Sicurezza alimentare: ENEA nel progetto Ue per strategia unitaria

Attivare una strategia comune di ricerca e innovazione nel campo della sicurezza alimentare. È l’obiettivo del progetto europeo FoodSafety4EU, finanziato dal programma Horizon2020, che vede riuniti in un consorzio di ricerca 23 partner provenienti da 12 Paesi, di cui tre dall’Italia: ENEA, CNR (coordinatore) e APRE (Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea in Italia).

In tre anni il progetto dovrà sviluppare una piattaforma ‘multi-stakeholder’ che metterà in rete tutti gli attori nazionali e internazionali che operano nel campo della sicurezza alimentare, dalle istituzioni ai produttori, dalla grande distribuzione ai consumatori.

“Oltre ad aprire la strada verso una più stretta collaborazione tra tutti gli stakeholder e a ridurre l’attuale frammentazione di competenze e di conoscenze, la nuova piattaforma svolgerà anche un ruolo di centro servizi per garantire sicurezza, salute e qualità in materia alimentare”, sottolinea Claudia Zoani, ricercatrice della divisione ENEA di Biotecnologie e agroindustria e responsabile del progetto per l’Agenzia.

La piattaforma FoodSafety4EU supporterà la Commissione Ue e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA – European Food Safety Authority) nelle principali sfide in questo settore, anche attraverso la formulazione di raccomandazioni. Grazie a questo network digitale, saranno resi disponibili inoltre dati e informazioni che permetteranno di garantire trasparenza e aumentare la fiducia da parte dei cittadini-consumatori.

Il progetto ‘FoodSafety4EU’ promuoverà anche l’integrazione di dati e strumenti digitali sviluppati nell’ambito del progetto con quelli di METROFOODinfrastruttura di ricerca ESFRI coordinata da ENEA – e FNS-Cloud e con tutte le risorse per la sicurezza alimentare e il risk assessment dell’EFSA.

Sono previste inoltre iniziative congiunte con i programmi Joint Programming Initiative on Agriculture, Food Security and Climate Change (FACCE-JPI), A Healthy Diet for a Healthy Life (HDHL-JPI)eEuropean Institute of Innovation & Technology-Food (EIT-Food).

“In questo ampio contesto, tutti gli attori coinvolti saranno impegnati nel massimizzare i benefici per tutti ed evitare duplicazioni. Quando poi il progetto finirà nel 2023, cercheremo di trasformare questa grande community in un forum permanente per la sicurezza alimentare”, conclude Zoani.

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Infn: il silenzio cosmico rende i computer quantistici piu’ performanti

I circuiti superconduttori sono una delle tecnologie più competitive nella corsa per realizzare un computer quantistico. Nonostante i numerosi vantaggi, fra cui la semplicità di disegno e fabbricazione di un sistema di calcolo estremamente complesso, i qubit superconduttori hanno un tallone di Achille: sono in grado di preservare il loro stato quantistico per tempi molto brevi perché il loro funzionamento è disturbato da alcuni fattori tra cui  la radioattività naturale.   I raggi cosmici, ma anche la radioattività naturale, presente in piccolissime quantità in tutti i materiali che ci circondano,   possono interagire con i qubit limitandone seriamente  le prestazioni.

Nel lavoro pubblicato su Nature Communications, un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e del Karlsruhe Institute of Technology (Germania) ha testato il funzionamento  di un circuito superconduttore in regime quantistico posizionato all’interno dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) che, grazie alla schermatura naturale offerta da 1400 metri di roccia, consentono di ridurre il flusso dei raggi cosmici di circa un milione di volte rispetto ai laboratori di superficie offrendo un contesto unico al mondo per le sue caratteristiche di radiopurezza. I ricercatori hanno così dimostrato che proteggendo un qubit superconduttore dagli effetti della radioattività naturale, le sue prestazioni migliorano in modo significativo.

Lo studio è stato sviluppato nell’ambito del progetto DEMETRA, finanziato con un finanziamento dell’INFN dedicato ai giovani ricercatori neoassunti, con l’obiettivo di comprendere ed eliminare una delle sorgenti di disturbo per i qubit: la radioattività naturale.

“I circuiti superconduttori sono una delle tecnologie di punta per lo sviluppo di un processore quantistico. Oggi la sfida principale è capire come preservare il più a lungo possibile il comportamento quantistico del circuito. Il nostro studio dimostra che si può ottenere un miglioramento significativo portando il qubit in un ambiente a bassissima radioattività” sottolinea Laura Cardani, ricercatrice INFN e responsabile di Demetra.

“Questo lavoro, originato da una idea tanto semplice quanto brillante, ha unito giovani ricercatori di settori e nazionalità diversi, che hanno trovato nei LNGS l’infrastruttura ideale per dimostrare, con misure di precisione,  questa nuova teoria”  commenta Stefano Pirro, Ricercatore dei LNGS e responsabile scientifico  dell’Infrastruttura criogenica che ha ospitato l’esperimento.

“La radioattività induce errori simultanei nei circuiti appartenenti allo stesso chip. Questo è particolarmente deleterio per i processori quantistici, perché tutti gli algoritmi di correzione degli errori si basano sul principio che, in presenza di un errore in uno dei qubit, gli altri possano comunque preservare l’informazione”  aggiunge Francesco Valenti, dottorando nel gruppo di Ioan Pop presso il Karlsruhe Institute of Technology .

I Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS), per dimensioni e ricchezza della strumentazione scientifica, costituiscono il centro di ricerca sotterraneo per la fisica delle particelle più grande e importante del mondo. Situati sotto mille e quattrocento metri di roccia dal Monte Aquila, le strutture sotterranee offrono un’infrastruttura dalle caratteristiche uniche costituita da tre enormi sale sperimentali. All’interno dei Laboratori gli apparati sperimentali sono protetti dalla radiazione cosmica, la copertura rocciosa che sovrasta i Laboratori consente infatti di ridurre il flusso dei raggi cosmici di un fattore un milione, e  la radioattività naturale in galleria è inferiore rispetto ad altri laboratori sotterranei, in quanto la roccia dolomitica, di tipo sedimentario, di cui è composto il massiccio del Gran Sasso contiene meno Uranio e Torio (i principali elementi radioattivi naturali) rispetto ad altre rocce ignee.

Grazie a questo risultato e alla connotazione   unica al mondo che caratterizza  i LNGS in termini di infrastruttura criogenica e di ambiente a bassissima radioattività naturale, uno dei progetti di punta per lo sviluppo di un nuovo computer quantistico, SQMS (Superconducting quantum materials and systems center),  coordinato dal Fermilab di Chicago e finanziato dal Department of Energy (DoE) degli Stati Uniti e di cui l’INFN è l’unico partner non statunitense, ha deciso di investire nello sviluppo di una struttura ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso proprio per testare i suoi dispositivi.

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FuturoOra: via al ciclo di webinar di orientamento Uniss per la scelta del percorso di studi universitario

E’ tempo di orientamento universitario: tempo di capire quale percorso didattico sia il più congeniale alle proprie inclinazioni e al futuro lavorativo che si immagina. L’Università di Sassari invita tutti gli interessati a conoscere i corsi di studio dell’anno accademico 2020-2021 tramite “FuturoOra”, un ciclo di seminari on line che hanno preso il via l’11 e 12 maggio, su Teams e Zoom, con la presentazione dei corsi del Dipartimento di Chimica e Farmacia. Si prosegue domani con la presentazione di Architettura Design e Urbanistica (gli appuntamenti sono sempre alle 16.00). Gli incontri riguarderanno tutti i dipartimenti dell’ateneo e proseguiranno secondo il calendario pubblicato nella pagina di riferimento: https://www.uniss.it/uniss-comunica/eventi/ciclo-di-incontri-di-presentazione-dei-corsi-aa-2021-22

Per prender parte alle riunioni, è necessario iscriversi tramite il modulo on line presente sul sito Uniss. Ai partecipanti verrà rilasciato un attestato valido per le ore di PCTO (ex alternanza scuola-lavoro).

Quaranta istituti e 4mila studenti. Agli eventi interverranno i direttori dei corsi di laurea e i direttori di dipartimento, tutor di orientamento e docenti. Gli incontri on line sull’offerta formativa, organizzati dall’ufficio Orientamento e servizi agli studenti dell’Ateneo, hanno avuto un prologo a marzo con una serie di appuntamenti, sempre a distanza, a cui hanno preso parte circa 4mila studenti e 40 istituti di istruzione superiore prevalentemente della Provincia di Sassari, ma anche dell’Ogliastra, Nuorese, Oristanese e Cagliaritano. Questo ciclo di presentazioni verrà replicato a giugno e a settembre.

Un aiuto per il numero programmato. Le iniziative di orientamento dell’Università di Sassari non finiscono qui. Una parte cospicua delle attività sarà dedicata ai corsi a numero programmato, molto ambiti ma caratterizzati dallo scoglio dei test d’ingresso. L’Ateneo di Sassari ha messo a disposizione la piattaforma gratuita “UNISSTEST”, accessibile dalla home page del sito web istituzionale (https://simulazioniammissione.unissassari.it/uniss), con una banca dati di 3500 quiz inediti, attraverso i quali gli studenti si potranno esercitare per le prove. In più, a partire da questo mese si terranno sei incontri a distanza in cui verranno illustrate tutte le strategie per affrontare al meglio le selezioni per accedere ai corsi di laurea a numero chiuso. Ampio spazio sarà dedicato inoltre ai Tolc (i test di on line di accesso alle università).

Appuntamenti con la psicologa. A giugno invece, la psicologa del servizio UNISS di orientamento supporterà gli indecisi nel momento più delicato e cercherà di accompagnarli in un percorso strutturato in vari incontri online -i l  14, 18, 21 e 23 giugno – fornendo strumenti utili per effettuare una scelta consapevole.

Insieme connessi. Nel frattempo, continua il servizio “Insieme connessi” (https://www.uniss.it/didattica/didattica-distanza-servizi-agli-studenti-telelavoro/i-nostri-corsi/orientamento-online) con i tutor di orientamento on line sempre disponibili e gli sportelli informativi on line di tutti i dipartimenti.

Le attività si svolgono nell’ambito del progetto finanziato dal POR FSE Regione Sardegna 2014-2020 – Asse III Istruzione e Formazione – Azione 10.5.1 – “Azioni di raccordo tra scuole e istituti di istruzione universitaria o equivalente per corsi preparatori di orientamento all’iscrizione universitaria o equivalente, anche in rapporto alle esigenze del mondo del lavoro” che prevede una serie di azioni volte ad agevolare gli studenti del triennio delle scuole superiori  nell’ingresso nel mondo universitario.

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Investire sfruttando i Megatrends: Euronext racconta case history e spunti in un evento online con esperti e opinion leader

Euronext li racconta attraverso le testimonianze di esperti ed opinion leader di diversi settori all’evento di venerdì 14 maggio 2021 dalle ore 16.00 alle 19.30, interamente online e disponibile sulla piattaforma Euronext 

I Megatrend sono forze dirompenti in grado di determinare cambiamenti strutturali nell’economia globale, guidare l’innovazione, ridefinire le priorità delle società e i modelli di business. Possono avere impatti significativi non solo sulle nostre abitudini di vita e di spesa, ma anche sulle politiche dei governi e sulle strategie aziendali e finanziarie. Il Covid-19 ha accelerato questa rivoluzione in atto da tempo.

Il tema sarà approfondito venerdì 14 maggio 2021 dalle ore 16.00 alle 19.00 interamente online e sulla piattaforma Euronext all’evento “Megatrend: una rivoluzione sociale ed economica”. L’evento sarà moderato da Margherita Carpinteri, autrice e host del podcast Investire e della omonima piattaforma di news finanziarie Investi.re, e organizzato in collaborazione con la società di consulenza Twin Advisors&Partners Limited guidata da Alessandro Sannini società di advisory londinese specializzata in capital markets,private equity e space economy.

L’evento firmato Euronext sarà diviso in workshop: ESG, Space Economy, Fintech e Criptovalute, Cybersecurity, Robotica e Intelligenza Artificiale, 5G, From Home e il futuro tecnologico dal punto di vista della Silicon Valley.

ESG: Daniela Carosio, Sustainable Value Investor, racconterà la sua esperienza nella consulenza e analisi di sostenibilità.

Space Economy: Alessandro Sannini (Twin Advisors&Partners) già advisor della Fondazione E.Amaldi ed esperto in investimenti nel settore della tecnologia e dell’aereospace, Federico Zoppas (Irca S.p.A) discendente della dinastia dell’elettrodomestico, ha fornito 100 missioni ESA con le sue resistenze, Luca del Monte (European Space Agency), Luca Rossettini (fondatore di D-Orbit), una delle più promettenti space company italiane.

Fintech: Vincenzo Di Nicola (co-fondatore di Conio) è uno dei massimi esperti di Blockchain in Italia, Fabrizio Villani (co-fondatore Fintastico) il più importante portale fintech italiano, Orlando Merone (BitPanda) uno dei manager italiani più esperti di ‘challenger bank’ e, dopo un’esperienza in Revolut, oggi è country manager di BitPanda piattaforma austriaca per l’investimento frazionato in azioni. 

Cybersecurity: Prof. Giovanni Ziccardi (Università di Milano) un pioniere della Cyberlaw in Italia e Professor of Legal Informatics e il Giulio Busulini (Senior Advisor del Laboratorio Nazionale CyberSecurity) 

Robotica e Intelligenza Artificiale: Prof. Giorgio Metta (Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia), il Prof. Antonio Frisoli (Ordinario di robotica al Sant’Anna di Pisa) racconteranno le ricerche più importanti fatte in Italia nella robotica e intelligenza artificiale.

5G e IoT: Ing. Andrea Di Giglio (TIM), impegnato in alcuni dei più importanti progetti europei sul 5G e l’Internet of things, spiegherà come sarà il mondo interconnesso di domani. 

From Home: sarà il workshop che affronterà i grandi cambiamenti accelerati dalla pandemia con Giulia Pastorella (Zoom), EU Government Relations Director del colosso della video-comunicazione, Margherita CescaNelder Haynes (ITALIANspaceWISE) architetto che ha sviluppato durante il lockdown una piattaforma di supporto e promozione del design e lifestyle Italiano e con Alessandro Palmarin (cofondatore di Nio Cocktails) azienda produttrice di cocktail Ready to Drink che ha portato letteralmente l’aperitivo di qualità in casa e dovunque si vuole. 


La conclusione dell’evento è affidata a Federico Faggin, italiano entrato nella storia della Silicon Valley con l’invenzione del microprocessore prima e del touch screen dopo, che ci darà il suo punto di vista e la sua interpretazione sui Megatrend di oggi e del futuro.

Per iscriversi all’evento:
https://channel.royalcast.com/euronextwebcast/#!/euronextwebcast/20210514_1
oppure
www.megatrendsrevolution.it

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Lotta alle zanzare: approda in Italia MosquitoAlert, l’app che permette ai cittadini di contribuire con un click

Un’istantanea dell’insetto consentirà a cittadini ed esperti di conoscere il tipo di zanzara, la sua pericolosità, le aree da disinfestare

Un’app per conoscere i tipi di zanzare che vedremo arrivare, puntuali e numerose, con l’arrivo dei mesi caldi, ma soprattutto per contribuire a combatterne le infestazioni. Il tutto con una semplice fotografia dell’insetto da inviare tramite l’applicazione MosquitoAlert alla Task Force che ha riunito a collaborare a questo progetto esperti dell’Università Sapienza di Roma e dell’Ateneo di Bologna, dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e del MUSE di Trento.

Già utilizzata in Spagna, l’app ha consentito di raccogliere migliaia di fotografie validate in tempo reale da esperti entomologi e utilizzate per tracciare l’invasione da parte di eventuali nuove specie, per identificare le regioni ed aree più infestate e dirigere gli interventi di controllo. Quest’anno MosquitoAlert è disponibile anche in Italia e contemporaneamente in altri 20 paesi grazie al progetto europeo AIM-COST coordinato dalla Prof.ssa Alessandra della Torre dell’Università Sapienza di Roma.

La Task Force di MosquitoAlert Italia si fa promotrice dell’iniziativa nel nostro Paese, senz’altro uno dei più infestati d’Europa, dove le zanzare non rappresentano solo una fonte di fastidio (spesso elevato), ma possono trasmettere virus capaci di provocare serie patologie all’uomo come il virus del West Nile, o quelli tropicali del Chikungunya o del Dengue. “Chiediamo ai cittadini di scaricare gratuitamente sul proprio telefono l’app MosquitoAlert e di ricordarsi, ogni qual volta avvistano o riescono a catturare una zanzara anche dopo averla colpita per autodifesa, di inviarne una fotografia tramite la stessa app” spiega il Dott. Beniamino Caputo, ricercatore della Sapienza e coordinatore di MosquitoAlert Italia “L’app consente anche di mandare semplici segnalazioni di punture o segnalare la presenza di raccolte d’acqua stagnante dove si possono sviluppare le zanzare e fornisce inoltre un indirizzo a cui inviare eventualmente l’intero esemplare. In cambio, gli utenti potranno conoscere la specie che li infastidisce e informarsi sui rischi sanitari connessi e avere accesso ad una mappa delle diverse specie presenti sul proprio territorio”.

E’ proprio la primavera il periodo della prevenzione, in cui cioè intervenire con trattamenti nelle aree pubbliche e private (giardini, orti, terrazzi), per rimuovere, con prodotti idonei, o rendere inaccessibili alle zanzare tutte quelle piccole o grandi raccolte d’acqua in cui potrebbero deporre le uova e nelle quali si possono sviluppare le larve. Ma come capire dove indirizzare le disinfestazioni per colpire le specie più pericolose? 

Quest’anno esiste uno strumento in più che richiede la collaborazione attiva di tutti i cittadini per raccogliere dati sulle diverse specie di zanzare, incluse quelle invasive come la zanzara tigre e altre specie di origine asiatica. MosquitoAlert è un progetto di scienza partecipata (citizen science), come ormai ne esistono diversi che grazie all’aiuto dei cittadini consentono di raccogliere preziosissime informazioni sulla biodiversità, sulle specie invasive, sui rifiuti in plastica, sulla qualità dell’aria e dell’acqua, sull’inquinamento acustico e luminoso. Le zanzare possono colpire meno l’attenzione di un bel fiore o di una farfalla, tuttavia rappresentano non solo motivo di forte fastidio per molti, ma anche un rischio per la salute pubblica a causa dei virus che trasmettono con le loro punture. Ora, sono i ricercatori a chiedere una mano ai cittadini per conoscerle e combatterle meglio. 

La Task force di Mosquito Alert Italia offre un supporto tecnico scientifico nella gestione di questa piattaforma contribuendo alla rapida validazione del materiale inviato tramite MosquitoAlert e al riconoscimento delle specie di zanzare rappresentate nelle immagini. “Per questo motivo” afferma il Dott. Francesco Severini, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità da sempre impegnato nella ricerca e nelle attività che tutelano la salute dei cittadini “la qualità delle foto inviate è di fondamentale importanza per un’accurata e valida identificazione. Inoltre la possibilità di inviare l’esemplare fotografato ai laboratori di riferimento consentirà di identificare anche gli esemplari difficilmente riconoscibili senza un microscopio o perché parzialmente danneggiati. 

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Nuove prospettive per combattere l’infezione grave da Sars-CoV-2

Un team di ricerca dell’Istituto di chimica biomolecolare del Cnr e dell’Università Federico II di Napoli ha analizzato i dati di una popolazione di oltre mille pazienti italiani affetti da Covid-19, evidenziando l’effetto protettivo esercitato da una variante del gene TMPRSS2 negli uomini giovani e nelle donne anziane, e individuando un target terapeutico per lo sviluppo di nuovi farmaci. I risultati sono pubblicati sulla rivista Genes

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Icb) e dell’Università Federico II di Napoli, ha utilizzato tecniche di data mining applicate alla bioinformatica per prevedere quali geni umani potessero influenzare l’insorgere o la gravità dei casi di Covid-19. I risultati hanno fornito uno strumento per individuare i soggetti a rischio di sviluppare una forma severa dell’infezione e hanno evidenziato un target terapeutico per lo sviluppo di nuovi farmaci.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Genes è stato condotto elaborando i dati riferiti ad una popolazione di 1177 pazienti affetti da Covid-19 in Italia, ed ha messo in evidenza l’effetto protettivo esercitato da una variante del gene TMPRSS2 negli uomini giovani e nelle donne anziane. “Il gene TMPRSS2 viene utilizzato nella cellula come stampo per le sintesi di un enzima, una proteasi, in grado di agire su altre proteine, nel caso specifico questa proteasi agisce sulla proteina Spike del coronavirus che è nota essere un elemento chiave per l’instaurarsi dell’infezione”, spiega Giuseppina Andreotti, ricercatrice del Cnr-Icb, che ha coordinato il team di ricerca insieme a Maria Vittoria Cubellis, ricercatrice associata del Cnr-Icb e docente del Dipartimento di biologia dell’Università Federico II di Napoli. “I dati hanno messo in luce che in questi gruppi di pazienti, uomini giovani e donne anziane, quelli che avevano una mutazione nel gene TMPRSS2 avevano un quadro clinico meno severo rispetto a coloro che non presentavano la mutazione”.

Una lista di possibili polimorfismi (mutazioni genetiche non causanti malattie presenti in una popolazione con una incidenza superiore all’1%) che potevano essere correlati con la gravità o con l’insorgenza della Covid-19 è stata descritta in un primo lavoro pubblicato sull’European journal of medical genetics. La lista include tra gli altri un polimorfismo comune nel gene TMPRSS2.

“In particolare, la variante di TMPRSS2 identificata e maggiormente rappresentata nella popolazione, causa la sostituzione di un amminoacido nella proteasi, al posto della valina in posizione 197 della sequenza c’è la metionina”, specifica la ricercatrice Cnr-Icb. La proteina mutata in tale modo è stata studiata “in silico”, cioè con simulazioni matematiche al computer e grazie a programmi di predizione delle proprietà chimico-fisiche delle proteine è stato evidenziato che è ragionevole ipotizzare che abbia un’attività biologica ridotta rispetto a quella non mutata.

Il passaggio dalla previsione teorica “in silico” alla conferma sostenuta da dati clinici è stato possibile grazie a una collaborazione con Alessandra Renieri, docente dell’Università di Siena e coordinatrice della rete di istituti di ricerca e nosocomi italiani “Gen-Covid Multicenter Study”. “Questa osservazione genetica potrebbe aprire la strada ad un’interessante ricaduta terapeutica poiché farmaci in grado di inibire o ridurre l’attività della proteasi TMPRSS2, così come fa la mutazione nelle persone relativamente protette, potrebbero essere utilizzati per la cura della Covid-19”, conclude Andreotti. “Tali farmaci esistono sebbene siano utilizzati per la cura di altre patologie. Si tratta del camostat mesilato e del nafamostat mesilato. Riposizionare questi farmaci fornirebbe dunque un nuovo e valido strumento per il trattamento della Covid-19”.

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Energia: ENEA lancia la prima rete nazionale per l’agrivoltaico sostenibile

Parco fotovoltaico di Monreale, Palermo, IT, 2009. Progetto di mitigazione e compensazione paesaggistico-ambientale. Progetto: Progetto Verde studio di architettura del paesaggio; Fabrizio Cembalo Sambiase, Alessandro Visalli. Foto cortesia di Dirk Oudes, HDEL research group – Amsterdam Academy of Architecture

Una rete italiana aperta a imprese, istituzioni, università e associazioni di categoria per promuovere l’agrivoltaico sostenibile,che consente di produrre energia elettrica da fotovoltaico e, al tempo stesso, di coltivare i terreni. È l’iniziativa coordinata dall’ENEA cui hanno già manifestato il sostegno: l’Associazione Italiana Architettura del Paesaggio (AIAPP), Confagricoltura, Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali (CONAF), Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica), Italiasolare, Legambiente, REM Tec, Società Italiana di Agronomia (SIA) e Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.

L’obiettivo del network è di arrivare alla definizione di un quadro metodologico e normativo, di linee guida per la progettazione e valutazione degli impianti, di strumenti di supporto ai decisori e di contribuire alla diffusione di conoscenze e promuovere le eccellenze italiane nei settori delle nuove tecnologie per l’energia rinnovabile, dell’agricoltura e del paesaggio[1].

A livello operativo, ENEA ha costituito un’apposita task force multidisciplinare nell’ambito di due dipartimenti – “Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili” e “Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali” – con la possibilità di utilizzare laboratori, infrastrutture e professionalità pluriennali nei settori delle tecnologie green e dell’agroindustria.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio contesto della missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica” del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, che per lo sviluppo dell’agrivoltaico prevede investimenti per 1,1 miliardi di euro, una capacità produttiva di 2,43 GW, con benefici in termini di riduzione delle emissioni di gas serra (circa 1,5 milioni di tonnellate di CO2) e dei costi di approvvigionamento energetico.

Inoltre, lo sviluppo dell’agrivoltaico potrebbe contribuire a superare alcune delle criticità che oggi ostacolano la crescita del fotovoltaico. “La specificità dei contesti urbani italiani e il limitato potenziale di integrazione del fotovoltaico negli edifici, ma anche le incertezze legate al cambiamento di uso del suolo e alla trasformazione del paesaggio bloccano le autorizzazioni”, rimarca Ezio Terzini, responsabile divisione ENEA di Fotovoltaico e Smart Devices.“I sistemi agrivoltaici possono quindi rappresentare una valida risposta e per incoraggiarne la diffusione è necessario sviluppare soluzioni tecnologiche innovative e criteri di progettazione e valutazione delle prestazioni degli impianti”, aggiunge.

Secondo uno studio ENEA-Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza,pubblicato sulla rivista scientifica Applied Energy, le prestazioni economiche[2] e ambientali[3] degli impianti agrivoltaici sono simili a quelli degli impianti fotovoltaici a terra, soprattutto se si utilizzano tensostrutture per limitare l’impiego di acciaio e cemento: il costo dell’energia elettrica prodotta risulta essere di circa 9 centesimi di euro per kWh, mentre le emissioni di gas serra ammontano a circa 20 g di CO2eq per megajoule di elettricità. “Ma i valori aggiunti sono rilevanti, in quanto alcune tipologie di installazioni agrivoltaiche (es. pannelli a 5 m di altezza, ricorso a tensostrutture) incidono in misura relativamente limitata sul consumo di suolo rispetto agli impianti a terra e, in specifiche condizioni ambientali (es. stress idrici), possono permettere di conseguire un aumento della resa di alcune colture in quanto l’ombra generata dagli impianti agrivoltaici, se ben calibrata, riduce la temperatura del suolo, e il fabbisogno idrico delle colture. In specifici contesti, l’agrivoltaico può contribuire ad aumentare la resilienza del settore agroalimentare rispetto agli impatti del cambiamento climatico e contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030”, spiega Alessandro Agostini, ricercatore ENEA della Divisione Produzione, Storage e Utilizzo dell’Energia, e tra gli autori dello studio.

Secondo il World Energy Outlook 2020 dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), il fotovoltaico rappresenta la fonte di elettricità più economica e pertanto la sua diffusione risulta cruciale nell’ambito degli obiettivi energetici europei e del Piano Nazionale Energia e Clima, che al 2030 prevede un incremento della produzione elettrica da fotovoltaico da circa 24 TWh/anno a 73 TWh/anno e dell’ulteriore incremento previsto nell’ambito del Piano “Next Generation Italia”.

“Il sistema agroalimentare deve affrontare i temi della decarbonizzazione, della sostenibilità e della competitività e, in questo contesto, l’agrivoltaico può rappresentare una nuova opportunità per gli agricoltori tramite modelli win-win che esaltino le sinergie tra produzione agricola e generazione di energia”, commenta Massimo Iannetta, responsabile della Divisone ENEA di Biotecnologie e Agroindustria.“Il settore,inoltre, può contribuire a rafforzare il tessuto produttivo agricolo attraverso l’approccio Nexus che guarda alla stretta interdipendenza tra produzione di cibo, energia e acqua, allargando la visione ad un altro fattore cruciale, il suolo, con le sue caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche che vanno salvaguardate”, aggiunge.

“L’agrivoltaico è un settore dalle caratteristiche uniche in grado di combinare energia, nuove tecnologie, agricoltura e conservazione del paesaggio anche a tutela delle comunità locali e delle loro attività, con benefici in termini di sostenibilità ambientale, economica e sociale”, sottolinea Alessandra Scognamiglio, ricercatrice ENEA del Laboratorio Dispositivi innovativi presso il Centro ricerche di Portici e coordinatrice della task force AgrivoltaicoSostenibile@ENEA. “Riteniamo che non esista un solo agrivoltaico, ma diverse soluzioni da declinare secondo le specifiche caratteristiche dei siti oggetto di intervento: la sfida è trasformare una questione tecnica in una questione di cultura complessa, con un approccio transdisciplinare supportato dai risultati della ricerca sulle migliori combinazioni colture/sistemi fotovoltaici”, aggiunge. Occorre infatti valutare i potenziali impatti dell’agrivoltaico sotto diversi punti di vista, includendo i servizi ecosistemici associati ai sistemi agrari integrati con la produzione di energia e gli impatti ambientali e paesaggistici associati a tutto il ciclo di vita delle infrastrutture associate a questi impianti. Su questi temi è fondamentale il ruolo della ricerca scientifica a supporto delle decisioni politiche, rispetto allo sviluppo economico associato all’industria delle energie rinnovabili. “Il rischio è che una diffusione decontestualizzata di questi impianti porti di fatto a un cambio di destinazione d’uso di terreni agricoli, dal momento che la produzione di energia oggi permette redditi ben superiori alle coltivazioni, in quanto nella valutazione economica non vengono contabilizzati servizi ecosistemici, inclusi la qualità del paesaggio e del suolo, di cui la società beneficia senza che questi siano remunerati ai produttori”, dichiara Michele Perniola, presidente della Società Italiana di Agronomia.

Dopo la presentazione nell’ambito della 29th European Biomass Conference & Exhibition (EUBCE), in collaborazione con ETA-Florence Renewable Energies, la rete nazionale dell’agrivoltaico sostenibile farà il suo esordio in Europa l’11 maggio dalle 11:35 alle 12:20 nel contesto del SolarPower Summit 2021, l’evento annuale di SolarPower Europe, con oltre 2000 partecipanti tra rappresentanti di istituzioni, associazioni, aziende e policy maker del settore energetico europeo, in programma dal 10 al 12 maggio 2021.

Luogo di confronto sulle varie iniziative nazionali, la rete è dotata di una piattaforma web aperta al più ampio coinvolgimento dei diversi attori interessati con diverse modalità, tra cui la partecipazione al comitato scientifico o al comitato consultivo, lo sviluppo di dimostratori, lo scambio di informazioni su casi studio reali o su nuovi risultati scientifici.

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Morfologia di ciò che resta d’una supernova

È in uscita su Astronomy & Astrophysics il primo modello che riesce a riprodurre le proprietà di un resto di supernova di tipo “mixed-morphology”. Lo studio, guidato da Sabina Ustamujic dell’Inaf di Palermo, ha permesso di vincolare l’età del resto di supernova Ic 443, la massa del materiale espulso dalla supernova e l’energia dell’esplosione – tutti parametri importanti per vincolare i modelli di supernova

L’immagine (cliccare per ingrandire) mostra la distribuzione di densità di Ic 443 prevista dal modello a 8400 anni dall’esplosione. Il modello è osservato da diverse direzioni: lungo la linea di vista (pannelli a sinistra) e rotato di 90 gradi attorno l’asse z (pannelli a destra). Le superfici opache corrispondono a valori di densità corrispondenti all’1 per cento (pannelli in alto) e 5 per cento (pannelli in basso) del valore di picco. I colori codificano la velocità radiale degli ejecta in unità di 1000 km/s. La superficie semitrasparente mostra la posizione dell’onda d’urto, mentre la struttura toroidale semitrasparente rappresenta la nube molecolare. Crediti: S. Ustamujic, S. Orlando et al., A&A, 2021

resti di supernova sono nebulose in rapida espansione prodotte dalle esplosioni di supernova, spesso caratterizzate da una morfologia complessa, conseguenza dell’interazione con il mezzo interstellare dell’ambiente circostante. Questi oggetti sono sorgenti di radiazione in varie bande dello spettro elettromagnetico. Ciò è dovuto alla varietà di fenomeni che caratterizzano i resti di supernova, e alle diverse condizioni fisiche – come temperatura e densità – delle componenti che li costituiscono, come le nubi compresse e riscaldate dall’onda d’urto generata dall’esplosione, gli ejecta di plasma espulso dalla supernova su cui impatta l’onda d’urto inversa, o eventualmente la stella a neutroni al centro del resto di supernova, generata dal collasso gravitazionale del nucleo della stella esplosa. Una particolare classe di resti di supernova è costituita dai resti di tipo mixed-morphology, caratterizzati da un guscio esterno visibile alle onde radio, che delimita una regione sorgente di radiazione termica ai raggi X. Sono state proposte varie teorie per spiegare la formazione di resti di supernova di questo tipo. Secondo le ipotesi più accreditate, le proprietà di questa classe di resti di supernova sono la conseguenza dell’interazione tra il resto di supernova e la materia presente nell’ambiente circostante, denso e fortemente disomogeneo.

Il resto di supernova Ic 443 è uno dei resti di tipo mixed-morphology più studiati. Alla distanza di circa 4900 anni luce da noi, e con un’estensione angolare di 50 minuti d’arco (per confronto, la Luna piena ha un diametro di 31 minuti d’arco), questo resto di supernova ha una morfologia complessa, la cui struttura principale è costituita da due gusci di forma quasi circolare e dimensione diversa. La morfologia di Ic 443 è il risultato dell’interazione con dense nubi di mezzo  interstellare a nord-ovest, sud-est e nord-est. L’emissione ai raggi X di Ic 443 è composta da radiazione termica diffusa, emessa dall’interno del resto di supernova, ed emissione più energetica, sia termica che non termica, proveniente o dagli ejecta e da regioni del mezzo interstellare compressi e riscaldati dall’onda d’urto, o dal plerione, ossia una nube di plasma formata dal vento emesso dalla stella a neutroni presente in Ic 443.

Studi precedenti guidati da astronomi dell’Osservatorio astronomico dell’Inaf di Palermo hanno ottenuto importanti risultati per la comprensione dell’evoluzione di questo resto di supernova e dell’esplosione che lo ha generato. Gli autori di uno studio del 2008 hanno suggerito che Ic 443 sia evoluto all’interno di una bolla di materiale creata dal vento stellare della progenitrice durante le sue ultime fasi evolutive. Uno studio più recente ha identificato una struttura a jet ricca di magnesio all’interno del resto di supernova, la cui direzione coincide con la posizione della stella di neutroni ai tempi dell’esplosione della supernova che ha generato Ic 443.

Sabina Ustamujic, ricercatrice all’Osservatorio astronomico dell’Inaf di Palermo e prima autrice dello studio in uscita su Astronomy & Astrophysics

In un nuovo studio ora in uscita sulla rivista Astronomy & Astrophysics, il team guidato dall’astrofisica Sabina Ustamujic dell’Inaf di Palermo ha sviluppato un modello idrodinamico tridimensionale dell’evoluzione del resto di supernova Ic 443 per 10mila anni, includendo l’interazione con il mezzo interstellare circostante. Il modello riesce a spiegare la morfologia del resto di supernova e a riprodurre molte delle sue caratteristiche.

«Lo studio appena pubblicato», spiega Ustamujic, «fa parte di un progetto avviato nel 2015 presso l’Osservatorio astronomico di Palermo per legare le proprietà morfologiche, fisiche e chimiche dei resti di supernova ai processi fisici che governano le esplosioni di supernova e alla natura della stella progenitrice. Nel caso specifico, il modello sviluppato ci ha permesso di vincolare l’età di Ic 443, la massa del materiale espulso dalla supernova e l’energia dell’esplosione – tutti parametri importanti per vincolare i modelli di supernova. Inoltre, il modello ci ha permesso di svelare l’origine della morfologia di tipo mixed di Ic 443 – cioè una morfologia con massima emissione X al centro – e di stabilire il legame tra il resto di supernova e una pulsar che si trova in posizione periferica rispetto al centro di Ic 443: il nostro studio mostra che, effettivamente, la pulsar potrebbe essere ciò che resta della stella progenitrice».

Questo è il primo modello che riesce a riprodurre le proprietà di un resto di supernova di tipo mixed-morphology. Ad esempio, esso mostra come le nubi circostanti riescano a confinare l’espansione di Ic 443 a nord-est ed a sud-est, mentre il resto di supernova rimane libero di espandersi a sud-ovest. Inoltre, il modello ha permesso agli autori dello studio di comprendere la natura della radiazione X emessa da Ic 443. L’emissione termica centrale è riprodotta assumendo che l’esplosione sia avvenuta in corrispondenza del plerione di Ic 443, nonostante questo non si trovi al centro del resto di supernova. Nell’articolo è dimostrato che questa componente dell’emissione di raggi X viene sintetizzata bene dal modello proprio assumendo che il plerione non sia localizzato al centro di Ic 443, il che fornisce una prova importante sulla sua appartenenza al resto di supernova.

L’emissione ai raggi X disomogenea e irregolare è emessa dagli ejecta con una relazione tra l’energia della radiazione emessa e la temperatura degli ejecta: quelli più freddi emettono radiazione termica meno energetica mentre quelli riscaldati dalle onde d’urto che si riflettono ripetutamente nella cavità nel mezzo ambiente dentro la quale si evolve Ic 443 emettono la componente più energetica. Alla componente meno energetica di radiazione ai raggi X si aggiunge anche il contributo proveniente dalle nubi compresse e riscaldate dall’espansione del resto di supernova. Il modello vincola anche la massa degli ejecta espulsi dalla supernova (7 masse solari), l’energia dell’esplosione di supernova (1051 erg), e l’età del resto di supernova (circa ottomila anni). Allo studio hanno anche partecipato astronomi dell’Università di Palermo e dell’Istituto di astrofisica spaziale e fisica cosmica dell’Inaf di Palermo.

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Quarto Rapporto AIFA sulla sorveglianza dei vaccini COVID-19

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha pubblicato il quarto Rapporto di farmacovigilanza sui vaccini COVID-19. I dati raccolti e analizzati riguardano le segnalazioni di sospetta reazione avversa registrate nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza tra il 27 dicembre 2020 e il 26 aprile 2021 per i quattro vaccini in uso nella campagna vaccinale in corso.

Nel periodo considerato sono pervenute 56.110 segnalazioni su un totale di 18.148.394 dosi somministrate (tasso di segnalazione di 309 ogni 100.000 dosi), di cui il 91% sono riferite a eventi non gravi, che si risolvono completamente, come dolore in sede di iniezione, febbre, astenia/stanchezza, dolori muscolari. Come riportato nei precedenti Rapporti, gli eventi segnalati insorgono prevalentemente lo stesso giorno della vaccinazione o il giorno successivo (85% dei casi).

Le segnalazioni gravi corrispondono all’8,6% del totale, con un tasso 27 eventi gravi ogni 100.000 dosi somministrate, indipendentemente dal tipo di vaccino, dalla dose (prima o seconda)e dal possibile ruolo causale della vaccinazione.

La maggior parte delle segnalazioni sono relative al vaccino Comirnaty (75%), finora il più utilizzato nella campagna vaccinale (70,9% delle dosi somministrate), e solo in minor misura al vaccino Vaxzevria (22%) e al vaccino Moderna (3%), mentre non sono presenti, nel periodo considerato, segnalazioni relative a COVID-19 Vaccino Janssen (0,1% delle dosi somministrate).

La valutazione dei casi italiani di trombosi venosa intracranica e atipica in soggetti vaccinati con Vaxzevria è in linea con le conclusioni della procedura dell’Agenzia Europa dei Medicinali. In Italia, fino al 26 aprile 2021, sono state inserite nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza 29 segnalazioni di trombosi venose intracraniche e 5 casi di trombosi venose in sede atipica. La maggior parte di questi eventi (22 casi, 65%) hanno interessato le donne con un’età media di circa 48 anni e solo in 1/3 dei casi circa gli uomini (12 casi, 35%) con un’età media di circa 52 anni. Il tempo medio di insorgenza è stato di circa 8 giorni dopo la somministrazione della 1a dose del vaccino Vaxzevria.

L’approfondimento a livello nazionale di queste segnalazioni è condotto con il supporto di un “Gruppo di Lavoro per la valutazione dei rischi trombotici da vaccini anti-COVID-19”, costituito da alcuni dei massimi esperti nazionali di trombosi ed emostasi.

Il Rapporto è consultabile sul sito dell’AIFA alla pagina:https://www.aifa.gov.it/farmacovigilanza-vaccini-covid-19

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Torna “Scienza in piazza” dal 13 al 15 maggio – XV edizione dedicata a Dante Alighieri

Dal 13 al 15 maggio c’è “Scienza in piazza”. Manifestazione di Uniss creata per trasmettere la passione per le discipline scientifiche

Tanti eventi speciali dedicati a Dante Alighieri

Un momento dell’edizione 2019

Scienza in piazza” torna anche quest’anno, per la prima volta on line, per trasmettere a studenti e famiglie curiosità e passione verso le discipline scientifiche. Il 13, 14 e 15 maggio, a partire dalle 8.30, si terrà la 15esima edizione della manifestazione che l’Università di Sassari porta avanti assieme alle scuole della città e della provincia e alle associazioni della rete “Scienza in movimento”. Vista la concomitanza con i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, saranno tante le occasioni di riflessioni sul sommo poeta e gli aspetti della Divina commedia legati alla scienza.

Chimica, biologia, matematica, fisica, cambiamenti climatici…sono tanti gli argomenti che verranno affrontati con competenza e con un linguaggio comprensibile in una serie di appuntamenti on line sulla piattaforma Meet. Gli istituti scolastici interessati potranno partecipare su richiesta. Ogni evento ha la durata di un’ora e potrà essere prenotato entro martedì 11 maggio inviando via e-mail a scienzainpiazzasassari@uniss.it il proprio nome e cognome, indirizzo e-mail a cui poter essere invitati.

Il calendario degli eventi è disponibile sul sito dell’Università di Sassari, nella pagina dedicata a Scienza in piazza 2021: www.uniss.it/scienzainpiazza.

A corollario della manifestazione, Scienza in piazza 2021 si confronta con il settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, sviluppando alcuni dei suoi exhibit in accordo con la ricorrenza, ma non solo. Sarà presentato il documentario sulla scienza nella Divina Commedia dal titolo Cosmografia Dantesca realizzato dal prof. Gian Nicola Cabizza, divulgatore scientifico e cofondatore dell’Osservatorio Astronomico e del Planetariodi Siligo, con la collaborazione dell’esperto di videografica Nicola Bonomo (qui il trailer https://www.youtube.com/embed/arThHsv8ElE). Inoltre, verrà mostrato il video “Tumulto”, realizzato dalle classi IV B elettrotecnici e IV D informatici dell’ITI Angioy di Sassari, sotto la guida della Prof.ssaMaria Rita Piras L’elaborato ha partecipato al Dantedì, evento organizzato dall’Associazione degli Italianisti, mosaico di cento tessere video per illustrare la Divina Commedia. La scena si sviluppa nel Cimitero Monumentale di Sassari, luogo sacro e suggestivo che ha reso al meglio l’emozione della poesia e dei personaggi descritti nel terzo canto della commedia (https://www.youtube.com/embed/PoApdmm0u0k).

Lo spirito di Scienza in piazza, che annovera tra i propri obiettivi anche la diffusione di metodologie didattiche innovative, è ben rappresentato nel video realizzato ad hoc dagli studenti del Liceo Artistico Figari, con la supervisione dei docenti Marco Ippolito, Antonello Capitta e Gabriele Peru, e dalle docenti Loredana Manunta e Pierina Lunesu per la parte grafica (link al video: https://www.youtube.com/embed/LbYohDV-a88).

Scienza in piazza è una delle attività di public engagement che fanno parte della Terza Missione dell’Ateneo, destinata a coinvolgere in modo diretto la cittadinanza, in questo caso attraverso il mondo della scuola.

Gli istituti scolastici aderenti al progetto sono il Liceo e scientifico e linguistico Castelsardo, ISS Paglietti Porto Torres, Liceo scientifico, sportivo e linguistico Europa Unita, Liceo Artistico Filippo Figari Sassari, Polo tecnico statale Devilla Sassari, Istituto tecnico Salvator Ruiu Sassari, Liceo Statale Margherita di Castelvì, Liceo classico, musicale e coreutico Azuni, Istituto tecnico industriale Angioy, Liceo Scientifico Fermi Alghero, Associazione sassarese di filosofia e scienza, Associazione scienza in movimento, Associazione per l’insegnamento della Fisica, Associazione Amici del museo della ricerca, l’associazione Società Astronomica Turritana.

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