Istat: i dati Scienza, tecnologia e innovazione

HomeNoiItalia2019ItaAll’indirizzo http://noi-italia.istat.it ogni anno dal 2008 l’Istat offre una selezione di oltre 100 indicatori statistici del nostro Paese, delle differenze regionali che lo caratterizzano e della sua collocazione nel contesto europeo.

Gli indicatori, articolati in sei aree e 19 settori, offrono una lettura dei fenomeni analizzati nel tempo e nello spazio. Corredati di sintetici commenti, si possono consultare in modo interattivo grazie a semplici strumenti di visualizzazione grafica. Cliccando sull’icona Dati posta nella homepage è possibile esportare i grafici e scaricare le informazioni dell’intera base di dati, corredata da Fonti, Definizioni, Pubblicazioni e Link utili di tutti i 19 settori.

Nell’edizione 2019 sono presenti alcuni nuovi indicatori. Nel settore Strutture produttive si trovano i dati relativi alle Istituzioni non profit, come risultano dalla nuova strategia dei Censimenti economici permanenti che prevede rilevazioni campionarie multiscopo triennali e la pubblicazione di informazioni derivanti dai registri per gli altri anni; in Agricoltura si dà conto dei risultati economici delle aziende agricole in termini di competitività, dimensione e organizzazione. Gli ultimi risultati sulle strategie di innovazione nelle imprese sono invece inseriti in Scienza, tecnologia e innovazione. Infine, il settore Condizioni economiche delle famiglie è arricchito con l’indicatore relativo alla spesa media mensile familiare nelle sue componenti, alimentare e non alimentare.

Quest’anno è inoltre disponibile una nuova rappresentazione grafica interattiva (sia per desktop sia per mobile) che permette il confronto tra l’Italia e gli altri Paesi europei. In particolare, per una selezione di indicatori è possibile visualizzare sia la graduatoria del 2010 sia quella relativa all’anno disponibile più recente, ottenendo una lettura immediata del posizionamento dell’Italia nella classifica europea.

Ecco i dati relativi alla categoria  Scienza, tecnologia e innovazione

Nel 2016 la spesa per ricerca e sviluppo in Italia ammonta a quasi 23,2 miliardi di euro (1,37% in rapporto al Pil). L’intensità di ricerca del nostro Paese è inferiore a quella media dell’Unione europea (2,04%) e dei principali partner (ma superiore alla Spagna). L’Italia rimane distante dall’obiettivo nazionale della Strategia Europa 2020 (1,53%) e dal target europeo del 3%, superato invece da Svezia, Austria e Danimarca.

Nel 2018 il 71,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza un sito web per valorizzare la propria attività. A livello europeo l’Italia è diciannovesima nella graduatoria che vede i Paesi nordici ai primi posti con oltre il 92%. Le imprese del Mezzogiorno sfruttano meno le possibilità offerte dal web rispetto a  quelle localizzate nel resto del Paese.

Gli addetti alla ricerca e sviluppo (in unità equivalenti a tempo pieno) nel 2016 aumentano a 4,8 ogni mille abitanti, valore ancora distante dalla media dei Paesi dell’Ue (5,8). Si conferma la forte disparità tra Centro-nord e Mezzogiorno.

Nel periodo 2014-2016 il 48,7% delle imprese industriali e dei servizi con 10 o più addetti ha svolto o introdotto innovazioni, quota in crescita rispetto al triennio precedente. Nei dati europei relativi al 2012-2014, il nostro Paese è in linea con la media dell’Ue.

Nel 2016 i laureati in discipline tecnico-scientifiche sono 13,8 ogni mille residenti di 20-29 anni. Nonostante la crescita continua registrata negli anni, rimane il divario rispetto agli altri Paesi europei.

Nel 2018 aumenta l’utilizzo del web in Italia. Si connette il 68,5% della popolazione di 6 anni e più mentre più di una persona su due usa la Rete quotidianamente. Il nostro Paese si conferma nelle ultime posizioni della graduatoria europea, seguita solo da Grecia, Croazia, Bulgaria e Romania.

Anche la quota di famiglie italiane che dispongono di un accesso a Internet mediante banda larga rimane inferiore alla media europea. Sul territorio nazionale l’uso di internet è superiore al valore nazionale nel Centro-nord (71,8%) dove il 76,2% delle famiglie dispone di una connessione veloce; nel Mezzogiorno le percentuali scendono, rispettivamente, al 62,2% e al 68,5%.

L’Italia e le sue regioni. Nel 2016 è nel Nord-ovest la quota maggiore della spesa italiana in R&S. In termini di incidenza della spesa in R&S sul Pil regionale, i risultati migliori si registrano in Piemonte e in Emilia-Romagna. Per la spesa in rapporto al Pil delle imprese, sempre Piemonte, Emilia-Romagna insieme alla Lombardia occupano le prime tre posizioni

Nel 2018 l’arretramento della quota di imprese del Mezzogiorno che utilizzano il sito web amplifica il divario con le Regioni del Centro-Nord.

Nel periodo 2014-2016, in termini di propensione innovativa, si conferma il primato del Nord. Una minore propensione all’innovazione caratterizza quasi tutte le regioni del Mezzogiorno. Fanalino di coda sono Valle d’Aosta, Sardegna e Calabria.

Nel 2016 in termini di addetti in R&S ogni mille abitanti nel Nord solo la Valle d’Aosta e la provincia autonoma di Bolzano si posizionano sotto la media nazionale, mentre tutte le regioni meridionali si attestano su livelli inferiori.

La quota di 20-29enni residenti in Italia che hanno conseguito un titolo in discipline tecnico-scientifiche aumenta di un punto per mille nelle regioni del Nord-est  e di 0,8 punti nel Mezzogiorno.

Anche nel 2018 permane un forte squilibro nell’uso del web tra il Nord e il Sud  del Paese. Nella provincia autonoma di Bolzano si ritrova la più alta percentuale di internauti. La Calabria, nonostante abbia fatto registrare un incremento di 5,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente, resta la regione con la più bassa quota di utenti di Internet (59,8%).

Le differenze tra le regioni in termini di famiglie che accedono alla rete da casa utilizzando una connessione a banda larga sono ancora notevoli e confermano il vantaggio del Centro e soprattutto del Nord Italia. Rispetto al 2017 Toscana, Sardegna e Val d’Aosta fanno registrare incrementi superiori ai 7 punti percentuali; viceversa, la Sicilia peggiora la sua situazione.

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