Ingegneria per l’ambiente e il territorio, all’università di Cagliari prime lauree magistrali con doppio titolo, valido anche per la technical University of Cracow (Polonia)

double degree Riccardo Ledda e Alessandra Carucci

Riccardo Ledda è il primo studente ad aver conseguito il doppio titolo di laurea magistrale in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio rilasciato dall’Università di Cagliari e di Master in Environmental Engineering rilasciato dalla Technical University of Cracow (Politechnika Krakowska, PK). Dopo di lui è stato il turno di due studenti polacchi, Łukasz Bartocha e Mateusz Andrzej Frejda.

Si tratta di una opportunità importante offerta dall’ateneo del capoluogo sardo: gli studenti di Cagliari che scelgono questo percorso trascorrono il secondo anno della laurea magistrale a Cracovia, sede polacca dell’ateneo partner, dove svolgono anche il lavoro per la preparazione della tesi. Lo stesso, a parti invertite, fanno gli studenti polacchi, nel rispetto della piena reciprocità.

Al termine del percorso concordato tra le due istituzioni universitarie coinvolte – in un’unica sessione di discussione di tesi, a Cagliari o a Cracovia – gli studenti ottengono il double degree, cioè la laurea magistrale in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio (Master in Environmental and Land Engineering) di UniCa e il Master Degree in Environmental Engineering di PK.

“Lo scorso anno gli studenti coinvolti nella mobilità si sono trovati all’estero in piena pandemia e in lockdown totale, quindi con molte difficoltà non solo per le lezioni, ma soprattutto per svolgere il lavoro di tesi – spiega Alessandra Carucci, Prorettore all’Internazionalizzazione e responsabile di questo percorso di double degree – ma nonostante questo sono arrivati alla conclusione del percorso con successo”.

Il prossimo passo sarà ad aprile, quando conseguirà il doppio titolo un altro studente di Cagliari. Nel frattempo altri due studenti di UniCa sono ora a Cracovia per il loro secondo anno.

Si tratta del secondo percorso di doppio titolo attivato dall’Università di Cagliari che arriva alle prime lauree dopo la laurea triennale in Economia e Gestione Aziendale con la University of Applied Sciences di Bielefeld, Germania. In tutto l’ateneo cagliaritano ha attivato otto programmi di double degree e altri due se ne aggiungeranno dal prossimo anno accademico, proseguendo sempre di più nel percorso di internazionalizzazione intrapreso

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Venerdì 5 marzo ultimo giorno disponibile per inviare le adesioni per la call for proposal del Festival della Scienza 2021

Ancora pochi giorni per inviare le proposte di eventi sia in presenza che online che comporranno il programma della diciannovesima edizione di una delle principali manifestazioni di divulgazione scientifica a livello internazionale. 

È aperta fino a venerdì 5 marzo la call for proposal per la raccolta di proposte di mostre, laboratori, spettacoli, conferenze ed eventi speciali che faranno parte del Festival della Scienza 2021. Per la prima volta il bando include la possibilità di inviare proposte per eventi speciali e laboratori online, nella prospettiva di esplorare nuove idee per sviluppare un evento ibrido, in cui spazi fisici e virtuali e nuovi format permetteranno a una delle principali manifestazioni di divulgazione scientifica a livello internazionale di innovarsi e raggiungere in sicurezza un pubblico sempre più ampio. Dopo esser state selezionate dal Consiglio Scientifico, le proposte raccolte contribuiranno a comporre il programma della diciannovesima edizione del Festival della Scienza, che si svolgerà a Genova dal 21 ottobre al 1° novembre 2021

«In un momento di crescente consapevolezza dell’importanza della scienza – spiega Marco Pallavicini, presidente dell’Associazione Festival della Scienza – incoraggiamo enti di ricerca, università, scienziati, ricercatori, associazioni di divulgazione scientifica, appassionati di scienza, editori e chiunque ritenga di avere un’idea innovativa e coinvolgente a presentare la propria proposta». La call for proposal è disponibile sul sito www.festivalscienza.it o direttamente su call.festivalscienza.it. «Nell’ottica di una situazione socio-sanitaria il cui andamento è, a oggi, difficilmente prevedibile – prosegue – la call (disponibile sia in italiano sia in inglese) introduce quest’anno la possibilità di proporre laboratori ed eventi speciali anche online». 

Dall’astronomia alla biologia, dalla genomica alla fisica delle particelle, dalle nanotecnologie all’intelligenza artificiale, le scienze ci consentono di percorrere i territori della conoscenza attraverso la costruzione di quelle che sono delle vere e proprie Mappe, la parola chiave del Festival 2021. Alcuni di questi territori sono largamente esplorati, eppure ancora sembrano nascondere i propri confini; altri sono completamente nuovi e di essi non abbiamo che geografie accennate. Ecco perché ciò di cui abbiamo bisogno è costruire mappe sempre più accurate per esplorare le possibilità – e le responsabilità- che la scienza ci propone. Paese Ospite del Festival sarà (come originariamente previsto per l’edizione 2020) il Regno Unito, patria di scienziati esploratori, che hanno elaborato teorie e raggiunto traguardi fondamentali nella storia della conoscenza in tutte le discipline, dalla chimica alla matematica, dall’astronomia alle scienze naturali. Oggi, la scienza britannica collabora globalmente per vincere le sfide del nostro tempo: il cambiamento climatico, l’esplorazione dello spazio, l’eradicazione delle più gravi malattie richiedono un impegno congiunto. L’Italia e il Regno Unito sono già connessi da una rete estesa e virtuosa di relazioni e progetti condivisi, un’intricata mappa che verrà illustrata nel corso della rassegna.

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Gamification e app sono le medicine del futuro? Scenari di applicabilità in Italia

Il 2020 è stato un anno importante per le terapie digitali, farmaci che si basano su software ma con gli stessi processi di approvazione e finalità dei farmaci chimici: il benessere del paziente, possibilmente senza effetti avversi. Questa è la grande sfida delle terapie digitali, in inglese Digital Therapeutics, nate poco più di due anni fa con l’obbiettivo di curare attraverso la modifica di comportamenti o stili di vita e con l’applicazione (digitale) di interventi cognitivo-comportamentali.

Non parliamo delle app sulla salute che si possono scaricare sullo smartphone, ma di terapie a tutti gli effetti, approvate dagli enti regolatori per l’ambito clinico. Sono poche quelle presenti oggi sul mercato. In Italia non ce ne sono ancora. Una delle più recenti è l’americana EndeavorRx, approvata dalla FDA a giugno 2020 per il trattamento di bambini con il disturbo da deficit di attenzione/iperattività. Ad oggi le Digital Therapeutics si concentrano sulle malattie croniche, le malattie mentali, la riabilitazione, la qualità del sonno e le dipendenze (da fumo o da altre sostanze).

In Italia occorre impostare tutto il percorso istituzionale e regolatorio per arrivare a poter prescrivere (e rimborsare) una terapia digitale. Quando si potranno prescrivere nel nostro Paese e con quali costi per il SSN? Saranno terapie rimborsabili? E quali sono i reali vantaggi per il paziente?

Iscrizione

https://us02web.zoom.us/webinar/register/5016129654903/WN_SmHRGDWUTyWYUu6FhHjDvA

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Un software velocizza l’individuazione delle malattie genetiche

Un team di ricercatori dell’Istituto di biomembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari del Cnr di Bari, dell’Università di Bari e dell’Università Statale di Milano ha sviluppato uno strumento in grado di facilitare la diagnosi genetica delle patologie e la scoperta di nuove mutazioni nel genoma associate a condizioni patologiche. Lo studio è pubblicato su Bioinformatics

Il nuovo software denominato VINYL (Variant prIoritizatioN bY survival anaLysis) – sviluppato da un team di ricercatori dell’Istituto di biomembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibiom) di Bari, dell’Università “Aldo Moro” di Bari e dell’Università Statale di Milano – riproduce e ottimizza i principali criteri utilizzati in diagnostica molecolare per individuare mutazioni nel nostro genoma potenzialmente collegate con l’insorgenza di patologie genetiche, facilitando le applicazioni della genomica, che si occupa di capire i meccanismi di funzionamento del nostro patrimonio genetico tramite il confronto delle sequenze dei genomi. Lo studio è pubblicato su Bioinformatics.

“Si stima che mediamente il genoma di un individuo contenga milioni di piccole differenze, dette varianti genetiche, che nel loro insieme contribuiscono a delineare i tratti somatici tipici di ciascun soggetto”, spiega Graziano Pesole del Cnr-Ibiom. “Un numero ristrettissimo di queste varianti può anche causare malattie o condizioni patologiche. La capacità di conoscere e identificare i tratti genetici di una malattia può ovviamente facilitarne la diagnosi e la cura. Per questo motivo, negli ultimi anni, l’analisi del genoma di soggetti malati è sempre più utilizzata in genetica clinica”.

Gli studiosi hanno dimostrato che VINYL è in grado di effettuare le analisi dei dati genomici molto più rapidamente. “Il software rende automatica e veloce la decodifica degli eventuali effetti funzionali delle varianti genetiche, facilitando l’identificazione di quelle di possibile rilevanza clinica. VINYL è in grado di confrontare i profili genetici di migliaia di persone affette da una patologia con quelli di persone sane e identificare le caratteristiche salienti delle varianti associate alla malattia”, prosegue Pesole. Inoltre, lo strumento è capace di individuare nuove varianti genetiche di potenziale interesse clinico che non erano state identificate dalla curatela manuale dei dati.

“La medicina di precisione è un nuovo approccio che punta a utilizzare i profili genetici per sviluppare terapie mirate ed efficaci e costituisce una delle maggiori sfide per il futuro delle discipline biomediche”, conclude Pesole. “Per questo, lo sviluppo di metodi e strumenti informatici come VINYL sarà sempre più necessario per interpretare in maniera accurata le informazioni derivate dalla sequenza del nostro genoma”.

Lo studio è stato realizzato con il supporto della piattaforma Bioinformatica messa a disposizione dal nodo italiano dell’Infrastruttura di ricerca europea ELIXIR per le Scienze della vita, coordinata dal Cnr con la responsabilità di Graziano Pesole. VINYL è dotato di un’interfaccia web semplice e intuitivo, disponibile all’indirizzo http://www.beaconlab.it/VINYL.

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Stereotipi di genere durante il lockdown: Italia e Turchia a confronto

Due indagini nazionali, condotte parallelamente tra marzo e luglio 2020 dall’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr (Osservatorio Mutamenti Sociali in Atto Covid-19), mostrano le reazioni indotte dagli stereotipi di genere in condizioni di stress sociale e individuale. Lo studio è pubblicato sulla rivista European Review for Medical and Pharmacological Sciences

 

Il lockdown per l’emergenza sanitaria da COVID19 ha avuto ripercussioni sul benessere e sul comportamento individuale. L’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpps), nell’ambito dell’Osservatorio Msa-Covid-19, in collaborazione con l’Università Süleyman Demirel di Isparta (Turchia), ha condotto, tramite un approccio psicosociale, un’indagine in Italia e Turchia nei periodi di lockdown tra marzo e luglio 2020. Lo studio, pubblicato sulla rivista European Review for Medical and Pharmacological Sciences, dimostra come l’invasività degli stereotipi di genere sui comportamenti e sul benessere individuale sia correlata al contesto sociale di riferimento.
“In Turchia, l’adesione agli stereotipi di genere, decisamente più radicata che in Italia, impone rigidi ruoli sociali di pertinenza maschile e femminile ancora ampiamente condivisi. Dalla nostra indagine è emerso che tale adesione ha avuto, paradossalmente, durante il lockdown, effetti positivi sul benessere individuale, fino a configurarsi come un luogo di rifugio in risposta alla crisi da COVID19. Le emozioni primarie negative (quali rabbia, disgusto, paura, ansia e tristezza) sono risultate in questo contesto contenute”, spiega Antonio Tintori del Cnr-Irpps, tra gli autori dello studio. “In Italia, l’esistenza di ruoli di genere che implicano la subordinazione sociale delle donne, al contrario, è da tempo messa in discussione. Quindi, l’adesione a questi condizionamenti sociali si configura come un fattore di rischio individuale che accentua le emozioni primarie negative e incrina il clima familiare”.
Dall’analisi comparativa è emerso inoltre come la differenza nella diffusione degli stereotipi di genere sia connessa anche a caratteristiche sociali, religiose, storiche e politiche dei due Paesi. “La percentuale degli intervistati turchi che relega il ruolo della donna a madre e moglie ammonta al 68%, contro il 32% italiano. In entrambi i Paesi, l’adesione a questi stereotipi risulta più comune tra chi ha un titolo di studio basso e tra i credenti (in Turchia l’86% del campione, in Italia il 55%). La diffusione di tali stereotipi in Turchia è però talmente ampia che non denota differenze sostanziali in termini di genere, età e condizione occupazionale. Al contrario, in Italia, ne sono relativamente meno condizionate le donne e i più giovani, la cui percentuale di soggetti stereotipati ammonta rispettivamente al 26% e al 21%”, precisa Tintori.
Guardando alle attività quotidiane, è stato riscontrato come la ripartizione delle attività domestiche nel corso del lockdown, in particolare in Turchia, abbia seguito una rigida routine di genere correlata all’adesione a questi stereotipi, il cui impatto si è riflettuto anche sul clima familiare. “In Turchia, i soggetti stereotipati hanno dichiarato di vivere in un’atmosfera familiare più pacifica, affettuosa e collaborativa rispetto agli altri intervistati”, prosegue il ricercatore Cnr-Irpps. “Analogamente, la percezione del rischio di violenza domestica durante il confinamento è stata inferiore tra le donne che aderiscono agli stereotipi sessisti: il rischio di violenza fisica è stato percepito solo dal 28,7% delle donne turche che aderiscono agli stereotipi di genere, contro il 45% di quelle che non vi aderiscono. In Italia, tale percezione è stata riscontrata nel 12% delle donne che aderiscono agli stereotipi di genere, contro il 21,8% di quelle che non vi aderiscono. Ciò conferma, in entrambi i Paesi, che l’accettazione dei ruoli di genere contempla la violenza come elemento fisiologico del rapporto di coppia e non come un problema”.  
Dal punto di vista psicologico, l’influenza degli stereotipi sul benessere individuale presenta quindi risultati contrapposti nei due Paesi. “Complessivamente, durante il lockdown, le donne più degli uomini hanno percepito elevate emozioni primarie negative. Tuttavia, in Turchia, chi subisce la maggiore influenza degli stereotipi di genere presenta minori livelli di tali emozioni. Diversamente, in Italia, le emozioni negative sono risultate maggiori proprio tra chi aderisce a questi stereotipi. Si ipotizza che ciò sia dovuto all’ampliarsi della dissonanza cognitiva indotta dal processo di emancipazione culturale dal sessismo, che in Italia è in atto da anni mentre in Turchia è agli esordi”, conclude Tintori.  

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ENEAinform@. Covid: team scienziati propone piante ‘biofabbrica’ per produrre vaccini e anticorpi

Online il nuovo numero di ENEAinform@, il settimanale ENEA sulle attività di ricerca ENEA in campo energetico (dalle rinnovabili alla fusione nucleare), della sostenibilità ambientale e delle tecnologie per l’agricoltura, l’efficienza energetica, la sicurezza alimentare, la salute e i beni culturali.

In primo piano: Covid: piante ‘biofabbrica’ per produrre vaccini e anticorpi https://www.enea.it/it/Stampa/comunicati/covid-team-scienziati-propone-piante-biofabbrica-per-produrre-vaccini-e-anticorpi/ 

Un teamdi ricercatori ENEA, Università di Verona e Viterbo, CNR e ISS propone di utilizzare le piante come ‘biofabbriche’ per produrre vaccini, anticorpi e prodotti diagnostici contro il Covid per soddisfare la domanda nazionale in modo rapido, efficace e a costi contenuti

Le altre notizie 

Innovazione Blockchain, nasce l’infrastruttura nazionale https://www.enea.it/it/Stampa/news/innovazione-blockchain-nasce-infrastruttura-nazionale 

Energia Alleanza MiSE-ENEA per filiera nazionale su idrogeno https://www.enea.it/it/Stampa/news/energia-alleanza-mise-enea-per-filiera-nazionale-su-idrogeno/  

Energia ENEA come key innovator per il ‘Radar europeo dell’innovazione’ https://www.enea.it/it/Stampa/news/energia-enea-come-key-innovator-per-il-radar-europeo-innovazione  

PA La Funzione Pubblica valuta al top i documenti ENEA sulla performance https://www.enea.it/it/Stampa/news/pa-la-funzione-pubblica-valuta-al-top-i-documenti-enea-sulla-performance/  

Innovazione Il “Microcosmo” di ENEA arriva sul mercato grazie a FOS https://www.enea.it/it/Stampa/news/innovazione-il-microcosmo-di-enea-arriva-sul-mercato-grazie-a-fos 

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On line il nuovo Almanacco della Scienza Cnr sulla distopia

La pandemia e altri dati della realtà contemporanea hanno reso le nostre esistenze simili a quelle narrate in tante opere letterarie e cinematografiche di genere distopico. Esaminiamo la particolarità di questa situazione nel nuovo numero del magazine del Consiglio nazionale delle ricerche, on line su www.almanacco.cnr.it, con l’aiuto dei ricercatori Cnr

La diffusione a livello mondiale del Covid-19 ha reso le nostre vite, per certi versi, simili a quelle di tante opere letterarie o cinematografiche di genere distopico, nelle quali si descrivono virus sconosciuti che mietono vittime, costringono all’isolamento e limitano la libertà delle persone per ridurre i contagi. Prendendo spunto da queste analogie, abbiamo dedicato alla distopia, esaminata in vari ambiti con l’aiuto dei ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, il Focus  monografico dell’Almanacco della Scienza del Cnr, on line da oggi su www.almanacco.cnr.it.
Le epidemie sono protagoniste in letteratura sin dall’antichità, come si ricorda nella mostra “Racconti e ritratti di medicina e malattia”, allestita a Genova e a Pisa dall’Ufficio stampa. Elisabetta Visalberghi ed Elsa Addessi, primatologhe dell’Istituto di scienza e tecnologie della cognizione, commentano “Il pianeta delle scimmie”; Roberto Natalini dell’Istituto per le applicazioni del calcolo Mauro Picone e direttore della collana “Comics&Science” di Cnr Edizioni, ricorda il fumetto “L’Eternauta”; Luciano Anselmo dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione Alessandro Faedo esamina altre curiose contaminazioni tra scienza e fantascienza.
Ispirandosi alle opere su immaginari cambiamenti politici e culturali, Gilberto Corbellini, direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale (Dsu), affronta il dibattito sulla proposta di sostituire la democrazia con l’epistocrazia, mentre l’intervento di Maurizio Gentilini del Dsu si occupa del ruolo delle donne a livello ecclesiale e dell’ipotesi del sacerdozio femminile. Prendono invece spunto da dati di cronaca: Beniamino Gioli dell’Istituto per la bioeconomia, che commenta il superamento sulla Terra del materiale antropogenico rispetto alla biomassa; Mariafrancesca Giuliani dell’Istituto opera del vocabolario italiano, che esamina l’affermazione dell’inglese e la scomparsa di molte lingue. Francesca Mastorci e Angelo Gemignani dell’Istituto di fisiologia clinica, che trattano gli effetti sulla salute dell’alterazione del nostro ritmo circadiano.
Nelle Recensioni, vari libri trattano il tema delle epidemie. Tra i saggi, “Impareremo il futuro tra ucronia e utopia”, curato da Antonella Pellettieri dell’Istituto per i beni archeologici e monumentali; “Conosci il tuo nemico” di Valerio Rossi Albertini fisico e divulgatore dell’Istituto di struttura della materia;  “Dopo il Covid-19” di Leonardo Caffo, “Piccolo manifesto in tempo di pandemia” del Collectif Malgré tout. Tra i romanzi, “L’anno del contagio” di Willis Connie e “La peste nuova” di Fulvio Abbate.
Nel Faccia a faccia abbiamo incontrato lo scrittore Marco Malvaldi. In Altra ricerca si illustrano, tra l’altro, la manifestazione GiovedìScienza e lo studio morfologico su immagini marziane di Vincenzo Rizzo, già ricercatore dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo. Tra i Video, si parla del progetto BluMed coordinato dal Cnr.

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Social network: una cassa di risonanza per argomenti controversi

Un nuovo studio italiano, che ha visto il coinvolgimento del Dipartimento di Informatica della Sapienza, ha analizzato più di 100 milioni di post pubblicati tra il 2010 e il 2018 su diversi social network con l’obiettivo di valutare come si caratterizza il consumo di contenuti online. I risultati del lavoro, pubblicati sulla rivista PNAS, suggeriscono che la diffusione delle informazioni dipende tanto dalle dinamiche degli utenti in rete quanto dalle caratteristiche della piattaforma social 

L’informazione digitale nell’era dei social network è caratterizzata dalla sovrabbondanza di fonti e contenuti. Eppure il pluralismo dei dati non sempre garantisce che il numero di informazioni con cui è possibile interagire resti realmente illimitato. 

La tendenza ad acquisire contenuti coerenti con la propria visione del mondo a scapito di quelli a contrasto (il confirmation bias) sembra infatti acutizzarsi online. La selezione delle informazioni effettuata dagli utenti in rete porta alla formazione di gruppi intorno a informazioni condivise, le cosiddette echo chamber o casse di risonanza, la polarizzazione caratteristica dei social media.

Oggi un nuovo studio italiano coordinato da Walter Quattoriocchi del Dipartimento di Informatica della Sapienza con la Fondazione Isi -Istituto Interscambio Scientifico e le università di Brescia e Cà Foscari di Venezia, ha analizzato più di 100 milioni di post pubblicati tra il 2010 e il 2018 su Facebook, Twitter, Gab e Reddit inerenti ad argomenti controversi, come aborto, controllo delle armi e vaccinazioni.

“In particolare – spiega Walter Quattrociocchi – abbiamo osservato come, diversamente da Reddit dove gli utenti possono modificare il loro algoritmo di feed, l’aggregazione di utenti in gruppi omofili, gli echo chambers, e l’esclusione di contenuti in opposizione caratterizzino il consumo di news online sia di Facebook che di Twitter, nonostante utilizzino algoritmi diversi e facciano riferimento a tipologie di utenti abbastanza diversi. Anche su Gab sono presenti dinamiche di polarizzazione fra gli utenti. Anche in questi gruppi la tendenza è quella di aderire a concezioni aderenti con la propria visione del mondo e con la propria percezione e di ignorare informazioni contrastanti con l’opinione condivisa”. 

I risultati dello studio mostrano come oggi la diffusione delle informazioni e le diverse dinamiche di polarizzazione dipendano, tanto dalle dinamiche degli utenti online, quanto dalle caratteristiche della piattaforma social.

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Brevetti e vaccini, tra informazione e disinformazione

Seminario online, giovedì 25 2021, ore 15:00

Il mondo dei brevetti e della proprietà intellettuale è in continua evoluzione e, per questo motivo, lo Sportello Proprietà intellettuale di Sardegna Ricerche ha deciso di avviare nuovi percorsi formativi in grado di restituire la complessità del tema e fornire gli strumenti per gestirla.

La prima iniziativa è un ciclo di seminari online, della durata di un’ora, che spazieranno dai vaccini alla Brexit, per raccontare nel dettaglio come gli ultimi avvenimenti mondiali e le tecnologie digitali più avanzate stiano influenzando il mondo dei brevetti, marchi, design e diritto d’autore.

Il primo appuntamento è per giovedì 25 febbraio, con “Brevetti, vaccini, informazioni e dati – Disinformazione e brevetti“, prima parte di un seminario su due date di cui l’ultima è prevista l’11 marzo prossimo. L’appuntamento è organizzato in collaborazione con AIDB – Associazione Italiana Documentalisti Brevettuali e sarà trasmesso sulla piattaforma GoToMeeting a partire dalle ore 15:00.

Il seminario, introdotto da Guido Moradei, Presidente AIDB, prevede la partecipazione di Giulia Tagliafico (Litapat), mandataria italiana ed europea in brevetti, Luca Falciola (Scibilis Consulting Services) esperto di documentazione tecnico-scientifica e brevettuale e di Andrea Grignolio, docente dell’Università Vita-Salute S. Raffaele di Milano e CNR-Ethics, autore del libro “Chi ha paura dei vaccini?“.

Il programma dell’evento e il calendario completo del ciclo sono disponibili sul sito di Sardegna Ricerche (www.sardegnaricerche.it) insieme al modulo per l’iscrizione online; gli iscritti riceveranno il link per collegarsi alla diretta il giorno dell’evento.

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Il segnale UV e ottico che sfida i modelli delle pulsar

Osservati, per la prima volta da una pulsar al millisecondo in fase “esplosiva”, lampi in banda ottica e ultravioletta oltre alle pulsazioni nei raggi X tipiche di questi corpi celesti. La scoperta, guidata da ricercatrici e ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e basata anche su osservazioni effettuate con il Telescopio Nazionale Galileo, mette alla prova i modelli teorici che descrivono il comportamento delle pulsar in sistemi binari

Illustrazione di una pulsar in un sistema binario. Crediti: ESA

Si chiama SAX J1808.4-3658 ed è una pulsar, ovvero una stella di neutroni – quel che resta di stelle più massicce del Sole – che emette radiazione attraverso due coni di luce e ruota molto rapidamente, facendo sì che l’emissione appaia pulsante, come quella un faro. Ma non finisce qui. È una pulsar “al millisecondo”, cioè ruota ancora più veloce della maggior parte delle pulsar, completando ben 401 giri su sé stessa in un solo secondo, e per di più si trova in un sistema binario, orbitando insieme a un’altra stella alla quale sottrae regolarmente materia. Ma è anche un oggetto celeste decisamente incostante. Alterna infatti fasi di “quiescenza” a periodi più attivi o “esplosivi” ogni 3–4 anni: l’esplosione più recente, la nona dalla sua scoperta nel 1996, è stata registrata tra agosto e settembre 2019. 

Durante la fase esplosiva, la luminosità di SAX J1808.4-3658 – ad oggi si conoscono una ventina di sistemi simili ad essa – aumenta significativamente sia in banda ottica e ultravioletta (UV) che nei raggi X, e inizia l’accrescimento: l’altra stella trasferisce materia e momento angolare alla pulsar attraverso un disco che si estende fino a pochi chilometri dalla sua superficie. Questo processo accelera la rotazione della pulsar e convoglia la materia in accrescimento sui suoi poli, dando origine a un segnale pulsato nei raggi X. 

“Quando è stato annunciato l’inizio della nuova esplosione di SAX J1808.4-3658, ad agosto 2019, ci siamo chiesti se, oltre alle pulsazioni in banda X, il sistema potesse mostrare anche pulsazioni in banda ottica e ultravioletta”, spiega Arianna Miraval Zanon, dottoranda presso l’Università dell’Insubria e associata all’INAF di Milano, co-prima autrice insieme a Filippo Ambrosino, ricercatore all’INAF di Roma, dell’articolo pubblicato oggi sulla rivista Nature Astronomy. E la curiosità è stata premiata. “Per la prima volta abbiamo osservato nello stesso sistema, durante la fase esplosiva, pulsazioni con lo stesso periodo di rotazione della pulsar in tre bande diverse: X, UV e ottica”, aggiunge Ambrosino.

Fino ad allora, non erano mai state osservate pulsazioni in banda UV da pulsar in sistemi binari. In banda ottica, invece, le pulsazioni erano state viste soltanto in 5 pulsar isolate e in un solo sistema binario, PSR J1023+0038, quest’ultimo in un lavoro firmato dallo stesso Ambrosino e diversi co-autori del nuovo studio; si tratta però di un sistema diverso, che si trova in una fase intermedia, e che quindi somiglia a SAX J1808.4-3658 solo in parte.

Lo studio si basa su osservazioni in banda UV effettuate con il telescopio spaziale Hubble e in banda ottica con il Telescopio Nazionale Galileo (TNG) dell’INAF a La Palma (Isole Canarie), equipaggiato con il fotometro ottico ad altissima risoluzione temporale e accuratezza assoluta SiFAP2, cruciale per la scoperta delle pulsazioni ottiche da questo sistema. Il primo prototipo dello strumento, SiFAP, era stato ideato e sviluppato da Franco Meddi insieme a Filippo Ambrosino, con l’ausilio di Paolo Cretaro al Dipartimento di Fisica della Sapienza Università di Roma, e già nel 2017 aveva permesso di rivelare le pulsazioni ottiche dall’altra pulsar menzionata, PSR J1023+0038. Grazie a successive collaborazioni con INAF, con lo stesso TNG e con l’Università di Catania (in particolare con Francesco Leone), lo strumento è stato migliorato prendendo il nome di SiFAP2, una nuova versione che consentirà di effettuare anche studi polarimetrici grazie ad un nuovo sistema di cubi polarizzatori. 

Ma le nuove osservazioni pongono un dilemma: la luminosità delle pulsazioni misurate in banda ottica e UV è troppo elevata per essere spiegata, usando i modelli teorici esistenti, dall’accrescimento di materia sulla pulsar. “Il segnale ottico e UV pulsato potrebbe quindi essere prodotto nella magnetosfera della pulsar, o poco lontano da essa, ed essere alimentato dalla rotazione del dipolo magnetico della pulsar”, dice Miraval Zanon. “Se così fosse, potrebbero convivere o alternarsi molto rapidamente due meccanismi fisici diversi: da una parte l’accrescimento produrrebbe gli impulsi in banda X; dall’altra la pulsar, alimentata dalla sua stessa rotazione, riuscirebbe a generare impulsi in banda ottica e UV. Questo scenario sfida gli attuali modelli teorici secondo cui un meccanismo esclude l’altro”.

Un altro aspetto interessante sollevato dal nuovo studio è uno sfasamento significativo – pari a poco più di mezzo periodo di rotazione – osservato tra la pulsazione X e quella ottica. “Questo ha dato adito a diverse interpretazioni”, sottolinea Ambrosino, “la più suggestiva delle quali è senza dubbio la possibilità che l’emissione X pulsata provenga da uno dei due poli magnetici della pulsar, mentre la pulsazione ottica sia generata nel polo opposto. Questa è solo un’ipotesi, non possiamo dire nulla di veramente definitivo prima di avere una statistica più ampia sull’emissione ottica di queste sorgenti”.

In futuro, il gruppo ha in programma nuove osservazioni di questo sistema durante la fase quiescente con lo strumento SiFAP2, per indagare l’eventuale presenza di pulsazioni ottiche una volta diminuita la luminosità: questo aiuterà a comprendere meglio il meccanismo che le genera durante la fase esplosiva. Un piano sul più lungo termine, già approvato, prevede lo studio della prossima sorgente, tra le venti simili a questa, che entrerà in fase esplosiva, effettuando osservazioni simultanee nei raggi X con l’osservatorio dell’ESA XMM-Newton, in UV con Hubble e in ottico con il TNG.

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