate all’iter normativo e autorizzativo.

Grazie alla partecipazione dei principali organismi di ricerca impegnati in Italia sul tema idrogeno, (tra cui Cnr, RSE e Fondazione Bruno Kessler), nonché dei rappresentanti dell’industria nazionale di settore (tra i quali Total, Enel, Eni, Alstom, Iveco, Ansaldo, Fincantieri e Toyota), la scuola offre un programma formativo completo e punta alla promozione di una cultura dell’idrogeno favorendone l’accettabilità sociale.

“Ormai è un dato di fatto che l’idrogeno avrà un ruolo da protagonista nella decarbonizzazione del sistema energetico europeo. Chiaramente stiamo parlano di idrogeno verde, prodotto da fonti energetiche rinnovabili come solare fotovoltaico, eolico, biomasse” dichiara Giorgio Graditi, Direttore del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili dell’ENEA. “Perché questo traguardo si realizzi – continua Graditi – c’è ancora strada da fare: servono ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico. Ci sono tematiche e aspetti su cui dobbiamo continuare a lavorare”. “Tuttavia abbiamo già raggiunto un grado di consapevolezza e know how che riteniamo fondamentale condividere con tutto il settore. Affinché ci sia una transizione energetica economicamente e socialmente sostenibile, è necessario delineare piani operativi, ma anche prevedere misure di accompagnamento e percorsi formativi adeguati, coinvolgendo tutti i settori (energetico, industriale, civile, residenziale, trasporti) e l’intera filiera che va dalla produzione, distribuzione e accumulo, fino agli utilizzatori finali”, conclude Graditi.

Nel dettaglio, il corso si articola in lezioni frontali in aula, sessioni interattive tra allievi e docenti per lo sviluppo di progettualità, visite tecniche a laboratori e impianti e, grazie alla disponibilità di Toyota Italia, sarà anche possibile effettuare, all’interno del centro di Casaccia, un giro di prova a bordo di una delle prime vetture con celle a combustibile alimentate a idrogeno.

L’impegno dell’ENEA per la formazione in questo settore passa anche attraverso la diffusione della serie di mini-video dal titolo “Pillole di idrogeno” rivolta ai giovani delle scuole superiori e diffusa con cadenza periodica: un viaggio alla scoperta di questa risorsa che consentirà agli studenti di avvicinarsi a un settore energetico decisivo per la decarbonizzazione. Tra gli argomenti: come costruire una cella a combustibile, come si trasporta e si produce l’idrogeno, cosa s’intende per idrogeno verde, blu e grigio, come è fatta una stazione di rifornimento a idrogeno e tanto altro ancora. A partire da oggi online i primi due numeri  “Che cos’è l’idrogeno?” e “Chi ha scoperto l’idrogeno? Un po’ di storia”.

Inoltre, in tema di idrogeno, l’ENEA offre supporto tecnico-scientifico ai Ministeri della Transizione Ecologica e dello Sviluppo Economico per il raggiungimento degli obiettivi previsti in ambito PNRR, Mission Innovation e IPCEI. L’Agenzia è coinvolta con un proprio progetto nell’IPCEI Hy2Tech, approvato lo scorso luglio dalla Commissione europea, a sostegno della filiera europea dell’idrogeno attraverso attività di ricerca, innovazione e dimostrazione che favoriscano lo sviluppo e la riduzione dei costi dei processi produttivi e delle tecnologie legate al suo utilizzo nei diversi settori applicativi: industria, trasporti, civile e residenziale (quest’ultimo in blending con il gas naturale).

Per maggiori informazioni sulla Hydrogen Summer School

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Valutare la grandine attraverso i satelliti

Una ricerca dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, pubblicata dalla rivista Remote Sensing, ha utilizzato i dati satellitari per studiare la climatologia delle precipitazioni di grandine nell’area del Mediterraneo negli ultimi 22 anni. Per tutti i fenomeni grandinigeni la tendenza è in crescita di circa il 30% nell’ultimo decennio

I fenomeni temporaleschi che danno origine alla formazione di grandine hanno sempre destato interesse, anche in relazione ai danni che possono arrecare alle aree colpite. L’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) ha effettuato uno studio, pubblicato dalla rivista Remote Sensing, che delinea una nuova mappa di vulnerabilità delle precipitazioni di grandine avvenute nel Mediterraneo nell’ultimo ventennio. 

“Esaminando i dati raccolti dalle osservazioni satellitari dei radiometri a microonde della costellazione internazionale Global Precipitation Measurement mission (GPM), siamo riusciti a ricostruire la distribuzione spaziale e temporale degli eventi grandinigeni nel bacino mediterraneo dal 1999 al 2021” spiega Sante Laviola, ricercatore del Cnr-Isac e primo autore della ricerca. I fenomeni sono stati raggruppati in due categorie di severità: grandinate intense (caratterizzate da chicchi con diametro variabile da 2 a 10 cm) e grandinate estreme (associate alla formazione di aggregati ghiacciati con diametro superiore a 10 cm).

“A differenza dell’Europa centrale, dove questi fenomeni avvengono principalmente in tarda primavera e in estate, nell’Europa meridionale (in particolare nel sud Italia, nella penisola iberica e in Grecia), dove il clima è influenzato dall’elevata insolazione e dalla vicinanza al mar Mediterraneo, le condizioni ambientali sono le principali responsabili della formazione di forti grandinate durante la fine dell’estate e l’autunno. In questa fase dell’anno si registrano i valori più alti sia per quanto riguarda i fenomeni intensi che per quelli estremi” prosegue il ricercatore.

L’analisi dei trend per tutto il periodo preso in considerazione mostra una tendenza in crescita per tutti gli eventi grandinigeni, rivelando nel decennio 2010-2021 una crescita media rispetto al decennio precedente di circa il 30% per entrambe le categorie di severità. 

“Questo risultato sembra trovare piena aderenza con gli andamenti delle principali variabili climatiche alla base della formazione dei sistemi temporaleschi intensi” conclude Laviola. “Va comunque considerata la possibile incidenza del cambiamento climatico sulla frequenza, distribuzione e intensificazione di questi fenomeni, su scala globale e all’interno di hot-spot climatici, ovvero nelle aree climaticamente più vulnerabili”.

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On line il nuovo Almanacco della Scienza Cnr sul meno

Abbiamo dedicato il nostro magazine, on line su https://almanacco.cnr.it/,  al segno “meno”, esaminando con l’aiuto delle ricercatrici e dei ricercatori del Cnr la riduzione in diversi ambiti. Siccità, risparmio energetico, calo delle vendite automobilistiche, diminuzione delle nascite, limiti della crescita, riduzione dell’uso di Internet e social network. Ma anche gruppo sanguigno 0 Rh negativo, sottrazioni in matematica, “zero assoluto”. Da questo numero parte una nuova rubrica: “Sonetti matematici”, di Alessandro Moriconi dell’Istituto di ingegneria del mare 
 

“Less is more” (meno è di più), motto con cui l’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe sottolineava come la semplicità e l’essenzialità portino alla creazione di costruzioni di qualità, è senz’altro un concetto applicabile in ogni settore. Ma non sempre la riduzione ha ricadute positive. Per esaminare come la diminuzione agisce in diversi ambiti abbiamo dedicato il nuovo numero dell’Almanacco della Scienza, on line da oggi su https://almanacco.cnr.it/, al tema “meno”, avvalendoci del supporto delle ricercatrici e dei ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche.

Nel Focus, Ramona Magno, direttrice dell’Osservatorio siccità dell’Istituto per la bioeconomia, esamina la scarsità di precipitazioni che ha interessato questa estate l’Italia e gran parte dell’Europa; della necessità del risparmio e soprattutto dell’efficienza energetica parla Vincenzo Delle Site del Dipartimento di ingegneria, Ict e tecnologie per l’energia e trasporti; Giampaolo Vitali, dell’Istituto di ricerca sulla crescita economica sostenibile, spiega invece i motivi che hanno portato al calo delle vendite nel settore automobilistico. Della diminuzione delle nascite nel nostro Paese tratta il demografo Corrado Bonifazi dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali; mentre Luciano Celi dell’Istituto per i processi chimico-fisici ricorda il rapporto “I limiti della crescita”, pubblicato 50 anni fa dal Club di Roma.

Sull’importanza che gli adolescenti trascorrano meno tempo utilizzando Internet e i social network intervengono Sabrina Molinaro dell’Istituto di fisiologia clinica e Giorgia Bassi dell’Istituto di informatica e telematica; Giuseppe Sconocchia dell’Istituto di farmacologia traslazionale chiarisce le caratteristiche del gruppo sanguigno 0 Rh negativo. Roberto Natalini, direttore dell’Istituto per le applicazioni del calcolo, spiega perché in matematica le sottrazioni siano più difficili da risolvere delle addizioni; Valerio Rossi Albertini dell’Istituto di struttura della materia illustra la definizione di “zero assoluto” per indicare la temperatura minima raggiungibile.

Al tema fa riferimento anche il conduttore televisivo Osvaldo Bevilacqua nel Faccia a faccia, parlando dei piccoli borghi. In Salute a tavola Marika Dello Russo dell’Istituto di scienze dell’alimentazione suggerisce di quali cibi e sostanze ridurre l’assunzione per mantenersi in salute e non prendere chili di troppo. Nella nuova rubrica Sonetti matematici, Alessandro Moriconi dell’Istituto di ingegneria del mare propone un componimento sulla sottrazione. In Altra ricerca si ricorda la manifestazione “Teatro e scienza”, che affronta il tema della parità di genere nel mondo scientifico. Nelle Recensioni, vengono illustrati tra gli altri i volumi “Quando meno diventa più” (Raffaello Cortina Editore) e “Percezione e creazione musicale” (Zanichelli).

Il magazine dell’Ufficio Stampa Cnr è sempre on line all’indirizzo https://almanacco.cnr.it/

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Covid, uno studio dell’Università di Sassari “declassa” Centaurus

Il gruppo di lavoro di Uniss, Università Campus Bio-Medico e Sapienza certifica la minor pericolosità della variante

Chiunque di noi, pur da profano, ha ormai ben chiaro che le varianti del Covid non sono più una eccezione o un caso sporadico, ma bensì una certezza ricorrente.

La più recente di queste è quella conosciuta con il nome di Centaurus, tecnicamente catalogata con il nome di Sottovariante BA.2.75. e che, rispetto alla precedente, porta nove ulteriori mutazioni nella sequenza del gene della proteina spike.

Centaurus è al centro di uno studio (“On the SARS-CoV-2 BA.2.75 variant: a genetic and structural point of view”), pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Journal of Medical Virology e che tratta, con una prospettiva genetica e strutturale, la capacità di espansione del nuovo ceppo.

Il gruppo di ricerca è composto dai ricercatori dell’Università di Sassari, il Dr. Fabio Scarpa, la Prof.ssa Daria Sanna ed il Prof. Pier Luigi Fiori del Dipartimento di Scienze Biomediche ed il Prof. Marco Casu del Dipartimento di Medicina Veterinaria, con i gruppi di ricerca del Prof. Massimo Ciccozzi dell’Unità di Statistica Medica ed Epidemiologia Molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, e del Prof. Stefano Pascarella del Dipartimento di Scienze Biochimiche della Sapienza Università di Roma.

Dai risultati emerge che Centaurus presenta una capacità di evolversi ed espandersi inferiore a quella della variante Omicron 5 (che risulta essere ancora la variante dominate) e pare abbia raggiunto il picco di espansione mondiale nella popolazione umana nella seconda metà dello scorso Giugno.

In sintesi, lo studio sottolinea che, alla luce dei dati attuali, questa variante non presenta preoccupanti caratteristiche compatibili con una che abbia elevate capacità di espansione. Tuttavia, i monitoraggi dovranno continuare perché “La ricerca non è conclusa – sottolinea il Prof. Pier Luigi Fiori – e i monitoraggi di Centaurus (così come di tutte le varianti di SARS-CoV-2) da parte della comunità scientifica mondiale dovranno essere costanti poiché questa variante potrebbe subire nuove mutazioni con ripercussioni sul suo potenziale di diffusione nella popolazione umana”. 

“I risultati del nostro studio hanno un valore predittivo poiché oltre a permettere per la prima volta l’identificazione del momento in cui Centaurus ha raggiunto il suo picco massimo di espansione nella seconda metà di Giugno 2022, essi indicano inoltre che, allo stato attuale delle cose, nell’immediato futuro Centaurus non sarà in grado di espandersi ulteriormente. Infatti a partire dalle settimane successive al 23 Giugno 2022 la diffusione di Centaurus nella popolazione mondiale ha iniziato a rallentare.”

Il risultato della ricerca risponde ad una questione ancora aperta e di grande attualità sulle capacità di espansione di Centaurus nell’immediato futuro. Il dato potrà essere utilizzato per monitorare l’andamento epidemiologico di questa nuova variante.

“Per questo studio continua il Prof. Fiori – sono stati analizzati tutti i genomi disponibili nella banca dati pubblica GSAID, per la variante Centaurus e per il lignaggio principale della variante Omicron 5, al momento delle analisi che sono state condotte circa 20 giorni fa. 

In particolare, sono stati utilizzati 700 genomi virali che hanno richiesto circa 1500 ore di calcolo computazionale per portare a termine le analisi genetiche.

Tali analisi hanno consentito di datare temporalmente, con un elevato livello di definizione, le oscillazioni della variabilità genetica (e contemporaneamente del suo potenziale di espansione ed evoluzione) di Centaurus, individuando il periodo (intorno al 23 Giugno) in cui questa variante ha raggiunto il picco massimo di espansione dando quindi inizio al “periodo plateau” nelle settimane successive”.

Questo, come è facile pensare, non è l’unico studio in corso sul Covid, tuttavia, in merito alla variante Centaurus, ne sono stati pubblicati pochissimi sino a questo momento e nessuno tocca aspetti riguardanti la sua evoluzione dal punto di vista genetico.

“In questo contesto – conclude il Prof. Fiori – il nostro studio su Centaurus è il primo che fornisce una prospettiva genetica analizzando tutti i genomi disponibili e conducendo il primo studio evolutivo di natura filodinamica su questa variante”.

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Lo strano caso del Blazar con il getto sinuoso

A circa un miliardo di anni luce da noi il blazar BL Lacertae, con il suo buco nero supermassiccio al centro di una enorme galassia, sta ingurgitando una sterminata quantità di materia, che in parte viene espulsa a velocità prossime a quella della luce sotto forma di due getti, uno dei quali punta quasi esattamente verso di noi. Studiando questo mostro cosmico, Il Whole Earth Blazar Telescope (WEBT), una collaborazione di astronomi di tutto il mondo di cui fanno attivamente parte ricercatrici e ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, ha scoperto che la radiazione del suo getto orientato verso la Terra mostra delle forti oscillazioni cicliche di luminosità, che aumenta e diminuisce nell’arco di alcune ore. Secondo il team, questo comportamento assolutamente particolare è dovuto al fatto che il getto non sia esattamente rettilineo, ma si sia formata una piega (kink) prodotta da instabilità createsi nel getto ad una distanza di circa 16 anni luce dal buco nero che ha deviato ritmicamente il potentissimo flusso di radiazione verso di noi e ha prodotto così l’oscillazione di luminosità rilevata. Al lavoro, pubblicato sulla rivista Nature e guidato da Svetlana Jorstad dell’Università di Boston, hanno partecipato anche ricercatori di Università italiane e astrofili presso alcuni osservatori non professionali nel nostro Paese.

Il blazar è un particolare nucleo galattico attivo (AGN) alimentato da materiale che cade in un buco nero supermassiccio situato al centro di una galassia. Circa il 10% degli AGN presenta una coppia di getti che vengono proiettati nello spazio interstellare a velocità prossime a quella della luce. Si parla di blazar quando uno dei getti punta quasi direttamente verso la Terra, il che lo fa apparire molto più luminoso a causa di un effetto di focalizzazione relativistica. I getti producono radiazione che va dalle onde radio, al visibile, fino ai raggi X e gamma, la cui intensità varia rapidamente nel tempo. Queste variazioni sono di solito casuali, senza uno schema riconoscibile.

Il progetto WEBT, avviato 25 anni fa e coordinato da Claudia Maria Raiteri e Massimo Villata dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha l’obiettivo di monitorare la variabilità della luce visibile, ma anche quella nelle bande radio e del vicino infrarosso, nei blazar osservati nei raggi gamma dai satelliti AGILE dell’Agenzia Spaziale Italiana e Fermi della NASA. “Le nostre osservazioni hanno portato alla scoperta di cicli di variazione della luminosità visibile, di quella nei raggi gamma, e nel grado di polarizzazione del blazar BL Lacertae (BL Lac in breve) su tempi scala di circa 13 ore. Questo durante un periodo di forte emissione registrata a varie lunghezze d’onda nella seconda metà del 2020” dice Claudia Raiteri, dell’INAF di Torino. BL Lac è alimentato da un buco nero con una massa di circa 170 milioni di volte quella del Sole ed è situato a circa 1 miliardo di anni luce dalla Terra. I cicli di variazioni di luminosità sono definiti “oscillazioni quasi-periodiche” o QPO. Le QPO si osservano più spesso in altri sistemi composti da coppie di buchi neri con masse comprese tra 10 e 50 volte quella del Sole che emettono raggi X.

Nel caso delle osservazioni della luminosità di BL Lacertae, il team ha proposto che nel getto si formi una piega che torce il campo magnetico del getto stesso, determinando così l’oscillazione della luminosità. Inoltre, un’altra caratteristica della radiazione osservata, ovvero la sua polarizzazione, cambia con un andamento nel tempo simile a quello della luminosità. La luce polarizzata proviene dal getto e la polarizzazione può variare solo se il campo magnetico cambia la sua configurazione nella regione che produce la luce. Il campo magnetico nel getto deve essere in torsione per provocare le oscillazioni. Le osservazioni di BL Lac mostrano anche una forte correlazione tra la luce visibile e le variazioni di raggi gamma senza alcun ritardo, il che colloca l’origine dei raggi gamma nella regione in cui cambia la luce visibile.

Se il campo magnetico di un getto ha una struttura a spirale, il getto e il campo possono diventare instabili e torcersi, creando una piega. Quando le particelle nel getto scorrono attraverso la piega, la quantità di radiazione emessa aumenta e diminuisce ritmicamente, producendo le QPO. Tuttavia, per migliorare ulteriormente l’accordo tra le osservazioni e la teoria, i ricercatori hanno inserito il contributo legato a processi di turbolenza nel codice che descrive il comportamento dinamico del getto di BL Lac, ottenendo ottimi risultati anche nel riprodurre l’andamento della polarizzazione rilevata. A sostegno di questo scenario, le immagini della radiazione del getto nelle onde radio di alta frequenza, ottenute dal team con i dati del Very Long Baseline Array (VLBA), mettono in evidenza una nuova macchia luminosa che risulta spostata rispetto all’asse del getto, con una direzione di polarizzazione che risulta favorevole allo sviluppo di una piega nel getto stesso.

“L’obiettivo del WEBT è individuare i meccanismi fisici che causano la variabilità dei blazar attraverso l’organizzazione di intense campagne osservative multifrequenza e la relativa analisi ed interpretazione dei dati. I risultati ottenuti su BL Lac sono stati possibili grazie all’eccezionale continuità temporale delle osservazioni che il WEBT riesce ad ottenere, dovuta alla collaborazione di decine di astronomi e astrofili che osservano a diverse longitudini, dandosi quindi il cambio nel compito osservativo durante le 24 ore di rotazione terrestre” dice Massimo Villata dell’INAF di Torino, Presidente del WEBT dal 2000.

Scoperto nel 1929 nella costellazione della Lucertola (in latino Lacerta) e classificato inizialmente come stella variabile, BL Lac è il “capostipite” di una classe di AGN dalle caratteristiche simili: gli oggetti di tipo BL Lacertae.

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