Gestione del Rischio Idrogeologico: programmare e progettare gli interventi partendo dal territorio

L'immagine può contenere: 1 persona, spazio al chiusoCirca 100 milioni di euro di cui 12 milioni per la Sardegna sono già sul tavolo. È quanto il Governo ha stanziato per la sola progettazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. I fondi per la realizzazione delle opere, invece, stanno già cominciando ad arrivare dai finanziamenti statali e regionali: oltre 3 milioni di euro sono già disponibili per interventi a Cagliari, Gairo e Posada, altri saranno presto nelle casse dei Comuni sardi grazie al patto per la Sardegna.

«Siamo convinti che per rendere pienamente efficaci questi interventi sia necessario avviare con celerità la fase del progetto andando oltre la logica della grande infrastruttura e ponendo grande attenzione in tutti gli aspetti coinvolti, lavorando con un approccio multidisciplinare nel rispetto del territorio e promuovendo la condivisione di responsabilità tra professionisti interni ed esterni alla PA, cittadini e amministratori – sostiene il presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Cagliari Gaetano Nastasi –. È poi indispensabile concentrare parte degli sforzi nella fase di prevenzione e gestione del rischio che oggi, grazie alle nuove tecnologie, può diventare elemento centrale».

Ed è proprio in questo che si riassume il cambio di visione contenuto nelle “linee guida per le attività di programmazione e progettazione degli interventi per il contrasto del rischio idrogeologico” presentate oggi dai vertici di Italiasicura (struttura di missione del Governo) nel corso del convegno “Progettare l’assetto idrogeologico”, organizzato insieme al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, alla Regione Sardegna, alla Rete delle Professioni Tecniche e all’Associazione Idrotecnica Italiana.

Nel corso della mattinata di lavori, gli interventi dei relatori hanno sviscerato ogni aspetto delle Linee guida, un documento ancora aperto ai contributi dei tecnici che Italiasicura ha stilato con l’obiettivo di fornire indirizzi a chi lavora nella pubblica amministrazione e ai professionisti in materia di programmazione e progettazione degli interventi per la difesa del suolo.

LA TAVOLA ROTONDA

Al termine della mattinata di relazioni, il giornalista Andrea Frailis ha moderato una tavola rotonda alla quale hanno partecipato il consulente di gabinetto dell’assessorato regionale all’Urbanistica Aldo Vanini, il vicepresidente Vicario del Consiglio Nazionale degli Ingegneri Gianni Massa, il presidente della federazione degli ordini degli ingegneri della Sardegna, il presidente della sezione Sardegna dell’associazione idrotecnica italiana Nicola Montaldo, il direttore del servizio previsione rischi RAS ed esponente della Protezione Civile Paolo Botti, il presidente regionale dell’ordine dei Geologi Davide Boneddu.

Nel corso della discussione, Vanini ha sottolineato il cambio di scenario registrato a livello normativo negli ultimi anni anche a livello regionale, un capovolgimento dell’approccio che è possibile riscontrare anche nell’ultima legge Urbanistica regionale approvata dalla Giunta: «Non si parte dal desiderio di sviluppo ma dall’analisi del territorio: quindi, dalla conoscenza dei rischi e dei valori territoriali si passa alle azioni per la riqualificazione dell’esistente e all’orientamento dello sviluppo». Subito dopo, Gianni Massa ha invece puntato l’attenzione sull’importanza del «superamento degli steccati delle competenze specialistiche in favore di un approccio multidisciplinare al progetto, in grado di diventare oggi strumento di gestione delle complessità».

Nei loro interventi, invece, sia Cuccuru che Boneddu hanno evidenziato una carenza di dati aggiornati in grado di fotografare con precisione lo stato attuale del territorio: «si tratta di un passaggio fondamentale per comprendere dove sono le criticità e progettare di conseguenza» ha detto Cuccuru. «Attraverso i dati è possibile comprendere quale possa essere la vocazione di una particolare zona e quindi valutare quali politiche di sviluppo siano le più adeguate» gli ha fatto eco Boneddu.

Sulla questione dei dati, Montaldo ha anticipato che nuovi studi sono in via di pubblicazione da parte dell’Università, nell’ultimo periodo molto coinvolta dalle istituzioni sul tema. Quindi ha messo in luce l’importanza di concentrarsi sugli aspetti non strutturali: dal momento che «l’eliminazione completa del rischio è impossibile – ha detto – è necessario creare le condizioni perché la popolazione possa conviverci con relativa tranquillità».

Botti, in chiusura di tavola rotonda, richiamando quanto detto durante il convegno dall’esponente di Arpa Sardegna Giuseppe Bianco, ha detto: «La rete di rilevazione in tempo reale delle criticità, al momento è carente e inadeguata ma si sta lavorando per migliorarla: nel termine di due anni contiamo di essere in linea con quanto necessario». Un passo avanti decisivo, ha però sottolineato, è già stato fatto a novembre scorso quando la Sardegna si è allineata al resto della penisola per quanto riguarda il monitoraggio dei fenomeni con bollettini ogni tre ore: «Gli amministratori, attraverso queste informazioni hanno la possibilità di gestire l’emergenza riducendo i disagi per la popolazione e limitando al massimo le misure preventive – ha detto Botti –. In ogni caso, resta fondamentale che ogni Comune si doti di un piano di protezione civile semplice e chiaro per il cittadino».

La mattinata di lavori è stata chiusa dall’intervento del direttore di Italiasicura Mauro Grassi: «Dobbiamo tornare a prenderci cura del nostro paese – ha detto –. Il lavoro che stiamo portando avanti è pensato per porre nuovamente al centro il territorio con le sue particolarità e le sue esigenze, ma anche per aiutare i tecnici e gli amministratori a redigere progetti di qualità, che siano verificabili e in grado di ottenere risorse anche direttamente a livello europeo».

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