Janus: uno sguardo al passato con gli occhi del futuro

La start up firmata Sapienza è il primo un esempio innovativo di applicazione dell’ICT ai beni culturali. Nasce da un progetto interdisciplinare che ha coinvolto architetti, ingegneri e storici dell’Ateneo con l’obiettivo di comunicare al pubblico il patrimonio culturale attraverso il supporto di metodologie e strumenti altamente innovativi come, laser, scanner, rappresentazioni topografiche e ricostruzione degli oggetti in 3D

Come Giano, divinità del mondo romano e italico, che contemporaneamente guarda al passato e al futuro, Janus, la neonata start up di Sapienza Università di Roma, si propone di avere “uno sguardo al passato, con gli occhi del futuro”.

Con questo intento Janus, la prima start up della facoltà di Architettura di Sapienza, unisce alle competenze acquisite nel contesto accademico le Information and Communication Technologies (ICT) – come la realtà virtuale, la realtà aumentata, le ricostruzioni tridimensionali, i panorami virtuali/interattivi e i musei virtuali − per produrre contenuti di alta qualità da proporre a un mercato specialistico, pubblico e privato, costituito da musei, soprintendenze, comuni e fondazioni.

“La pittura, la scultura e l’architettura hanno sempre avuto un ruolo pedagogico basato sull’utilizzo consapevole del linguaggio visuale per trasmettere in modo evocativo e immediato specifici messaggi – spiega il coordinatore scientifico Graziano Mario Valenti del Dipartimento di Storia, disegno e restauro dell’architettura della Sapienza. “L’operazione culturale che si intende perseguire è quella di condividere la conoscenza, senza che il background dell’utente sia una discriminante e di stimolare il senso di partecipazione e di coinvolgimento emotivo al bene culturale”. 

Tale concezione si traduce in un museo virtuale inteso non semplicemente come “contenitore” di arte, ma come luogo, strumento di interazione e di dinamicità̀ in cui il visitatore è svincolato dai limiti di gravità e di impenetrabilità dei corpi. In questo modo si può immaginare che, per esempio, le tele bidimensionali possano diventare stanze tridimensionali in cui colui che osserva entra nella scena, si fonde con lo spazio dell’opera d’arte accedendo a un punto di vista diverso e privilegiato. L’obiettivo è di proporre un’esperienza non sostitutiva, ma complementare e integrativa dell’esperienza reale.

Il processo di costruzione/ricostruzione virtuale avverrà essenzialmente attraverso tre fasi: una approfondita conoscenza dell’oggetto di studio, la produzione dei contenuti mediante l’analisi dei dati acquisiti per la costruzione dei modelli virtuali e la comunicazione dell’oggetto con soluzioni innovative. In tutte queste fasi, dalla progettazione alla realizzazione commerciale, saranno fondamentali le competenze diverse e interdisciplinari dei componenti del gruppo di lavoro costituito da docenti, dottorandi e giovani laureati del Dipartimento di Storia, disegno e restauro dell’architettura.

“Janus si propone come un’azienda di “artigianato digitale” dove l’innovazione si sviluppa bilanciando creatività e competenze –aggiunge Simone Lucchetti, architetto e dottorando under30 della Sapienza e presidente della startup.“Il prodotto che Janus offre è innovativo perché intende dare un nuovo significato e un nuovo valore alle ricostruzioni virtuali usando la tecnologia come un mezzo per veicolare contenuti”. 

Inoltre, per i prodotti e i servizi erogati, anche integrabili tra loro, sarà garantito un alto grado di personalizzazione in relazione alle esigenze del committente e all’analisi dell’utenza finale.

La comunicazione del patrimonio culturale, per far sì che venga compreso, deve avvalersi di mezzi comunicativi immediati, che coinvolgano emotivamente l’utente, senza sminuire o banalizzare i contenuti. Il progetto Janus è dunque nato con l’intento di migliorare il modello tradizionale di comunicazione realizzando allo scopo prodotti che, con l’ausilio di mezzi tecnologici, raccontino storie e propongano esperienze, per avvicinare e rendere partecipi del patrimonio culturale e dei valori che esprime una comunità di utenti sempre più ampia ed eterogenea. 

Oltre a Graziano Mario Valenti e Simone Lucchetti, il team imprenditoriale è formato dai docenti Fabrizio De Cesaris, Tommaso Empler, Elena Ippoliti e dai dottori di ricerca, dottorandi e specializzandi Roberto Barni, Daniele Bigi, Adriana Caldarone, Giulia Catalani, Marika Griffo, Antonio Mirandola, tutti afferenti al Dipartimento di Storia, disegno e restauro dell’architettura, per un totale di undici persone impegnate in tutte le fasi, dalla progettazione alla realizzazione e commercializzazione di prodotti innovativi che forniscono nuovo valore e nuovo significato alle ricostruzioni virtuali dei beni culturali.

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