Ascoltando Radio Sole

Dal sito media inaf rilanciamo l’articolo di Paolo Soletta relativo a una nuova e interessante attività astronomica di INAF in collaborazione con ASI: l’osservazione del Sole in banda “radio” con i radiotelescopi italiani: Medicina, Noto ed SRT.

L’attività è appena all’inizio e promette bene. Ideatore del progetto è Alberto Pellizzoni.
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Le immagini dell’atmosfera solare ottenute con il radiotelescopio di Medicina a 24 GHz il 15 febbraio 2018 mostrano l’evoluzione di una regione attiva (il punto più brillante dell’immagine) associata a un flare ed emissione coronale i cui effetti si sono fatti sentire sul nostro pianeta nei giorni successivi. Crediti: Inaf

“Raccogliendo l’idea di Alberto Pellizzoni, ricercatore dell’Inaf di Cagliari, un team dell’Istituto nazionale di astrofisica e dell’Agenzia spaziale italiana sta tenendo sott’occhio il Sole con i radiotelescopi dell’Inaf. Si aprono così nuove prospettive di ricerca per il monitoraggio dello space weather

Alberto Pellizzoni è uno di quei ricercatori che, per fare scienza, non si limitano ad analizzare i dati degli strumenti che utilizzano: si danno da fare anche per il loro sviluppo tecnologico. Dal 2008 ha deciso di lavorare all’Inaf di Cagliari in vista dell’ultimazione di Srt, il Sardinia Radio Telescope, per poterne sviluppare le potenzialità software per scovare i misteri degli oggetti che più lo interessavano dai tempi dell’università a Milano: pulsar, buchi neri, stelle di neutroni. Ed ecco che circa un anno fa, forte dell’esperienza nel frattempo acquisita con Srt, a Pellizzoni è venuta un’idea: usare i radiotelescopi italiani per fare imaging del Sole.

Perché, infatti, limitare gli oggetti di studio a stelle, buchi neri e galassie lontane quando abbiamo ancora tanto da scoprire a casa nostra? E così, ben sapendo che già esistevano telescopi espressamente dedicati all’osservazione solare, Pellizzoni ha proposto ai colleghi dell’Inaf di testare gli strumenti radio più avanzati per osservare la nostra “nana gialla”. Un’operazione non semplice, dal punto di vista tecnico, e non priva di rischi da valutare attentamente con dettagliati studi preliminari: a causa dell’enorme segnale elettromagnetico generato dalla nostra stella, osservare il Sole comporta, infatti, da un lato il rischio di surriscaldare le strumentazioni e dall’altro di saturare la banda dei ricevitori.

«Ho lavorato allo studio di fattibilità di tali osservazioni», racconta Pellizzoni, «prima sulla carta, e poi coinvolgendo altri colleghi radioastronomi – qui a Cagliari e alla Stazione radioastronomica di Medicina, in provincia di Bologna – esperti di ricevitori e autorità internazionali nell’ambito della fisica solare come Mauro Messerotti dell’Inaf di Trieste, che ha mi ha incoraggiato e supportato per andare avanti con questa idea. Ottenuto il semaforo verde da tali valutazioni e test preliminari, abbiamo avviato a Medicina dei test di fattibilità che hanno dato esito positivo. È così partito un programma tecnico-scientifico sperimentale di osservazione del Sole A 24 GHz attualmente in corso in queste settimane proprio a Medicina».

La tecnologia a bordo dei single-dish italiani (radiotelescopi a singola parabola, dei quali Srt è solo l’ultimo arrivato, dopo le antenne di Medicina e Noto) consente una risoluzione inferiore all’arcominuto, dunque in grado di osservare a risoluzione elevata l’atmosfera del Sole e, di conseguenza, studiare più dettagliatamente sia i suoi processi chimici e fisici sia lo space weather – “previsioni meteorologiche spaziali” che studiano l’impatto delle tempeste solari sulla Terra e sui sistemi di comunicazione che spesso vengono danneggiati da questi eventi.

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