Report Istat: ricerca e sviluppo in Italia

istat-02Nel 2016 si stima che la spesa per R&S intra-muros sostenuta da imprese, istituzioni pubbliche, istituzioni private non profit e università sia pari a 23,2 miliardi di euro (+4,6% rispetto al 2015)1.

L’incidenza percentuale della spesa per R&S intra-muros sul Pil (Prodotto interno lordo), pari all’1,38% nel 2016, è in lieve crescita rispetto all’anno precedente (era l’1,34% nel 2015)2.

Alla spesa complessiva contribuiscono il settore delle imprese per il 60,8%, le università per il 24,2% e le istituzioni pubbliche per il 12,6%. Rispetto al 2015 la spesa per R&S cresce del 9,3% per le imprese, resta stabile nelle istituzioni pubbliche, mentre flette nelle università (-1,0%) e, in misura ancora più marcata, nelle istituzioni private non profit (-18,6%).

Aumenta dal 2015 il contributo alla spesa complessiva per R&S delle imprese a controllo nazionale e dei finanziatori esteri rispettivamente di 2,1 e 1,5 punti percentuali; è in calo quello delle istituzioni pubbliche, università e non profit (-3,5 punti percentuali in totale).

L’aumento più rilevante della spesa per R&S intra-muros riguarda le attività di sviluppo sperimentale (+15,6%); la ricerca di base e quella applicata registrano un lieve calo (complessivamente -0,2%).

Cresce nel 2016 il personale impegnato in attività di R&S conteggiato sia in unità sia in termini di unità equivalenti a tempo pieno (Etp). In particolare, ammonta a 435.283 unità (+11,7% dal 2015) e a 290.039,5 in termini di Etp (+11,9%).

Rispetto al totale degli addetti i ricercatori in termini di unità aumentano del 6,6% (da 174.327 unità del 2015 a 185.916 nel 2016). In termini di Etp, i ricercatori aumentano del 6,2% (da 125.875,0 a 133.705,7 unità espresse in Etp). L’aumento più consistente in Etp è rilevato nelle imprese (+11,3%) e nelle università (+4,0%).

Per il 2017 i dati preliminari indicano un aumento della spesa per R&S pari all’1,8% a valori correnti sia nelle imprese sia nelle istituzioni pubbliche (non sono ancora disponibili i dati sulle università).

Nello stesso periodo registrano lievi variazioni gli stanziamenti per R&S di Amministrazioni Centrali, Regioni e Province autonome: i fondi passano da 8,7 miliardi di euro del 2016 (previsioni di spesa assestate) a circa 8,6 miliardi di euro del 2017 (previsioni iniziali).

Per il 2018 le previsioni fornite da imprese e istituzioni confermano un ulteriore aumento della spesa in R&S intra-muros (+3,4% sul 2017): in particolare, istituzioni pubbliche +5,6%, istituzioni private non profit +4,9% e imprese +2,9%.

In aumento la spesa in R&S intra-muros nel 2016

Nel 2016, si stima che la spesa per R&S intra-muros dell’insieme dei settori istituzionali (imprese, istituzioni pubbliche, istituzioni private non profit e università) ammonti a quasi 23,2 miliardi di euro. Rispetto all’anno precedente, la spesa per R&S intra-muros aumenta del 4,6% a prezzi correnti e incide in percentuale sul Pil dell’1,38%, registrando un lieve incremento (+0,04 punti percentuali).

Il settore privato (imprese e istituzioni non profit) spende per la R&S intra-muros circa 14,7 miliardi di euro, di cui la quasi totalità (14,1 miliardi) è sostenuta dalle imprese. Le università spendono circa 5,6 miliardi di euro, le istituzioni pubbliche 2,9 miliardi.

La spesa in R&S intra-muros cresce trainata dalle imprese

Rispetto al 2015 aumenta sensibilmente la spesa delle imprese (+9,3%) mentre rimane stabile quella delle istituzioni pubbliche. Diminuisce invece lievemente nelle università (-1,0%) e maggiormente nelle istituzioni private non profit (-18,6%).

La spesa del settore privato (imprese e istituzioni non profit) costituisce la principale componente della spesa totale (63,3%) e cresce rispetto al 2015 (+1,9 punti percentuali). In particolare, il settore delle imprese contribuisce per il 60,8% alla spesa complessiva (+2,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente), mentre  il 24,2% della spesa è sostenuto dalle università e il 12,6% dalle istituzioni pubbliche.

Con riferimento alle fonti di finanziamento, nel 2016 la spesa in R&S è finanziata prevalentemente dal settore privato (imprese e istituzioni non profit), che contribuisce per il 54,1% (pari ad un valore di 12,5 miliardi). Seguono il settore delle istituzioni pubbliche con il 35,2% della spesa (circa 8,2 miliardi) e i finanziatori stranieri (imprese, istituzioni pubbliche o università estere), che partecipano al 9,8% della spesa (circa 2,3 miliardi) (Figura 1). Rispetto al 2015, nel complesso aumenta la componente di finanziamento delle imprese nazionali e degli investitori stranieri (+3,5 punti percentuali), mentre diminuisce il peso delle altre fonti di finanziamento.

All’interno dei singoli settori esecutori, l’autofinanziamento si conferma la modalità più importante. In particolare, nel settore delle imprese la quota di autofinanziamento risulta stabile (84,1% del totale della spesa), il settore pubblico si autofinanzia per l’88,2% e quello privato non profit per il 55,1%.

Ricerca applicata prima voce di investimento

Nel 2016 la ricerca applicata si conferma la principale voce di investimento (10 miliardi di euro, pari al 43,3% della spesa complessiva). Seguono le attività di sviluppo sperimentale con una spesa pari a 7,7 miliardi di euro (33,4% del totale) e, infine, la ricerca di base con circa 5,4 miliardi di euro (23,2%) (Figura 2).

L’aumento della spesa si concentra interamente nelle attività di sviluppo sperimentale (+3,2 punti percentuali rispetto al 2015), a scapito della ricerca pura e di quella applicata dove si rileva una diminuzione, rispettivamente -1,1 e -2,1 punti percentuali.

Lo stesso andamento è confermato nel settore delle imprese, dove si assiste a un analogo incremento delle attività di sviluppo sperimentale, mentre si riduce in misura consistente la quota di ricerca applicata e resta piuttosto stabile la spesa dedicata alla ricerca di base.

Aumentano gli addetti alla R&S intra-muros nelle imprese

Cresce nel 2016 il personale impegnato in attività di R&S conteggiato sia in unità sia in termini di unità equivalenti a tempo pieno (Etp). In particolare il personale impegnato in attività di R&S ammonta a 435.283 unità, in aumento (+11,7%) rispetto al 2015. La stessa tendenza è registrata per il personale di R&S espresso in termini di unità Etp, che aumenta dell’11,9% (da 259.166,6 nel 2015 a 290.039,5 nel 2016). L’aumento è attribuibile soprattutto alle imprese (+23,7% in numero e +20,3% in Etp). Le unità equivalenti a tempo pieno crescono anche nelle università (+4,4%) ma in misura inferiore, mentre diminuiscono nelle istituzioni private non profit (-0,9%) e nelle istituzioni pubbliche (-0,5%).

Rispetto al totale degli addetti, i ricercatori in termini di unità aumentano del 6,6% (da 174.327 unità del 2015 a 185.916 nel 2016). In termini di Etp, i ricercatori aumentano invece del 6,2% (da 125.875,0 a 133.705,7 unità espresse in Etp).

L’incremento riguarda prevalentemente il settore delle imprese (+16,4% in termini di unità e +11,3% in Etp), meno quello delle università (+1,8% e +4,0%).

I ricercatori (espressi in Etp) rappresentano complessivamente il 46,1% del totale degli addetti alla R&S, in calo di 2,5 punti percentuali rispetto al 2015 (Figura 3). Nelle istituzioni non profit si rileva l’incidenza maggiore (72,7%), seguono le università (63,3%), le istituzioni pubbliche (56,4%) e, infine, le imprese con poco più di un terzo del totale degli addetti in Etp alla R&S.

In calo la quota di donne impegnate nelle attività di R&S

Nel 2016, gli addetti alle attività di R&S di sesso femminile ammontano a 95.901 unità Etp (+7,8% in rispetto al 2015). L’incremento delle donne arriva a +18,2% nelle imprese e al 4,7% nelle università.

Le ricercatrici risultano 47.481 unità espresse in Etp e salgono del 4,5% rispetto all’anno precedente. L’aumento più significativo (+9,3%) si osserva nelle imprese, mentre risulta pari al +4,2% e al +2,8%, rispettivamente, nelle università e nelle istituzioni private non profit, nullo nelle istituzioni pubbliche.

Si conferma, tuttavia, il gap negativo a scapito delle donne: nel 2016 le donne sono appena un terzo degli addetti complessivamente impegnati nella R&S (espressi in Etp) (Figura 4). Tale quota è in diminuzione rispetto al 2015 (-1,3 punti percentuali). La quota di ricercatrici sul totale dei ricercatori (espressi in Etp) è leggermente più alta (35,5%) ma in lieve flessione rispetto all’anno precedente (-0,6 punti).

A livello intersettoriale, continua a esserci una grande variabilità della presenza femminile nelle attività di R&S. La quota percentuale di donne, infatti, è notevolmente inferiore nelle imprese (21,0% degli addetti e 22,2% dei ricercatori), mentre gli altri settori vedono una partecipazione  delle donne nettamente più ampia che raggiunge oltre la metà degli addetti e ricercatori nelle istituzioni private non profit.

In calo i fondi per R&S di Amministrazioni centrali, Regioni e Province autonome

Nel 2017 diminuiscono gli stanziamenti per R&S delle Amministrazioni Centrali, Regioni e Province autonome: i fondi passano da 8.734,1 milioni di euro del 2016 (previsioni di spesa assestate) a circa 8.577,9 milioni di euro del 2017 (previsioni di spesa iniziali).

Per quanto riguarda la distribuzione dei finanziamenti fra gli obiettivi socio-economici, quelli destinati alle università sotto forma di Fondo di finanziamento ordinario (FFO, cap. 12 della classificazione NABS), continuano a costituire la quota più rilevante (40,7% del totale). Il resto degli stanziamenti è orientato in misura maggiore verso le produzioni e le tecnologie industriali (15,0%), l’esplorazione e utilizzazione dello spazio (10,6%), la protezione e promozione della salute umana (8,2%).

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