Rapporto congiunturale 2018. Apertura ai mercati extraregionali, più investimenti e nuovi posti di lavoro: la ripresa c’è ma resistono i freni strutturali

Presentato il Rapporto Congiunturale 2018: bene agroindustria e servizi, male edilizia

IMG_6112La strada della ripresa sembra essere stata imboccata, il sistema produttivo delle Pmi sarde ha tenuto le posizioni e anzi ha migliorato la sua competitività, ma restano ancora freni alla vera ripartenza. Sono alcune delle considerazioni che emergono dall’analisi del Rapporto Congiunturale elaborato da Confapi Sardegna relativo all’andamento delle piccole e medie imprese sarde nel 2017.

L’indagine ha lo scopo di comprendere lo scenario per poter affrontare e superare, in un’ottica di sistema, l’attuale fase che, sebbene migliorata rispetto alla crisi, rimane densa di incertezze.

Dalla rilevazione effettuata su un campione di 250 piccole e medie industrie, che rappresentano il 26% dell’universo Confapi Sardegna, emerge un 2017 che ha visto la creazione di nuovi posti di lavoro e l’apertura delle imprese sarde verso mercati extraregionali con un aumento della propensione all’investimento. Ma la tendenza non appare strutturale e comunque di un fenomeno meno intenso rispetto a buona parte del centro e nord Italia.

Su questo gli imprenditori evidenziano la presenza di problemi organizzativi e di processo con una scarsa innovazione proporzionalmente più elevata che in passato. Per l’anno in corso, le aspettative sono orientate verso un rinvigorimento del processo di crescita e ci si aspetta un rimbalzo positivo della situazione. Le imprese nel 2018 auspicano l’accelerazione della spesa pubblica regionale, che condiziona in modo decisivo sia direttamente, che soprattutto indirettamente, la spesa per investimenti delle imprese.

“Nel prossimo futuro sarà decisivo ridefinire la politica industriale regionale, con riferimento particolare alla presenza delle grandi imprese in Sardegna”, sottolinea il presidente di Confapi Sardegna Mirko Murgia. Parole d’ordine, dunque: concentrazione e integrazione degli investimenti, cultura imprenditoriale e più ancora cultura manageriale, innovazione e competitività.

A illustrare i dati del rapporto è stato il direttore generale di Confapi Sardegna Silvana Manuritta: “Il rilevamento è stato declinato in quattro filoni principali di approfondimento: fatturato, ordini, livello d’indebitamento, numero di occupati. La rilevazione dei dati è stata effettuata tra marzo e maggio 2018 e ha riguardato 250 imprese. Il campione è stratificato in cinque aree territoriali (Cagliari 61%, Sassari 13%, Oristano 10%, Olbia-Tempio 8% e Nuoro 8%) e su cinque settori produttivi: costruzioni e legno (43%), metalmeccanico (21%), servizi (17%), agroindustria (10%) e altri settori come trasporti, ecologia, chimico, plastica e gomma (9%)”.

Bene agroindustria e servizi, male edilizia. A trainare il sistema sono le imprese agroalimentari che hanno registrato i maggiori incrementi di fatturato in aumento del 57% contro la media del 47% (saldo: +36). A seguire il comparto dei servizi influenzato dalle Pmi del settore turistico (saldo: +35). Le imprese che soffrono maggiormente cali di fatturato sono quelle delle costruzioni e metalmeccaniche (saldi in entrambi i casi negativi, rispettivamente pari a – 17 e -6). Sul fronte occupazione, il trend del numero di lavoratori in azienda è positivo nell’agroalimentare (saldo +25), nel metalmeccanico (+4) e nei servizi (saldo +18), mentre è decisamente negativo nel settore delle costruzioni e legno (saldo -22) e “altri settori” (-13). Sul fronte esportazioni arrivano buone notizie per la notevole propensione all’export delle imprese agroindustriali e dei servizi: nell’agroindustria il 67% delle imprese e il 52% nei servizi hanno venduto in Italia e all’estero.

I numeri si ribaltano per le imprese di costruzioni, metalmeccaniche e “altri” con una propensione a vendere solo in Sardegna assai maggiore (nell’ordine, 64%, 53% e 64%). Ad aver investito in maggior numero sono le imprese di “altri settori” (72%), poi i servizi (70%), le agroindustriali (68%) seguite da quelle di costruzioni (61%). Ad aver investito di meno e in minor misura sono le Pmi del settore metalmeccanico. Sul fronte finanziario nei settori produttivi, la situazione peggiore si registra nelle imprese “altri settori” (saldo: +48), poi servizi (+45), agroindustriali (saldo +42) e quelle metalmeccaniche (+36), mentre per le imprese del comparto costruzione e legno il saldo si attesta a +10.

Mercati e ordini. Sembrerebbe essere nuovamente aumentata, anche se di poco, la propensione all’export delle Pmi sarde, ma il cambiamento del dato tendenziale è ancora un segnale troppo debole. A presentarsi di più sui mercati extraregionali sono state le imprese agroalimentari che hanno continuato a costruire un certo vantaggio competitivo in questi ultimi anni. Il numero delle imprese che vendono esclusivamente sul mercato sardo è diminuito: si passa dal 63% del 2016 al 56% del 2017. D’altra parte, sale da 1% a 8% il numero delle imprese che operano esclusivamente in mercati oltre isola. Per quanto riguarda gli ordini e le commesse emerge che nel 2017 il 43% delle imprese (contro il 42% dell’anno precedente) ha ricevuto ordini in misura maggiore (per valore), contro il 27% (26% nel 2016) che li ha registrati in calo. Bene gli ordini provenienti dai mercati extraregionali con il 40% delle 61 imprese che operano anche su quello nazionale ad aver registrato un incremento degli ordinativi dalle altre regioni italiane mentre il 38% li ha visti confermati (il saldo è pari a +18).

Investimenti e credito. Sul fronte credito permangono elementi di criticità sia per quanto riguarda la gestione della liquidità aziendale che del rapporto tra banche e imprese soprattutto in termini di maggiori garanzie richieste. E se sono leggermente aumentate le imprese che hanno realizzato investimenti: dal 51% del 2016 si passa al 52%, dall’altra, meno della metà del campione non ha operato alcun investimento. Delle imprese che hanno investito, il 61% lo ha fatto in misura maggiore che nel 2016, quando rispetto all’anno precedente erano state il 45%. Sul fronte finanziario le imprese che hanno contratto un nuovo indebitamento rispetto al fatturato rappresentano il 49% del campione. Le percentuali di imprese che hanno contratto debiti a medio – lungo termine e per ristrutturare il debito toccano il 24%. Solo il 16% ha contratto nuovi debiti per rientrare da altri finanziamenti. Il 58% delle imprese che hanno fatto ricorso a nuovo indebitamento hanno evidenziato difficoltà sulla richiesta di maggiori garanzie. Mentre chi ha riscontrato tassi più onerosi e limitazioni nei crediti erogabili è stato rispettivamente del 35% e 50%.

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