Ambiente: da ENEA nuovo software per calcolare emissioni di ammoniaca in agricoltura e negli allevamenti

Si chiama SCENA ed è il nuovo software per calcolare le emissioni di ammoniaca in agricoltura e negli allevamenti, sviluppato da ENEA nell’ambito del progetto ES-PA[1].

“La principale fonte di ammoniaca in Italia è rappresentata dalle emissioni che derivano dalla zootecnia e dalla fertilizzazione dei terreni agricoli. Con questo software intendiamo offrire alle amministrazioni pubbliche regionali e provinciali uno strumento di facile utilizzo, grazie al quale saranno in grado di pianificare azioni mirate di riduzione delle emissioni di ammoniaca in atmosfera”, spiega Ilaria D’Elia, ricercatrice ENEA del Laboratorio di Inquinamento Atmosferico.

In dettaglio, il software SCENA (Strumento di Calcolo delle Emissioni di ammoNiaca nel settore Agricolo) elabora stime sulle emissioni di ammoniaca per le diverse categorie di animali allevati e per l’uso agricolo di fertilizzanti ad elevato contenuto di azoto. Nell’elaborazione vengono utilizzati dati che comprendono: il numero di animali e la quantità di fertilizzante; i fattori di emissione per numero di capi delle principali categorie[2] del settore zootecnico nelle diverse fasi (pascolo, ricovero, stoccaggio e spandimento), allineati con l’inventario nazionale elaborato da ISPRA e con i metodi di riduzione delle emissioni presenti nel Codice di Buone Pratiche Agricole allegato al Piano Nazionale di Controllo dell’Inquinamento Atmosferico[3]; la quantità di azoto emessa per i diversi fertilizzanti azotati[4]; le tecniche di abbattimento definite come percentuale di applicazione per ciascuna categoria animale e fase per il settore zootecnico e per tipo di tecnica di distribuzione e per tipo di terreno per il settore agricolo.

Come evidenziato dagli inventari nazionali delle emissioni in atmosfera prodotti annualmente da Ispra, in Italia, solo nel 2019 (IIR, 2021)[5], il 94,3% delle emissioni di ammoniaca deriva dalle attività del settore zootecnico e dall’uso dei fertilizzanti azotati, con un contributo, in termini percentuali, dei due settori rimasto sostanzialmente stabile dagli anni ’90 ad oggi.

“Al 2030, secondo quanto fissato dalla direttiva europea NEC[6], l’Italia dovrà ridurre le emissioni di ammoniaca del 16% rispetto ai valori del 2005. Notevole attenzione è posta sull’ammoniaca in quanto precursore del particolato fine, nocivo per la salute umana. Con il software SCENA, vogliamo offrire uno strumento innovativo che permetta di valutare l’efficacia dei programmi attivati o da attivare allo scopo di rispettare l’obiettivo di riduzione nazionale”, conclude Chiara Nobili, ricercatrice ENEA del Laboratorio Sostenibilità, Qualità e Sicurezza delle produzioni agroalimentari di ENEA, responsabile della linea di attività in ES-PA.

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On line il nuovo Almanacco della Scienza Cnr

Vi presentiamo un Almanacco della Scienza rinnovato dal punto di vista “estetico”. È l’inizio di un cantiere che proseguirà con nuovi argomenti, rubriche e articoli. Per festeggiare il ventennale del magazine e raccontare la fase di importanti cambiamenti, al Cnr e nell’intero Paese che vedranno ancora protagonista il mondo della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica. Intanto, rileggiamo alcuni articoli di questi primi 20 anni
 

Dopo una lunga pausa festiva ritorna on line un Almanacco della Scienza rinnovato, per ora, dal punto di vista “estetico”. Un aggiornamento che è però solo l’inizio di un cantiere che proseguirà nell’immediato futuro: on line da oggi troverete proprio una selezione di articoli degli anni scorsi, che saranno comunque sempre raggiungibili dall’archivio.

L’Almanacco della Scienza compie vent’anni nel prossimo settembre e vogliamo cogliere l’occasione del compleanno per arricchire significativamente la nostra offerta editoriale. Più in generale, poi, è tutto il Cnr ad andare incontro a una fase di importanti cambiamenti, così come l’intero Paese (ma è meglio dire l’Europa e il pianeta Terra) ad essere impegnato in un fondamentale sforzo di transizione, grazie anche a colossali strumenti di sostegno finanziario (il Pnrr) e a obiettivi ambiziosi come l’ambiente, la salute, la digitalizzazione, la formazione.

Dopo due anni di pandemia che ci hanno costretto a cambiare tanti comportamenti e abitudini, e ad accelerare molte evoluzioni che erano già in fieri, il mondo della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica si trova insomma ancora protagonista della nostra vita. Starà ai ricercatori sfruttare quest’occasione imperdibile per confermare il ruolo centrale che la scienza e la conoscenza assumono nella società contemporanea. Un bilancio di questo biennio non può che essere in chiaroscuro: abbiamo conseguito molti successi importanti, soprattutto sul piano vaccinale, ma si registrano anche segnali inquietanti, dall’aumento dei divari e delle fragilità sociali ad alcune polarizzazioni ideologiche. Adesso che, in tempi e modi ancora non determinabili precisamente, cominciamo davvero ad avvicinarci all’uscita dall’emergenza, è ora di guardare tutti in avanti come membri di un’unica comunità, italiana e globale.

Con l’Almanacco della Scienza cercheremo di raccontarvi questi tempi, con attenzione alla cronaca, alle occasioni e agli spunti di riflessione e alla vita quotidiana del più grande ente di ricerca italiano. Come sempre e, se possibile, meglio di prima. Dipenderà da noi, Ufficio stampa e colleghi del Cnr, e forse ancora di più da voi che ci leggete e che, speriamo, non ci farete mancare il vostro sostegno.

Il magazine dell’Ufficio Stampa Cnr è on line all’indirizzo https://almanacco.cnr.it/

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Cittadini e mondo della ricerca insieme: pubblicato il bando Univercity

È online il bando per presentare idee e proposte di ricerca per la prima edizione italiana dei “Community Research Awards” (CRA).

I Community Research Awards, proposti per la prima volta nel 2008 all’Università di Plymouth, prevedono l’assegnazione di premi per la realizzazione di piccoli progetti di ricerca proposti da cittadini e rappresentanti della società civile e dalle comunità locali, in stretta collaborazione con i ricercatori universitari. Questi premi rientrano nel progetto Univercity all’interno del programma Erasmus+ dell’Unione Europea, che si sta sviluppando contemporaneamente in Bulgaria, Romania e Italia. Nel nostro Paese il progetto è coordinato da Psiquadro, impresa sociale di comunicazione della scienza con la collaborazione e il coinvolgimento dell’Università degli Studi di Perugia e l’Università degli Studi di Sassari.  Allo scopo di fornire ai potenziali candidati tutte le informazioni utili per la presentazione martedì 25 gennaio dalle 16 alle 18 è in programma un Infoday on line. Per partecipare all’incontro, che si terrà sulla piattaforma zoom, è necessaria l’iscrizione al seguente link.

Le tematiche di ricerca messe a bando dall’Ateneo di Sassari sono tutte dedicate alle nuove generazioni, e in particolare saranno rivolte a rispondere a esigenze di città e comunità accessibili, equità sociale e pari opportunità, contrasto allo spopolamento e alla crisi demografica, educazione alla sostenibilità. Possono presentare una proposta privati cittadini, singolarmente o in gruppi, associazioni del territorio, comitati di quartiere, scuole in collaborazione con associazioni del territorio. Saranno assegnati un massimo di 4 premi di ricerca. Il valore di ciascun premio è pari a 2000 euro. I termini per presentare domanda scadono alle 12.00 del 14 febbraio (Link al BANDO).

L’obiettivo è quello di rafforzare il legame tra il mondo accademico e le comunità locali in modo da poter sviluppare idee insieme a professionisti della ricerca scientifica, offrendo agli stessi ricercatori l’opportunità di aprire canali di dialogo inediti con i cittadini. Nel corso di questi anni i progetti di scienza partecipata hanno visto un incremento esponenziale. Una piattaforma sostenuta dalla Comunità Europea ne raccoglie più di 160 e molte linee di finanziamento europeo tengono presente e premiano questo tipo di approccio.

‘Da molto tempo, come Università di Sassari, siamo impegnati in numerosi progetti di citizen science e community based research, con la consapevolezza che i saperi non accademici possono aiutare ad arricchire, indirizzare e dare concretezza alla ricerca, in un processo di co-produzione di conoscenza dove rimane essenziale il ruolo dell’Università nell’incanalare approcci metodologici e risposte su sentieri scientificamente sostenibili’, ha detto Pier Andrea Serra, Prorettore per la terza missione  per l’ateneo di Sassari.

Per saperne di più sul progetto UniverCity: https://univercityitalia.com

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Il ‘finto oro’ di Cimabue ai raggi X del sincrotrone

Scoperto il fenomeno responsabile dello scurimento della doratura ne “La Maestà di Santa Maria dei Servi” a Bologna, grazie alle indagini di un team di ricerca guidato da Cnr-Scitec e Università di Bologna. Lo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Analytical Atomic Spectrometry, ha esaminato campioni del “pigmento dorato”, adoperato dal pittore fiorentino come sostitutivo della più costosa foglia di metallo.  Il risultato è utile per mettere a punto strategie di conservazione preventiva

Non è tutto oro quel che luccica. Il detto sembra attagliarsi bene ai dipinti di arte sacra nei quali al posto della costosa foglia d’oro, vene utilizzata una miscela composta da polvere d’argento metallico ed orpimento cioè un pigmento giallo “simigliante all’oro”, così come definito da Cennino Cennini, (Il Libro dell’Arte, Capitolo XLVII), destinato con il tempo a scurire e perdere lucentezza.  La celebre 
Maestà di Santa Maria dei Servi, opera di Cimabue custodita nella omonima chiesa di Bologna, (1280-128 5ca., tempera e oro su tavola) è tra le opere interessate da questo processo di imbrunimento. Per capire le cause del fenomeno un team di ricerca guidato dall’Istituto di scienze e tecnologie chimiche “Giulio Natta” (Scitec) del Consiglio nazionale delle ricerche e dall’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia e l’Università di Anversa (Belgio), ha esaminato il capolavoro cimabuesco. I risultati dell’indagine sono stati pubblicati sulla rivista «Journal of Analytical Atomic Spectrometry» https://pubs.rsc.org/en/content/articlehtml/2021/ja/d1ja00271f

Letizia Monico, ricercatrice del Cnr-Scitec primo autore dell’articolo, ha fatto luce sul problema, rivelando che l’imbrunimento delle decorazioni “finto oro” del trono della Maestà è primariamente imputabile all’umidità e che tale fenomeno può aggravarsi se la pittura viene esposta alla luce.

Per ottenere tale risultato scientifico, molto rilevante per la messa a punto di strategie di conservazione preventiva dell’opera, sono stati analizzati un paio di micro-frammenti accuratamente prelevati da 
campiture inscurite della pala cimabuesca. L’indagine è stata  effettuata sia con metodi di microspettroscopia vibrazionale in laboratorio, sia con tecniche impieganti sorgenti ai raggi X presso 
l’infrastruttura europea di sincrotrone ESRF (Grenoble, Francia) ed il sincrotrone nazionale tedesco PETRA III-DESY (Amburgo, Germania).

“Le micro-analisi effettuate al sincrotrone ci hanno permesso di dimostrare che l’imbrunimento è dovuto alla formazione di solfuro d’argento, un composto nero, che, per intenderci, è lo stesso 
materiale responsabile dell’annerimento di tanti oggetti o gioielli fatti d’argento. La trasformazione chimica, promossa dall’ esposizione all’ umidità e/o alla luce, è accompagnata dalla formazione di 
ulteriori composti di degrado biancastri, quali solfati ed arseniati”, spiega la Monico.

  “Lo studio del dipinto è stato integrato con indagini su provini pittorici a tempera invecchiati artificialmente, preparati utilizzando una miscela di orpimento ed argento metallico, molto simile a quella identificata nelle decorazioni “finto oro” del trono de La Maestà del Cimabue. I risultati mostrano che l’orpimento originale (chimicamente un trisolfuro d’arsenico) per reazione con l’argento metallico si trasforma in solfuro d’argento e in ossidi d’arsenico in condizioni di elevata umidità relativa percentuale e/o in presenza di luce” aggiunge Aldo Romani, professore associato dell’Università degli Studi di Perugia, e co-autore del lavoro. Si è così giunti alla conclusione che due sono i fattori su cui agire per mitigare e rallentare l’avanzamento del processo d’imbrunimento de la Maestà: esporre il dipinto a livelli di umidità relativa percentuale non superiori a circa il 30% e mantenere l’illuminazione 
ai valori standard previsti per i materiali pittorici sensibili alla luce.

“L’analisi sia del dipinto sia di provini pittorici di laboratorio, con tecniche d’indagine tra loro complementari e caratterizzate da elevata specificità, sensibilità e risoluzione laterale, ha permesso di comprendere l’origine ed evoluzione di complessi processi di degrado. Tale approccio potrà quindi essere sfruttato con successo per esaminare opere d’arte eseguite con una tecnica analoga a quella del 
Cimabue e che soffrono di simili problemi di conservazione”, conclude Silvia Prati, professore associato dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, ed altro autore corrispondente del lavoro assieme a Monico.

La doratura caratterizza molti dipinti realizzati da celebri Maestri dell’arte sacra italiana del tardo Medioevo, come ad esempio Cimabue, Giotto, Duccio di Buoninsegna, Pietro Lorenzetti. L’oro, simbolo di regalità e devozione a Dio, era adoperato in foglia per impreziosire sfondi e dettagli decorativi; tuttavia, a causa dei suoi costi elevati, l’uso era in genere circoscritto alla creazione dei dettagli più preziosi, come le aureole.

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Ricerca: giovani scienziati ENEA premiati per studi nell’ambito della sicurezza nucleare

Due giovani ricercatori ENEAhanno ottenuto importanti riconoscimenti per studi tecnico-scientifici nel campo della sicurezza nucleare.

Valentina Nigro è stata premiata al 107° Congresso Nazionale della Società Italiana di Fisica (SIF) per la migliore comunicazione della sezioneFisica applicata, acceleratori e beni culturali” nel campo delle attività sperimentali di crescita e caratterizzazione di film di fluoruro di litio arricchito con l’isotopo 6Li per la rivelazione di neutroni[1].

“La sperimentazione viene condotta da anni presso il Laboratorio Micro e Nanostrutture per la Fotonica del Centro Ricerche ENEA di Frascati, per l’utilizzo di questo materiale in forma di film sottile come convertitore di neutroni termici in rivelatori ibridi e solo recentemente è stato proposto per la realizzazione di nuovissimi rivelatori di tracce nucleari fluorescenti FNTD (Fluorescent Nuclear Track Detector). Tali rilevatori consentono di “vedere”, mediante microscopi ottici convenzionali e confocali laser che sfruttano la fluorescenza e un elevatissimo ingrandimento, la traccia luminosa lasciata dal passaggio di una singola particella carica, quali protoni e ioni”, spiega Valentina Nigro premiata anche con un lavoro open access pubblicato sulla rivista del Nuovo Cimento C[2].

Le applicazioni degli innovativi rilevatori FNTD basati sul fluoruro di litio si estendono dalla ricerca per la cura dei tumori mediante adroterapia, all’ambito della sicurezza nucleare, ai rilevatori di neutroni per l’energia, fino alle applicazioni spaziali.

La ricerca è stata condotta nell’ambito del progetto BIOTRACK, finanziato dalla Regione Lazio e coordinato da ENEA con la ricercatrice Rosa Maria Montereali, per lo sviluppo di una nuova generazione di rivelatori per esperimenti in radiobiologia.

Pietro Maccari, assegnista ENEA presso la Divisione ENEA di Sicurezza e Sostenibilità del Nucleare, è stato premiato dall’associazione ETSON (European Technical Safety Organizations Network) alla 17a conferenza EUROSAFE per il miglior studio cooperativo nel campo della sicurezza degli impianti nucleari condotto da un team di tre istituzioni di ricerca[3].

Composto da esperti della Divisione Sicurezza e Sostenibilità del Nucleare dell’ENEA, dell’Institut de Radioprotection e de Surete Nucléaire (IRSN) e dall’Università di Bologna, il gruppo di ricerca premiato ha condotto uno studio relativo a uno scenario incidentale di un reattore nucleare avanzato di tipo Small Modular Reactor (SMR) raffreddato ad acqua in pressione. Gli aspetti innovativi della ricerca risiedono nello sviluppo di un modello numerico dotato di sistemi di sicurezza passivi per il codice di calcolo di incidenti severi ASTEC, nella selezione di una delle ipotetiche sequenze incidentali più probabili per tale tipo di reattore, nell’analisi best-estimate di tale sequenza, nella valutazione dei range delle variabili maggiormente significative per valutare i margini di sicurezza del reattore e nel calcolo delle incertezze dei risultati.

“Il Premio è un importante riconoscimento non solo della crescente attualità delle tematiche trattate, come testimoniato in questi mesi dall’attenzione internazionale sul possibile ruolo dei reattori SMR nella decarbonizzazione, ma anche degli sforzi pionieristici compiuti da ENEA negli ultimi venti anni per lo studio di tali reattori e dei loro sistemi di sicurezza passivi”, sottolinea Pietro Maccari.

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GammaDonna, al via le Business Class FINANCE is COOL: in cattedra le imprenditrici che hanno avuto successo, sfruttando la finanza straordinaria

Lunedì 24 gennaio, alle 18.30, la diretta streaming dell’evento che dà il via al nuovo progetto dell’Associazione GammaDonna, realizzato in partnership con Banca Mediolanum e Deloitte sotto il coordinamento scientifico dell’economista Azzurra Rinaldi: un percorso formativo e ispirazionale sulle opportunità della finanza come strumento di crescita per le imprese.

Finanza, questa sconosciuta. Il livello di alfabetizzazione finanziaria degli italiani si riconferma basso e caratterizzato da un significativo divario di genere: secondo l’ultima indagine della Banca d’Italia, in una scala da 1 a 21, gli uomini si attestano su un punteggio complessivo di 11,44 a fronte del 10,95 delle donne, confermando il ritardo del nostro Paese che si posiziona in coda alla classifica stilata dall’OCSE.

Se l’educazione finanziaria è per le donne (oltre che per l’Agenda 2030) passaggio cruciale per conquistare l’indipendenza economica e ridurre drasticamente la disuguaglianza di opportunità, per chi fa impresa le competenze finanziarie rappresentano uno strumento basilare per ogni progetto di crescita, innovazione e internazionalizzazione. Competenze che oggi più che mai – con le risorse in arrivo dal Next Generation EU, il più grande pacchetto di fondi per stimolare l’economia mai finanziato dall’UE – è necessario padroneggiare.

E proprio questo è il focus dell’evento Finance is COOL! di lunedì 24 gennaio, ore 18.30, con il quale l’Associazione GammaDonna presenterà – in diretta streaming dalla Greenhouse Deloitte a Milano – il primo ciclo di Business Class che parte dalle esperienze concrete di imprenditrici di successo, raccontate in prima persona e analizzate nel dettaglio da esperti di economia e finanza.

Un approccio pragmatico, ma visionario, che ribalta il tradizionale canone formativo per veicolare con maggiore efficacia quanto e come gli strumenti finanziari possano essere determinanti in questo momento storico e costituire un asset strategico per la nascita, la crescita e, in alcuni casi, per la sussistenza stessa dell’impresa.  Dodici le testimonianze imprenditoriali [1] che GammaDonna – in partnership con Banca Mediolanum e Deloitte, e con il coordinamento scientifico dell’economista Azzurra Rinaldi – ha coinvolto nei 6 moduli del percorso formativo che tocca i temi della pianificazione strategica, della quotazione in borsa, delle fusioni e acquisizioni, dell’accesso al credito e ai fondi pubblici, della finanza agevolata e di quella alternativa… Obiettivo: supportare imprenditrici e imprenditori nel fronteggiare le criticità presenti e sfruttare le potenzialità del futuro, attraverso il racconto di chi è riuscito a mettere in atto strategie vincenti nonostante il contesto complesso.

Lo storico e scrittore israeliano Harari sostiene che gli esseri umani preferiscano pensare in termini di storie piuttosto che fatti, numeri o equazioni. E noi – dice Valentina Parenti, Presidente GammaDonna – speriamo davvero che queste storie imprenditoriali, queste esperienze, creino emulazione e siano di ispirazione e stimolo per guardare alla finanza con occhi e approccio nuovi.

È possibile registrarsi gratuitamente all’evento a questo link: https://www.gammadonna.it/finance-is-cool

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Vernici fotovoltaiche: verso un’alternativa efficiente al silicio

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) delle sedi di Lecce e Bari con i colleghi dell’Università di Bari, ha affrontato criticamente il problema della stabilità chimica nel tempo degli inchiostri a base di perovskite proponendo indicazioni per ricerche future, inclusa un’indagine sugli strumenti diagnostici più efficaci utilizzati finora per indagare su tali inchiostri. Il lavoro è contenuto in una Perspective pubblicata su Chem
 

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Lecce e Bari ha affrontato il problema della stabilità chimica nel tempo degli inchiostri a base di perovskite, tra i materiali alternativi al silicio più promettenti nello sviluppo di materiali per il fotovoltaico emergente. I risultati dello studio, condotto in collaborazione con i colleghi dell’Università di Bari, sono stati pubblicati in una Perspective su Chem.

“Per sopperire al crescente consumo di energia e soddisfare i requisiti dell’accordo di Glasgow 2021, la produzione da fonti rinnovabili dovrà crescere in maniera significativa nei prossimi anni. In questo scenario, lo sfruttamento del Sole quale fonte di energia prima più abbondante avrà un ruolo centrale nella transizione energetica”, spiega Silvia Colella di Cnr-Nanotec. “Sono quindi in corso di sviluppo soluzioni alternative o complementari all’attuale tecnologia al silicio, che siano più efficienti integrabili nell’ambiente urbano”.

In questo contesto si inserisce il lavoro dei ricercatori, da sempre coinvolti nel settore del fotovoltaico emergente. “Le perovskiti di alogenuro metallico sono tra i materiali più promettenti e in pochi anni hanno rivoluzionato questo settore, raggiungendo efficienze di conversione della luce solare in energia elettrica maggiori del 25% per dispositivi in scala di laboratorio, superando quelle del silicio policristallino”, prosegue Colella. “Uno dei principali vantaggi di questi materiali è la possibilità di essere depositati partendo da speciali vernici liquide, che possono essere stampati con tecniche ampiamente diffuse su superfici di vario tipo, ad esempio flessibili e trasparenti”.

La necessità dell’analisi condotta emerge da una serie di scoperte avvenute negli ultimi due anni, tra cui uno studio degli stessi ricercatori pubblicato su Cell Reports Physical Science (2021, 2 (5), 100432), che evidenzia l’instabilità chimica nel tempo di tali inchiostri in determinate condizioni. “Per queste criticità, lo studio pubblicato su Chem rappresenta una tappa fondamentale per l’effettivo superamento delle problematiche relative alla scarsa stabilità di questi materiali offrendo una prospettiva sulle possibili soluzioni da applicare per uno sviluppo industriale della tecnologia”, conclude la ricercatrice Cnr-Nanotec.

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Educare alla consapevolezza digitale. Incontro dibattito nell’aula magna del seminario arcivescovile di Cagliari

«Educare alla consapevolezza digitale», è il tema al centro dell’incontro-dibattito previsto per sabato 22 gennaio 2022 con inizio alle ore 9.30, presso l’Aula magna del Seminario arcivescovile di Cagliari (via monsignor Giuseppe Cogoni, 9).

Nell’ambito dell’incontro, promosso dagli Uffici per la Pastorale sociale e del lavoro, e delle comunicazioni sociali della diocesi di Cagliari, in collaborazione con IFOS, Osservatorio Cybercrime Sardegna e UCSI Sardegna, è inoltre in programma la presentazione del volume «SmartFamily. Manuale per la consapevolezza digitale in famiglia. Educare i bambini alle nuove tecnologie», a cura di Luca Pisano e Gesuina Cherchi, la cui prefazione è stata scritta dal vescovo di Cagliari monsignor Giuseppe Baturi.

L’evento sarà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook dell’Ufficio comunicazioni sociali: http://www.facebook.com/ucs.cagliari

L’iniziativa, sviluppata grazie ad un prezioso lavoro di rete, intende contribuire ad arginare l’emergenza educativa, della quale a più riprese si è occupato anche il Papa.

«Si tratta – afferma il direttore dell’Ufficio di Pastorale sociale e del lavoro Ignazio Boi – di un ulteriore passo avanti rispetto a quei #passioltrelacrisi, hastag che abbiamo lanciato in occasione del varo del nostro documento “La Chiesa di Cagliari tra crisi sociale e pandemia”. L’iniziativa – prosegue – si pone sulla scia delle indicazioni emerse nell’ultima Settimana sociale di Taranto. Stiamo proseguendo nella difficile ma necessaria arte di “tessitura delle reti e delle alleanze”, convinti che solo attraverso una corresponsabile azione di tutti gli attori si possa giungere a definire percorsi di consapevolezza e di coscientizzazione. Al tempo stesso – conclude – il manuale di Luca Pisano e Gesuina Cherchi offe l’occasione per affrontare i delicati temi dell’uso smodato e sconsiderato, a volte perfino scientemente deviante, dei dispositivi mobili e dei social fonte di isolamento, emarginazione e autodistruzione».

Per il direttore dell’Osservatorio Cybercrime Sardegna Luca Pisano «le nuove tecnologie sono parte integrante della nostra vita e rappresentano una risorsa fondamentale. Tuttavia, a causa del significativo digital divide tra generazioni, i genitori tendono a sottovalutare le criticità che queste presentano. Talvolta – prosegue – non comprendendo la pericolosità dell’utilizzo improprio dello smartphone, lo regalano precocemente ai propri bambini e ragazzi, che sono conseguentemente esposti a numerosi pericoli. Partendo dall’idea, ovviamente errata, che i rischi non possano mai riguardare i propri figli, alcuni genitori li lasciano sul web senza protezione, in una condizione di “abbandono digitale”. Ciò nonostante non bisogna portare avanti una crociata contro le nuove tec

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Nasce l’asse Barumini-Napoli. Siglato accordo tra Fondazione Barumini e Museo Archeologico Napoli MANN per sviluppo archeologia, divulgazione scientifica e cultura

Nasce l’asse Barumini-Napoli sotto il segno dell’archeologia, divulgazione scientifica e cultura. Siglato accordo tra Fondazione Barumini sistema Cultura e Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Dalla mostra ‘Sardegna Isola megalitica’ del Mann, a nuove occasioni di promozione del sito cagliaritano. 

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L’archeologia e la cultura uniscono Barumini a Napoli. A rendere ancora più vicini i due territori, ricchi di storia, è il nuovo accordo di collaborazione siglato tra la Fondazione Barumini sistema Cultura e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann).

Il protocollo d’intesa è stato sottoscritto dal presidente della Fondazione, Emanuele Lilliu e il direttore del Mann, Paolo Giulierini. L’accordo triennale punta a realizzare progetti scientifici a scopo divulgativo nel campo della ricerca archeologica. Il progetto si svilupperà anche tramite azioni sinergiche di promozione e valorizzazione grazie a mostre archeologiche, convegni, pubblicazioni scientifiche e collaborazioni inserite nel circuito Unesco in Europa. Il progetto corona il grande successo raggiunto dall’esposizione: ‘Humanum Sardegna e Campania, da Su Nuraxi a Pompei’ inaugurata a Barumini la scorsa estate. L’allestimento al centro G. Lilliu ha attratto 8 mila visitatori, e ha anticipato la partecipazione comune all’ultima edizione di ‘TourismA 2021’, il ‘Salone Internazionale dell’Archeologia e dei Beni Culturali’ di Firenze.  

FONDAZIONE E MANN. “Abbiamo colto con favore l’opportunità di stringere questo importante accordo con un grande museo di fama nazionale e internazionale – commenta Emanuele Lilliu, presidente della Fondazione Barumini sistema Cultura – questa collaborazione permetterà di attivare percorsi di promozione dei nostri territori nel panorama italiano ed estero, capaci di rafforzarci nei vari mercati turistici”. Secondo Tonino Chironisegretario generale della Fondazione, inoltre “è fondamentale in questo percorso essere un sito riconosciuto Unesco – dice – il nostro target di turisti, infatti, per due terzi è straniero ed è per questo che abbiamo necessità di continuare a consolidare il nostro prodotto turistico in ambiti extra nazionali”.  

“Siamo felici di poter proseguire la collaborazione con Barumini iniziata l’anno scorso con la mostra Humanum – sottolinea, invece, il direttore del Museo nazionale di Napoli, Paolo Giulierini – parliamo di una rete innovativa tra un sito Unesco, quello di Barumini e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, inserito proprio all’interno di un centro storico riconosciuto dall’Unesco – continua Giulierini – questo aspetto ha un valore aggiunto grazie all’interessante metodo gestionale, che lega un museo autonomo e una Fondazione. Tale connubio – conclude – potrà rappresentare una buona pratica anche per tante altre nuove esperienze”.

LE AZIONI. La programmazione triennale si svilupperà grazie a diversi appuntamenti strategici: da marzo 2022, al Centro G. Lilliu, sarà organizzata una mostra sugli Etruschi, legata al percorso promosso al MANN nel 2020. Il Museo, infatti, darà in prestito un nucleo consistente di reperti. All’Archeologico, invece, ci sarà uno spazio espositivo dedicato a Barumini in occasione della mostra internazionale: ‘Sardegna Isola Megalitica. Dai menhir ai nuraghi: storie di pietra nel cuore del Mediterraneo’ (10 giugno/ 11 settembre 2022), promossa a Napoli – dopo le tappe di Berlino, San Pietroburgo e Salonicco – dalla Regione Sardegna-Assessorato al Turismo, Artigianato e Commercio, il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari e la Direzione Regionale dei Musei della Sardegna, insieme al MANN, quale straordinario progetto di Heritage Tourism finanziario da fondi europei. La collaborazione con la Fondazione sarà sostenuta anche da workshop, programmi di aggiornamento periodici tra i reciproci uffici sui temi della didattica, da focus sull’archeologia pubblica, con particolare riferimento alla tecnologia e agli open data. Durante i tre anni dell’accordo, spazio anche ad approfondimenti scientifici sui popoli italici e sulle connessioni tra le antiche civiltà del Mediterraneo.

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Sotto lo stesso cielo, per toccare con mano l’universo

Il 21 gennaio si apre nella prestigiosa cornice del Palazzo delle Esposizioni di Roma la prima edizione del festival “Punti di vista”, dedicato all’inclusione, immaginato e co-progettatosu iniziativa del Palaexpo con una importante rete di partner. L’Istituto Nazionale di Astrofisica, da anni attivo nel campo dell’inclusione con un gruppo di lavoro dedicato, è stato coinvolto per la realizzazione di visite guidate alla mostra La Scienza a Roma. Le visite saranno realizzate grazie ad exhibit tattili e multisensoriali a cura dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU), dell’Ufficio “Astronomy for Education” IAU e del Gruppo Inclusione per la Didattica e Divulgazione dell’INAF stesso.

Perché siamo tutti sotto lo stesso cielo e toccarlo con mano si può.

Nel panorama dei festival culturali italiani si affaccia un nuovo appuntamento “Punti di vista”, dedicato al tema dell’inclusione e sviluppato in un’ottica di totale accessibilità per il pubblico. Per l’occasione, il Palazzo delle Esposizioni di Roma, affinché le tematiche scientifiche affrontate nelle mostre in corso fossero realmente accessibili a tutti e a tutte, ha avviato una collaborazione con il Gruppo Inclusione per la Didattica e Divulgazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e ospiterà per tre giorni l’esposizione “Sotto lo stesso cielo” con alcuni exhibit provenienti dalla mostra “Inspiring Stars”, e la proiezione in Sala cinema di “Viaggio attraverso il Sistema Solare”, parte del progetto AudioUniverso, uno spettacolo che affianca suoni alle immagini astronomiche per una fruizione davvero inclusiva.

Stefania Varano, Responsabile del Gruppo inclusione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) dice al riguardo: «L’allestimento della mostra Inspiring Stars e la proiezione del video del progetto AudioUniverso a Palazzo delle Esposizioni rappresentano un’occasione unica per raccontare come l’universo è di tutti e sensibilizzare su come si possa accedere alla cultura scientifica in tanti modi diversi e da molteplici ‘punti di vista’, arricchiti dalla multisensorialità e dall’interculturalità». Silvia Casu dell’INAF, curatrice del più recente allestimento italiano della mostra realizzata nel 2019 presso la Mediateca del Mediterraneo (MEM) a Cagliari e responsabile di una delle proiezioni della première nazionale dello spettacolo AudioUniverso nel 2021, aggiunge «Il Festival ‘Punti di vista’ permette a questi progetti di andare al di là del contesto delle attività rivolte specificamente a un pubblico con difficoltà, sensoriali e non, per rivolgersi a tutti, indipendentemente dalle loro abilità, in linea con la filosofia originale dei progetti stessi».

Maria Rosaria D’Antonio della International Astronomical Union, coordinatrice di Inspiring Stars insieme a Lina Canas aggiunge: «Inspiring Stars nasce in occasione della celebrazione dei 100 anni della IAU, con l’obiettivo di creare un collegamento tra la scienza e l’accessibilità delle risorse astronomiche attraverso la cooperazione internazionale» e prosegue «Con  importanti iniziative in tutto il mondo, mantenendo fin dall’inizio una collaborazione speciale con INAF, in questi anni Inspiring Stars è cresciuta e si è arricchita, perché tutti possono ed hanno il diritto di diventare astronomi, tutti hanno diritto di vedere, sentire, conoscere l’universo in base alle proprie risorse, perché siamo tutti sotto lo stesso cielo».

Inspiring Stars sarà una mostra permanente da febbraio 2022 presso la sede della Nazioni Unite (UNOOSA) a Vienna.

Le attività del Festival sono gratuite con prenotazione obbligatoria al seguente indirizzohttps://www.palazzoesposizioni.it/

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