Conclusa la campagna oceanografica nel golfo di Cagliari. Occhi puntati sull’erosione delle spiagge sarde, i ricercatori spiegheranno come salvarle

Saranno presentati mercoledì 7 giugno in un convegno che comincerà alle 9 – e continuerà per tutta la mattinata nella Sala Anfiteatro della Regione Sardegna in via Roma 257 – i risultati della campagna oceanografica condotta nel Golfo di Cagliari dall’Università degli Studi di Cagliari attraverso il gruppo di ricerca “Coastal and Marine Geomorphology Group” svolta nell’ambito del Progetto RAS Tender NEPTUNE in collaborazione con l’Università Neozelandese di Auckland con il coordinamento scientifico del prof. Sandro Demuro (che interverrà per illustrare i risultati alle 10). Previsti in apertura i saluti del sindaco Massimo Zedda, del Rettore Maria Del Zompo, del commissario dell’Autorità portuale Roberto Isidori e dell’assessore regionale all’Urbanistica Cristiano Erriu.

Il lavoro scientifico è stato svolto dai ricercatori Marinella Passarella che ha avuto un ruolo centrale in quanto la sperimentazione rientra nella sua tesi di dottorato internazionale, da Andrea Ruju, Carla Buosi ed Angelo Ibba con il contributo dei sommozzatori Marco Piroddi e Maurizio Spanu. La sperimentazione avrà importanti ricadute sulla conoscenza dei processi morfodinamici che interessano le spiagge del Poetto e di Giorgino ma, più in generale, dell’intero Golfo di Cagliari.

La campagna è stata possibile grazie all’apporto della Società Battellieri Cagliari che ha permesso la messa a mare di boe attrezzate con correntometri e ondametri, anche sperimentali, costruiti dalla cooperativa Sardegna Progetta, entrambe imprese sarde ad alta specializzazione e partner fondamentali del Progetto. Stazioni di rilevamento video e meteo posizionate sulla sella del diavolo e sull’Ospedale Marino (grazie agli spazi concessi rispettivamente dalla Marina Militare e ASL 8 Cagliari) rilevavano contemporaneamente importanti parametri alla superficie del mare (direzione e intensità del vento, fronti d’onda, zone di frangenza e sormonto delle onde ecc).

Il lavoro svolto ha visto inoltre la collaborazione dell’Università di Pisa, delle Penn State e Auckland University (rispettivamente statunitense e neozelandese) per la modellizzazione dei dati e della Curtin University (Western Australia) per la comparazione del ruolo svolto dalle praterie di Posidonia Oceanica.

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