Il CRS4 festeggia i trent’anni di vita

Il CRS4Centro di Ricerca, Sviluppo, Studi Superiori in Sardegna viene fondato il 30 novembre 1990 per volere della Giunta regionale sarda, che affida al premio Nobel Carlo Rubbia l’incarico di Presidente. Insieme a Rubbia furono ingaggiati anche lo scienziato Paolo Zanella, quale amministratore delegato, e un folto parterre di giovani ricercatori provenienti da tutte le parti del mondo.

La nascita di un centro di ricerca in Sardegna ha dato vita, negli anni a seguire, ad un ecosistema dell’innovazione nel quale il CRS4 è stato il motore trainante: la Regione investì 10 miliardi di Lire affinché venissero studiate, sviluppate e applicate soluzioni all’avanguardia utilizzando tecnologie computazionali abilitanti nei settori dell’informatica, dell’energia e ambiente e del calcolo ad alte prestazioni; nel 1993 il sito del CRS4 (http://www.crs4.it) fu il primo sito web in Italia e nel 1994 il Centro contribuì alla nascita del primo giornale online in Europa (unionesarda.it); nel 1995 nacquero il primo internet service provider italiano (Video On Line) e la prima radio che trasmetteva in live streaming (RadioX); sempre nel 1995 il CRS4 sviluppò il primo motore di ricerca italiano (Search in Italy); successivamente la Regione Sardegna ha continuato ad investire nel campo dell’economia digitale e delle start-up innovative.

“Dalla sua nascita ad oggi” – sostiene Giacomo Cao, amministratore unico del CRS4 – “il Centro ha contribuito al raggiungimento di importanti traguardi scientifici e tecnologici che hanno rappresentato un fiore all’occhiello per la Regione Sardegna”. Aggiunge Cao: “Oggi i settori trainanti della ricerca sono l’Ict, l’energia e l’ambiente, le bioscienze, l’informatica visuale e ad alta intensità di dati e le infrastrutture computazionali. Recentemente ha visto la luce il nuovo settore ‘Tecnologie digitali per l’aerospazio’, che potrà dare il suo apporto ad esempio, alle prossime iniziative di esplorazione lunare e marziana nonché di applicare le tecnologie che ne derivano nei settori quali mobilità, agrifood, beni culturali e per la sicurezza del territorio”.

Conclude Cao: “Altro importante obiettivo sarà quello di prevedere nuovi scenari di ricerca, legati ad esempio alla tematica dei computer quantistici che consentiranno di affrontare problematiche molto complesse e di ottenere i relativi risultati in tempi molto ridotti rispetto a quelli ottenibili con i supercomputer attuali”.

Maria Assunta Serra, commissaria straordinaria di Sardegna Ricerche commenta: “Il CRS4 e il Consorzio 21 – ora Sardegna Ricerche – nascono dalla visione illuminata di un nuovo sviluppo basato sulla tecnologia avanzata, promossa nel 1985 dalla Giunta della Regione Autonoma della Sardegna allora presieduta dal sardista Mario Melis. È proprio in quell’anno che viene costituito il Consorzio 21 con l’obiettivo, inizialmente, di assistere lo sviluppo tecnologico delle piccole e medie imprese regionali  e,  successivamente, di creare e gestire il Parco Scientifico e Tecnologico della Sardegna. Viene poi presa la decisione  di costruire in Sardegna l’infrastruttura essenziale per questo tipo di sviluppo: un centro di ricerca sul calcolo avanzato. Il progetto fu sviluppato dagli assessori della Programmazione della Giunta Melis e della Giunta Floris,  insieme ai responsabili del Consorzio 21.  Il 30 novembre 1990 viene registrata a Cagliari  la società CRS4 scarl: il Consorzio Ventuno è uno dei soci fondatori  e ne assume la Vice Presidenza. In qualità di socio fondatore e unico soggetto pubblico, Sardegna Ricerche da allora continua a svolgere un ruolo di indirizzo e di  controllo sulle attività del CRS4 , ma soprattutto svolge un’ azione di sostegno e di  stimolo allo sviluppo prodotti, processi e servizi ad alto contenuto tecnologico, non  solo nell’ambito dell’ICT  ma anche nel campo  della diagnostica e della medicina personalizzata, della valorizzazione dei beni culturali ed ambientali e del turismo”.

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Università, il logo dell’ateneo di Cagliari ideato per i 400 anni di vita proiettato sulla torre dell’elefante fino al 30 novembre

Da oggi i 400 anni dell’Università di Cagliari colorano le notti della città: da ieri sera, infatti – dalle 17.30 alle 23 fino a lunedì 30 novembre – un faro proietta sulla Torre dell’Elefante il logo ideato per celebrare i quattro secoli di vita dell’Ateneo guidato da Maria Del Zompo. L’iniziativa comincia nella felice coincidenza della Notte dei Ricercatori, in programma oggi fino a tarda sera.

E’ un modo fortemente simbolico, voluto dal Rettore per testimoniare la grande vicinanza di tutta l’Università – studenti, docenti e personale – ai cagliaritani (e in generale a tutti i sardi) anche in questo periodo di emergenza sanitaria, che costringe a ridurre al minimo le occasioni per celebrare i 400 anni dell’Ateneo in presenza.

“Sono 400 anni di una storia bellissima – commenta la prof.ssa Del Zompo – che denota la passione che i cagliaritani hanno sempre avuto nel sostenere la cultura come mezzo di crescita della società. Una storia in cui Università e città sono sempre cresciute insieme”. Per questo accanto al logo – come in tutti i materiali promozionali della ricorrenza – compare la frase fortemente evocativa “Uniti nel sapere da 400 anni”. E non a caso è stata scelta la Torre dell’Elefante, simbolo di Cagliari e punto di riferimento per tanti cagliaritani visibile da molti punti della città.

L’iniziativa dell’Università del capoluogo sardo si ripeterà nel 2021, in particolare in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’Anno accademico, rinviata da questo autunno a causa della pandemia.

Il logo celebrativo dei 400 anni è stato ideato e realizzato da Stefano Asili.

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COVID-19: su Frontiers in Pharmacology studio ENEA con le Università di Urbino e Singapore

Uno studio ENEA, realizzato in collaborazione con le Università di Urbino e Singapore, ha permesso di individuare in alcuni farmaci già in uso nella pratica clinica proprietà che contrastano i meccanismi cellulari e molecolari dell’infezione da virus SARS-CoV-2 e la progressione della malattia COVID-19. La ricerca realizzata con il Big Data approach, ovvero utilizzando piattaforme computazionali che raccolgono una grande mole di informazioni, è stata pubblicata sulla piattaforma “Research Square” e a breve apparirà anche sulla rivista internazionale peer-reviewed “Frontiers in Pharmacology”

Lo studio è stato ispirato al “repurposing”, ossia riqualificazione – tra le linee guida raccomandate dalla Comunità europea – e prende in considerazione farmaci già in uso, approvati sia dall’European Medicines Agency (EMA) che dalla Food and Drug Adminstration (FDA), noti per l’azione come antitumorali, chemiopreventivi, broncodilatatori, antipertensivi, in grado però di colpire anche i bersagli molecolari della COVID-19, bloccandone o limitandone la progressione. Lo studio in silico ha permesso di predire i meccanismi molecolari dell’infezione ed individuare possibili farmaci.

“A questa ricerca ha collaborato Seeram Ramakrishna, uno dei tre più quotati ricercatori a livello mondiale nel campo della bioingegneria, secondo la recente classifica Google “World ranking of scientists”, spiega Laura Teodori, del Laboratorio Diagnostiche e Metrologia ENEA, primo autore della pubblicazione.

“Lo studio è stato il primo in assoluto ad aver identificato la proteina HDAC (istone deacetilasi), una tra le più importanti molecole che regola l’espressione dei nostri geni, come utile bersaglio terapeutico per contrastare il virus. I risultati validati dal confronto con i dati clinici di uno studio cinese su 1096 pazienti di COVID-19[1], aprono la strada a nuovi studi nel settore del drugrepurposing e drug-discovery”, aggiunge Teodori.

“Successivamente, altri gruppi hanno evidenziato l’HDAC come utile bersaglio per contrastare il virus SARS-CoV-2. Si tratta di un risultato di notevole impatto clinico, in quanto esiste già un discreto numero di farmaci e anche composti bioattivi di origine naturale come la quercitina, un flavonoide presente in alcunialimenti, con comprovata attività HDAC inibitrice, attualmente utilizzati per altre patologie che potrebbero essere reclutati per contrastare la malattia COVID-19”, conclude Teodori.

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Borexino ottiene la prima prova sperimentale di come brillano le stelle massive

I risultati ottenuti ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN

Foto di Yuri Suvorov

La collaborazione scientifica “Borexino“, esperimento ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, pubblica su Nature l’annuncio della prima rivelazione in assoluto dei neutrini prodotti nel Sole dal ciclo CNO (carbonio-azoto-ossigeno): un risultato sperimentale di valore storico, che completa un capitolo della fisica iniziato negli anni ’30 del secolo scorso. L’implicazione di questa nuova misura per la comprensione dei meccanismi stellari è enorme: infatti, poiché il ciclo CNO è preponderante nelle stelle più massicce del Sole, con questa osservazione Borexino ha raggiunto l’evidenza sperimentale di quello che di fatto è il canale dominante nell’universo per la combustione dell’idrogeno.

Precedentemente Borexino aveva già studiato in dettaglio il meccanismo principale di produzione di energia nel Sole, la catena protone-protone, tramite la rivelazione individuale di tutti i flussi di neutrini che da essa si originano. Ora, misurando i neutrini prodotti dal ciclo CNO, che è presente nel Sole per l’1%, Borexino fornisce la prima prova sperimentale dell’esistenza di questo ulteriore meccanismo di generazione di energia.

“Ora abbiamo finalmente la prima fondamentale conferma sperimentale di come brillino le stelle più pesanti del Sole”, sottolinea Gianpaolo Bellini, professore dell’Università di Milano e ricercatore INFN, uno dei padri fondatori di Borexino, di cui è stato portavoce per 22 anni, e che ha guidato il gruppo di ricercatori e tecnici dell’Università Statale e della sezione INFN di Milano che esattamente 30 anni fa dava avvio al concepimento dell’esperimento. “Questo è il culmine di trent’anni di lavoro – continua Bellini – e di oltre dieci anni di scoperte di Borexino nella fisica del Sole, dei neutrini e infine delle stelle. Dal 1990 il gruppo di Milano ha avuto un ruolo chiave nella progettazione e costruzione del rivelatore, con un contributo dell’Università di Princeton, e successivamente, per quanto riguarda l’INFN, in collaborazione con i gruppi di Genova, Gran Sasso, Perugia, nell’ambito di una collaborazione internazionale”.

I neutrini solari possono essere osservati solo con rivelatori altamente sensibili, in grado di escludere la maggior parte delle sorgenti di segnali di fondo. Per ottenere la sensibilità richiesta, l’esperimento Borexino è stato costruito con un design simile a una cipolla, caratterizzato da strati di crescente radiopurezza, che lo rendono un rivelatore unico al mondo per il bassissimo livello di fondo raggiunto, mai ottenuto da nessun altro esperimento. Inoltre, la profondità delle sale sperimentali dei Laboratori sotterranei del Gran Sasso lo ripara delle radiazioni cosmiche, con l’eccezione appunto dei neutrini che attraversano indisturbati la materia terrestre.

Misurare i neutrini del ciclo CNO è stata un’impresa complicata che ha richiesto un grande sforzo sia di hardware sia di software. “Nonostante i successi eccezionali ottenuti e un rivelatore già ultrapuro, – spiega Gioacchino Ranucci, ricercatore della sezione INFN di Milano, attuale co-portavoce di Borexino – abbiamo dovuto impegnarci molto per migliorare ulteriormente la soppressione e la comprensione del bassissimo fondo residuo, in modo da riuscire a identificare i neutrini del ciclo CNO”.

“La rivelazione dei neutrini prodotti nel ciclo CNO annunciata da Borexino è il coronamento di uno sforzo incessante, durato anni, che ci ha portato a spingere la tecnologia a scintillazione liquida oltre ogni limite precedentemente raggiunto, e a fare del cuore di Borexino il luogo meno radioattivo del mondo” commenta Marco Pallavicini, professore dell’Università di Genova e membro della Giunta Esecutiva dell’INFN, attualmente co-portavoce dell’esperimento.

Una storia lunga 80 anni

L’esistenza del ciclo CNO fu teorizzata per la prima volta nel 1938, quando gli scienziati Hans Bethe e Carl Friedrich von Weizsäcker proposero, indipendentemente, che la fusione dell’idrogeno nelle stelle potesse anche essere catalizzata dai nuclei pesanti carbonio, azoto e ossigeno, in una sequenza ciclica di reazioni nucleari, oltre a procedere secondo la sequenza della catena protone-protone.

Nonostante le evidenze indirette ottenute con osservazioni astronomiche e astrofisiche, la conferma sperimentale diretta dei meccanismi stellari di generazione di energia non era ancora mai stata ottenuta. La sua ricerca si è concentrata sui neutrini, particelle prodotte in abbondanza in queste reazioni, portando all’avvio, negli anni ’60 del XX secolo, del programma scientifico del Neutrino Solare, da cui sono scaturiti risultati di grande importanza per la fisica delle particelle.

Con questa misura, Borexino, che si avvicina alla conclusione della sua attività scientifica, dopo aver dimostrato come brilla il Sole, lascia al settore dei neutrini anche l’eredità duratura della prima osservazione dei neutrini CNO, un risultato rivoluzionario ottenuto attraverso un impressionante sforzo sperimentale, che rimarrà per il futuro come uno dei successi fondamentali dell’astrofisica e della fisica astroparticellare. Nel corso di questa affascinante impresa per svelare i misteri del Sole e delle stelle, durata quasi un secolo, i neutrini solari sono stati fondamentali anche per identificare il fenomeno dell’oscillazione dei neutrini, una

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Violenza da lockdown: esasperazione della coppia e stereotipi di genere

Due indagini nazionali, condotte tra marzo e aprile 2020 dall’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr (Osservatorio Mutamenti Sociali in Atto Covid-19), mostrano l’aumento del rischio di violenza nelle coppie durante il confinamento e una significativa presenza, nella popolazione, di stereotipi di genere che condizionano lo svolgimento delle attività domestiche. Gli studi pubblicati sulla rivista internazionale European Review for Medical and Pharmacological Sciences

Opinioni circa alcuni stereotipi di genere (% per donne) 

Il 25 nomvebre era la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ma quali conseguenze ha avuto la convivenza forzata causata dalla pandemia sugli equilibri delle coppie italiane? L’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpps), tramite l’Osservatorio Msa-Covid-19, ha condotto a partire da fine marzo 2020 due indagini che hanno mostrato l’esistenza di un rischio di incremento dei fenomeni di violenza di coppia, registrando, al trascorrere del lockdown, un aumento dei soggetti che hanno dichiarato la possibilità di atti di violenza psicologica reciproca fra i due sessi e di violenza fisica verso le donne. I tre articoli originati da tali ricerche sono stati pubblicati sulla rivista internazionale European Review for Medical and Pharmacological Sciences.

“Nella primavera 2020, durante il lockdown”, spiega Antonio Tintori, ricercatore del Cnr-Irpps, “la convivenza forzata tra partner ha riguardato quasi il 60% degli intervistati a livello nazionale. Tra questi, oltre il 15% ha vissuto con figli piccoli e circa il 50% con figli con età pari o superiore a 12 anni. La convivenza è avvenuta nel 15% dei casi in un piccolo appartamento (circa 50/70 mq). I dati hanno dimostrato che l’allungarsi del periodo di confinamento può causare un incremento dei casi di violenza domestica, anche in presenza di minori: nella prima indagine, circa il 3,4% dei genitori ha dichiarato che i propri figli hanno assistito alle loro liti, percentuale che sale al 5,7% con la seconda indagine. La convivenza forzata, inoltre, ha generato preoccupazione tra i partner rispetto alla stabilità della coppia nel 6% dei casi nel primo periodo di osservazione, nell’8% nella seconda indagine”.

A partire da marzo l’Osservatorio ha analizzato con indagini su scala nazionale gli effetti psicosociali ed economici della crisi prodotta dalla pandemia: condizione abitativa, relazionale ed economico-lavorativa, attività quotidiane, iperconnessione e relativi stati psicologici, violenza di coppia e “assistita”, ovvero perpetrata in presenza di figli. “Gli stereotipi di genere, l’elemento cognitivo che può generare pregiudizio, discriminazione e violenza di genere, sono molto diffusi fra la popolazione italiana. Tale condizionamento riguarda circa il 15% degli intervistati, in particolare uomini di medio-basso livello di istruzione residenti nel Mezzogiorno e di età più avanzata”, evidenzia il ricercatore del Cnr-Irpps. “Il perdurare del lockdown ha rafforzato l’idea stereotipata, al punto da determinare una scansione dei compiti domestici a maggiore discapito delle donne e conducendo a ipotizzare che il periodo di incertezza abbia offerto una sorta di modello comportamentale di rifugio. Almeno 3 soggetti su 10 hanno visto l’isolamento forzato come il momento in cui la donna ha potuto riacquistare ‘il suo ruolo naturale di madre e moglie’. È emersa, inoltre, la tendenza a ritenere l’uomo degno di maggiori attenzioni, ad esempio la possibilità di uscire più spesso della donna per sopperire a varie esigenze domestiche. Abbiamo infine notato come tra le due indagini sia aumentata la quota di donne che accettano l’atteggiamento stereotipato di genere, testimoniandone la grande forza di persuasione e quanto questa, nell’attuale momento di crisi, si configuri come un rassicurante modello comportamentale anche tra le donne che ne sono vittime”.

L’Osservatorio avvierà oggi, in occasione della Giornata  per l’eliminazione della violenza contro le donne, la terza fase di studio degli effetti psicosociali ed economici conseguenti alla pandemia: è possibile accedere alla compilazione del questionario di ricerca collegandosi alla pagina dell’Osservatorio Msa-Covid-19 e cliccando su “Compila il questionario” al  link: https://www.irpps.cnr.it/musa/msa-covid19/.

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Comune di Oristano e Sardegna Ricerche insieme per l’attuazione del progetto da 2 milioni di euro

L’ILAB FOOD di Oristano nascerà grazie alla collaborazione tra il Comune di Oristano e Sardegna Ricerche. Il Sindaco di Oristano Andrea Lutzu e la Commissaria straordinaria dell’agenzia regionale Maria Assunta Serra hanno firmato il disciplinare che stabilisce le modalità per la realizzazione del progetto che è finanziato nell’ambito del POR FESR Sardegna 2014–2020, Asse Prioritario I “Ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e innovazione”, con 2 milioni di euro.

Inserito tra gli interventi della Programmazione territoriale, il progetto punta alla realizzazione, nell’ex mattatoio comunale della zona industriale, di un centro di competenza specializzato nel settore agroindustriale, per favorire la sperimentazione produttiva, commerciale e distributiva, coinvolgendo le imprese del sistema agroalimentare regionale.

Il ruolo di Sardegna Ricerche è fissato nell’ambito del POR, che gli attribuisce il compito di soggetto attuatore della Linea 1.3.2 per il “Sostegno alla generazione di soluzioni innovative a specifici problemi di rilevanza sociale, anche attraverso l’utilizzo di ambienti di innovazione aperta come i Living Lab”. I Living Lab, o ILAB (Innovation Lab), sono qualificati come contesti aperti di progettazione, sperimentazione e validazione di nuovi prodotti e servizi, in cui tutti i soggetti interessati (utenti, fruitori o erogatori) possono interagire e sperimentare fornendo riscontri e contributi importanti per la messa a punto, messa in produzione e commercializzazione. È prevista la costituzione di una rete regionale degli ILAB, il cui ‘hub’ o centro stella è presso la Manifattura Tabacchi di Cagliari, e gli altri centri individuati, con diversa specializzazione, a Sassari, Nuoro, Oristano e, per l’innovazione in ambito rurale, l’Alta Marmilla.

“Sardegna Ricerche crede fortemente nel progetto Ilab Food, che vede l’impegno di importanti risorse finanziarie del POR-FESR – ha dichiarato la Commissaria Maria Assunta Serra – e siamo convinti che potrà contribuire allo sviluppo di un settore strategico dell’economia del territorio dell’Oristanese, e quindi dell’intera regione. Da parte nostra lavoreremo perché le attività del nuovo centro si integrino nella rete di competenze tecniche e scientifiche costituita dagli altri Living Lab, dai poli del Parco tecnologico, dai centri di ricerca e dalle imprese che partecipano ai progetti promossi da Sardegna Ricerche.”

“Oristano è il luogo ideale per sviluppare l’Ilab Food – spiega il Sindaco Lutzu –. Lo è per la vocazione di un territorio dove il comparto agroalimentare riveste particolare importanza per la presenza di realtà economiche a elevata dinamicità nel comparto lattiero caseario, vaccino e ovino, vitivinicolo, nella produzione e lavorazione del riso, nella lavorazione e trasformazione dei prodotti orticoli. Altro comparto strategico è quello della pesca: oltre al prodotto fresco, un’elevata importanza nella produzione ittica delle lagune dell’area è rappresentata dai prodotti trasformati, quali bottarga, merca e pesce affumicato, ottenuti dalla lavorazione dei muggini”.

“C’è una presenza di segmenti agroindustriali fortemente specializzati e supportati dall’attività economica di un intero distretto – prosegue il Sindaco Lutzu –. Non possiamo dimenticare la filiera enologica che gode di un forte legame con la didattica e la ricerca universitaria grazie al Consorzio UNO che propone percorsi formativi specialistici sulle tecnologie Alimentari; la viticoltura ed enologia e la qualità e sicurezza dei prodotti alimentari”.

Tutte queste condizioni sono state alla base della decisione della Regione, attraverso Sardegna Ricerche, di riconoscere al Comune di Oristano un ruolo guida in ambito regionale per lo sviluppo di uno spazio laboratoriale sull’agroalimentare e sul cibo, l’ILAB FOOD, all’interno della Programmazione Territoriale del progetto “Viaggio Nella Terra dei Giganti” varato con l’accordo di programma in partenariato con l’Unione dei Comuni Costa del Sinis Terra dei Giganti.

Il progetto dell’ILab Food prevede il completamento e l’allestimento funzionale dell’ex mattatoio comunale (attualmente in fase di ristrutturazione attraverso il programma Oristano est) dove saranno resi disponibili ambienti con funzioni informative, laboratoriali, per far vivere esperienze non esclusivamente di rilievo turistico, ma soprattutto legate allo sviluppo della competitività delle attività produttive connesse al cibo, in particolare quelle legate alla trasformazione delle produzioni ittiche e agroalimentari. Tali spazi stimolano l’innovazione, luoghi dove i cittadini, le imprese e gli utenti possono contribuire a collaborare con ricercatori, sviluppatori e progettisti per contribuire al processo innovativo.

L’ILAB intende sviluppare strumenti di supporto alle idee, all’utilizzo del digitale, alla creatività, percorsi di sperimentazione capaci di ottenere prodotti agrifood innovativi e in grado di sfidare i mercati locali e internazionali.

Il Comune di Oristano, in accompagnamento alle attività progettuali e in collaborazione con il partenariato territoriale e regionale, avrà cura di organizzare attività divulgative (workshop o webinar) e di aggiornamento tecnologico, convegni, laboratori e un’area di coworking.

Infine è prevista l’individuazione di progetti pilota e cluster con gruppi di piccole e medie imprese che operano nello stesso settore o in settori affini e delle filiere connesse alle produzioni agricole, e che, dato un obiettivo condiviso, ideano e sperimentano progetti di sviluppo e di innovazione.

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Fondazione Alamo lancia la quarta edizione di Premio Alamo: un contest rivolto a giovani imprenditori dai 18 ai 35 anni

Fondazione Alamo per il quarto anno consecutivo intende premiare, attraverso Premio Alamo, tre valide idee imprenditoriali che principalmente valorizzino il recupero del lavoro manuale e la produzione manifatturiera.

#Sfidarelovvio, questo il motto con cui Fondazione Alamo ha sintetizzato la sua mission: in un momento in cui l’attenzione è puntata sull’area digitale, Premio Alamo vuole incentivare giovani imprenditori che vogliano trasformare un’idea, nata da passione concreta, in impresa.
Il Premio si rivolge a persone fisiche o team (età compresa tra i 18 e I 35 anni), e verrà assegnato da un Comitato di Valutazione, alle idee che si distingueranno per validità ed efficacia e che saranno accompagnate da un piano economico sostenibile. Al primo classificato sarà destinato un premio in denaro di 10.000 euro, al secondo un premio di 6.000 euro, al terzo un premio di 3.000 euro.

La partecipazione, gratuita, avviene scaricando dal sito web della Fondazione -sezione Premio- il modulo di partecipazione e il Regolamento ed inviando un pdf con la presentazione del progetto alla casella di posta elettronica info@fondazionealamo.it

E’ possibile inviare la propria candidatura fino a lunedì 1 febbraio 2021. La fase di valutazione e assegnazione dei premi si chiuderà entro il 15 marzo 2021.

Fondazione Alamo, che ha ottenuto personalità giuridica ai sensi del DPR 361/2000, persegue esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico incoraggiando, sostenendo e realizzando iniziative imprenditoriali di nuova costituzione che mirano a favorire il pieno sviluppo della persona, delle piccole e medie imprese, sia profit che no profit, e in genere di qualunque soggetto in azione che valorizzi i giovani, il lavoro, l’inventiva e la creatività.

Ulteriori informazioni

https://fondazionealamo.it/

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Opportunità di business nel settore lattiero-caseario e dell’allevamento in Pakistan: il webinar di UNIDO ITPO Italy e CremonaFiere

Si terrà venerdì 4 dicembre alle 11:30 (ora italiana) il webinar “Delivering business opportunities between Italy and Pakistan: dairy and livestock sectors”, organizzato da UNIDO ITPO Italy e CremonaFiere con l’obiettivo di promuovere opportunità di investimento e nuove collaborazioni commerciali tra Italia e Pakistannel settore lattiero-caseario e dell’allevamento.

Parteciperanno all’iniziativa varie istituzioni, organizzazioni, associazioni, piccole e medie imprese e altri importanti enti locali sia pubblici che privati operativi nel settore zootecnico. Tra questi, la Pakistan Dairy Association e il Board of Investment, che presenteranno gli incentivi governativi e i key players strategici in Pakistan per accedere al mercato locale.

Rappresentanti di aziende italiane interverranno come speaker per illustrare alle controparti pakistane le proprie tecnologie all’avanguardia in ambito di zootecnia e biogas, al fine di incentivare uno scambio di conoscenze tecniche settoriali ed il trasferimento di soluzioni innovative per uno sviluppo industriale sostenibile.

L’evento, che si terrà in lingua inglese, si concluderà infine con una sessione interattiva di Q&A.

Per partecipare al webinar, si prega di registrarsi al seguente link.

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Nanotecnologie fotoniche per la sensoristica e diagnostica biomedica

Ricercatori del gruppo di Nanofotonica dell’Istituto di scienze applicate e sistemi intelligenti del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isasi), in collaborazione con l’Istituto di biochimica e biologia cellulare (Cnr-Ibbc) e la Molecular Foundry (Lawrence Berkeley National Laboratory, USA), hanno mostrato che sfruttando queste tecnologie è possibile manipolare e confinare la luce su dimensioni del miliardesimo di metro, consentendo di misurare e visualizzare con una precisione incredibilmente elevata le caratteristiche ottiche di qualsiasi campione con cui entri in contatto. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista ACS Nano

La nuova frontiera nel campo di ricerca della sensoristica e diagnostica punta sulla possibilità di manipolare e confinare la luce su dimensioni del miliardesimo di metro, dove particolari fenomeni di risonanza ereditati dalla meccanica quantistica possono aprire scenari inesplorati anche in sistemi di comune utilizzo che possono essere applicati in campo biomedico.

In particolare, i ricercatori del gruppo di Nanofotonica dell’Istituto di scienze applicate e sistemi intelligenti del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isasi), in collaborazione con l’Istituto di biochimica e biologia cellulare (Cnr-Ibbc) e la Molecular Foundry (Lawrence Berkeley National Laboratory, USA), hanno sviluppato una nuova tecnica per manipolare e confinare la luce su una superficie nano-strutturata e periodica (definita “cristallo fotonico”) che consente di misurare e visualizzare con una precisione incredibilmente elevata le caratteristiche ottiche di qualsiasi campione con cui entri in contatto, fornendo un’immagine ricca di informazioni non ottenibili con le tecnologie attuali. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista ACS Nano.

“La nuova tecnica, applicata all’identificazione e visualizzazione diretta di cellule tumorali, può rappresentare una svolta anche nello studio delle patologie oncologiche e in generale nel campo della diagnostica medica. L’innovazione sta nell’impiego di un particolare fenomeno, inizialmente teorizzato per la meccanica quantistica degli elettroni e poi traslato in molti ambiti della fisica, dal suono ai fluidi, e infine alla luce, fenomeno che prende il nome di Stato legato nel continuo (BIC, Bound State in the Continuum)”, afferma Gianluigi Zito (Cnr-Isasi), ideatore del lavoro, che aggiunge: “Il fenomeno dei BIC consente di accumulare i fotoni, i quanti dell’energia della luce, in una specifica posizione anche se non vi sono reali barriere fisiche a contenerli”.
“La luce emessa dalle molecole fluorescenti, alla base del nanosensore, può essere confinata ed amplificata dalla nanostruttura ed alterata in maniera specifica dalla presenza del campione da identificare. Dalla misura amplificata dell’indice di rifrazione puntuale del campione analizzato, è possibile rivelare e mappare in maniera puntuale la superficie della cellula tumorale o eventualmente altro materiale biologico”, prosegue Silvia Romano (Cnr-Isasi).

“Gli stati legati nel continuo offrono lo spunto per enormi innovazioni nel campo della fisica, e in questo caso abbiamo raggiunto un risultato raffinato grazie alla coesistenza di due BIC con proprietà ottiche uniche, con una opportuna configurazione che ne consentisse l’applicazione nel campo della microscopia correlativa avanzata. Riuscire ad applicare questa tecnica su vari tipi cellulari e su vasta scala potrebbe fornire un nuovo strumento diagnostico per identificare cellule tumorali. Applicare metodologie basate sulla più moderna ricerca nel campo della nanofotonica può davvero fare la differenza consentendo un passo avanti significativo anche e soprattutto nella diagnostica precoce mediante la microscopia correlativa”, aggiunge Vito Mocella che coordina il gruppo di nanofotonica del Cnr-Isasi.

“Infatti, grazie alla particolare tipologia della nanostruttura il meccanismo di lettura avviene su larga area senza limitazioni tecniche tipiche di altre nanocavità a cristallo fotonico”, conclude Zito. “Questo dà la possibilità di acquisire una vera e propria immagine spaziale del campione da poter correlare con altre informazioni morfologiche dello stesso, come in microscopia. In particolare, nel lavoro questo viene dimostrato su cellule tumorali della prostata. In prospettiva, altri lavori ci consentiranno di dimostrare la versatilità di questa applicazione in molti altri campi della ricerca scientifica”.

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Al via il 18° Premio Nazionale Innovazione di PNICube

Il 30 novembre e il 4 dicembre andrà in scena il 18° Premio Nazionale per l’Innovazione. Dopo 17 anni la due giorni italiana dedicata alle più innovative idee di impresa nate dalla ricerca accademica si arricchisce, puntando su multicanalità e un maggior coinvolgimento dei neo-imprenditori in gara, attraverso l’apertura al digitale e il Business Match, per offrire nuove opportunità di confronto e visibilità.

L’innovazione inizia dalla capacità di adattamento, si sviluppa attraverso l’esercizio condiviso di creatività e visione, si manifesta nella concretezza di progetti sostenibili dal punto di vista economico, sociale ed ecologico. Innovare significa saper affrontare con coraggio il cambiamento e reinventarsi, per meglio perseguire i propri obiettivi.

Sostenere la nascita di imprese ad alto contenuto di innovazione e promuovere lo sviluppo economico italiano, diffondere la cultura d’impresa in ambito accademico e favorire il rapporto tra ricercatori, aziende e finanza. Sono queste le finalità del Premio Nazionale per l’Innovazione (PNI), la più importante competizione per startup d’Italia, che si presenta nell’edizione 2020 in una nuova veste digitale, all’insegna della sicurezza e della massima visibilità per i protagonisti.

Promosso dall’Associazione Italiana degli Incubatori Universitari – PNICube eorganizzato quest’anno in collaborazione con l’Università di Bologna e Almacube (incubatore di Ateneo e di Confindustria Emilia Area Centro), grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo, Regione Emilia-Romagna, Camera di Commercio di Bologna, con la main sponsorship del Gruppo Iren, il PNI si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione delle startup provenienti dalla ricerca accademica italiana: vi accedono i progetti innovativi – quest’anno 65 – che hanno superato la selezione delle Start Cup, business plan competition regionali collegate alle Università e agli Enti di Ricerca associati a PNICube. Un mondo, quello accademico e della ricerca universitaria, in grado di dare vita a più del 20% delle oltre 11.500 startup innovative iscritte nel registro imprese del Mise.

IL FORMAT | PNI 2020 si articolerà su 2 giornate, trasformandosi in una vera e propria fiera digitale dell’innovazione nella prima, il 30 novembre (dalle 10 alle 17:30). Nell’area virtuale Innovation Expo, infatti, aziende, investitori e “open innovator” potranno accedere agli stand dei migliori progetti d’impresa hi-tech italiani, con i quali sarà poi possibile approfondire opportunità di business, nel pomeriggio, iscrivendosi alla sessione di Business Match (http://bit.ly/Businessmatch).  Il 4 dicembre (9:30-13:30), invece, andrà in scena – in streaming – la sfida finale e la cerimonia di premiazione dei migliori gruppi. Entrambe le giornate sono aperte al pubblico attraverso la piattaforma ibrida.io, previa registrazione su Eventbrite (https://bit.ly/PNI2020eventbrite).

Il montepremi complessivo è di quasi 1,5 milioni di euro: circa 500.000 euro in denaro e 1 milione in servizi, offerti dagli Atenei e dagli incubatori soci di PNICube lungo tutto il percorso che dalle competition regionali porta alla sfida finale.I 65 progetti finalisti si disputeranno 4 premi settoriali di 25.000 euro ciascuno – IREN Cleantech&Energy, ICT, Industrial e Life Sciences – e gareggeranno per il titolo di vincitore assoluto del PNI 2020, che garantirà all’istituzione accademica di provenienza la Coppa Campioni PNI.  Si assegneranno inoltre Premi speciali (Premio G-Factor, Premio Intesa Sanpaolo Innovation Center, Premio LIFTT Innovation Contest, Premio Mito Technology “PoC of the Year di Progress Tech Transfer”, Premio Unicredit Start Lab) e la Menzione Speciale “Social Innovation”, sponsorizzata da ALTIS – Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica di Milano.

La volontà di rinnovare un format quasi ventennale per rispondere alle esigenze dettate dall’emergenza sanitaria è coerente con il tema centrale di quest’anno: premiare l’abilità del mondo delle startup di riconvertirsi e sfruttare positivamente la situazione di crisi. L’istituzione del Business Match, per affiancare le Università nell’azione di trasferimento tecnologico e di ponte tra ricerca e mondo aziendale, va proprio in questa direzione.

«Organizzare la diciottesima edizione del PNI in un momento così delicato è un onore, ma anche una grande responsabilità – ha commentato il Presidente PNICube Alessandro Grandi nel corso della conferenza stampa tenutasi oggi – Ricerca e innovazione sono condizione necessaria per superare l’emergenza e alla base della ripartenza del Paese. Il PNI presenta i migliori progetti di impresa basati sui risultati della ricerca: progetti di elevato profilo scientifico e tecnologico, con un grande potenziale di innovazione, e quindi di cambiamento, per il sistema produttivo e per la Società, come è necessario in fasi di crisi e di emergenza. Le difficoltà che hanno caratterizzato il 2020 non hanno frenato la comunità degli imprenditori accademici. E il PNI 2020 a Bologna non sarebbe stato possibile senza il grande lavoro e il sostegno continuo degli Associati PNICube, degli organizzatori delle Start Cup regionali e dei partner e sponsor dell’evento. A tutti loro va il mio ringraziamento, ma soprattutto agli startupper, che hanno risposto con progetti di impresa incredibilmente interessanti e innovativi.»

«Ospitare a Bologna il PNI, in un momento difficile come questo, è motivo di grande orgoglio e soddisfazione – ha ribadito il Rettore Francesco Ubertini – Il nostro Ateneo non ha mai smesso di credere nell’importanza dei progetti sull’imprenditorialità e della terza missione: l’Alma Mater ha continuato a mettere in campo azioni per lo sviluppo di nuove imprese ad alto potenziale innovativo, in tutta la filiera dell’imprenditorialità, e a promuovere il trasferimento tecnologico e la creazione di impresa in tutti gli ambiti del sapere. È molto importante che i progetti di ricerca anticipino il futuro e abbiano sempre più impatto nella vita economica e sociale e, grazie al PNI, potremo vedere i frutti nati dai migliori progetti delle Università italiane.»

«L’idea innovativa va sostenuta affinché divenga attività di impresa e crei occupazione e sviluppo: vogliamo supportare e affiancare le startup affinché possano contribuire alla crescita delle economie locali e del Paese. Come Intesa Sanpaolo seguiamo i loro progetti integrando la tradizionale valutazione creditizia con la valorizzazione degli aspetti intangibili e del know-how, cosicché non risentano della mancanza di storicità economico-finanziaria – sottolinea Cristina Balbo, Direttrice regionale Intesa Sanpaolo – Innovazione, ricerca e sviluppo sono fattori competitivi in grado di determinare il successo delle nostre imprese, di ogni dimensione. Il nostro Gruppo, anche attraverso l’Innovation Center di Torino e gli specialisti di innovazione che operano sul territorio, è impegnato in un’articolata serie di iniziative a sostegno di tali processi: dai percorsi di accelerazione per startup ai servizi di open innovation per le imprese, dagli Industry Trend Report ai plafond dedicati ad ESG e Circular Economy.»

Anche per l’edizione 2020, il Gruppo Iren si conferma main sponsor del Premio Cleantech & Energy per il miglioramento della sostenibilità ambientale. «Il Gruppo crede nell’importanza del rapporto strutturato con le startup e l’ecosistema della ricerca a beneficio del proprio sviluppo industriale e per la crescita del sistema Paese – commenta Enrico Pochettino, Direttore Innovazione Gruppo Iren – Il programma di Corporate Venture Capital IREN UP, con cui investiamo nelle startup del cleantech, è uno degli strumenti di cui ci siamo dotati per accelerare l’adozione di tecnologie a supporto degli ambiziosi programmi di sviluppo del Gruppo”.

Evento online gratuito su piattaforma Ibrida.io,           

Per accedere, registrarsi su Eventbrite https://bit.ly/PNI2020eventbrite. La registrazione è valida per entrambe le giornate

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