Valutazione Qualità della Ricerca 2011-2014. Il commento dell’Università di Sassari

Università degli Studi di SassariI risultati dell’ultima VQR 2011-2014 (Valutazione della Qualità di ricerca) ci consegnano, con inevitabili semplificazioni, la sostanza di un’Università di Sassari che si conferma prima in Sardegna. In due aree della ricerca, Scienze Fisiche e Scienze Economiche e Statistiche, siamo tra i primi in Italia tra gli Atenei di dimensione comparabile; altre aree sono in linea col dato nazionale, con punte sopra la media in alcune. Si sottolinea anche che, con questo esercizio VQR, Uniss ha ricevuto una fetta maggiore di Fondo di Finanziamento Ordinario di quella che avrebbe ricevuto sulla base dell’esercizio precedente.

È vero che nel quadro di una generale stabilità di performance alcuni settori hanno fatto registrare delle flessioni rispetto all’ultima VQR, che abbracciava gli anni 2004-2010. Tuttavia, gli indicatori della VQR restituiscono l’andamento medio di ogni area, senza distinguere l’apporto dei singoli ricercatori, che può quindi variare ampiamente in termini di qualità. Giudizi generalizzati rischiano pertanto di non rispettare la reale qualità espressa dall’Ateneo in termini di ricerca. È bene anche ricordare che si tratta di un dato già vecchio e per molti versi superato nei fatti; siamo nel 2017, e nel nostro Ateneo molto è cambiato per il meglio, compresa la consapevolezza di come sia cruciale fare ricerca e farla bene. Confidiamo che la prossima valutazione nazionale rifletta questo progresso che nei fatti già c’è.

Tuttavia, senza dubbio i risultati nel complesso richiedono un’attenta riflessione da parte dell’Ateneo: occorre perseguire la strada già intrapresa per sanare le carenze e scalare posizioni nel panorama nazionale.

Qualche parola su un indicatore di grande rilevanza strategica: la politica di reclutamento, intesa come contributo fornito dai docenti assunti o promossi nel periodo 2011-14 in rapporto alla produzione scientifica di chi era già in servizio. Se è vero che l’apporto dei docenti nuovi o promossi di ruolo ha incrementato la qualità di alcune aree di ricerca, in altri settori il loro lavoro è stato giudicato qualitativamente meno valido. Ciò rende ancora più cruciale l’impegno dell’Università di Sassari per una politica di reclutamento che non deroghi a criteri di eccellenza.

Altre attività prese in esame dalla VQR, come quelle di Terza Missione, mostrano ottime potenzialità di crescita. Molto buona la valutazione ottenuta dalle strutture di intermediazione territoriale, che si sono dimostrate capaci di costruire ottimi rapporti con il territorio. Rientra tra queste strutture l’incubatore d’impresa universitario CUBACT, inaugurato nel 2014 all’interno dell’ampia strategia volta a valorizzare la ricerca che, insieme all’internazionalizzazione è uno dei tratti caratterizzanti del piano strategico d’Ateneo.

Infine, è importante sottolineare che l’Università degli Studi di Sassari è riuscita a difendere in questi anni, anche nella ricerca, il proprio ruolo nel confronto con gli altri Atenei. Fare buona ricerca in una regione il cui potenziale è largamente inespresso per le generali carenze infrastrutturali ed il livello di sviluppo socioeconomico da cui partiamo è ancora più difficile. Questo vuol dire che, nonostante i molti tagli subiti dal sistema universitario nazionale nel suo complesso e la generale emorragia di ricercatori, l’Ateneo ha saputo garantirsi una fetta significativa del Fondo di Finanziamento Ordinario, con tutte le ricadute positive che questo comporta per l’Università e per la Sardegna. Così come l’impegno dell’Università di Sassari per offrire una didattica attrattiva e di qualità si è tradotto in un incremento degli iscritti, si continuerà a lavorare affinché la ricerca dell’Ateneo raggiunga gli alti standard che è in grado di conseguire.

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