Ricercatori dell’Università di Cagliari lavorano all’elaborazione di linee guida per il rilevamento dell’instabilità delle coste

Gli effetti dei cambiamenti climatici sull’erosione delle coste rocciose sono al centro di una ricerca del dipartimento di scienze chimiche e geologiche

I cambiamenti climatici possono incrementare l’erosione delle coste rocciose alte? E’ uno dei punti affrontati nella ricerca portata avanti da un gruppo di studiosi del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche, che ha partecipato alla stesura del progetto comunitario MAREGOT (sulla gestione dei rischi di erosione costiera e azioni di governance transfrontaliera), presentato nelle scorse settimane alla Conferenza internazionale sul Clima COP22 di Marrakech riscuotendo notevole interesse.

MAREGOT, finanziato nell’ambito del Programma Italia-Francia Marittimo 2014-2020, è  un progetto strategico con l’obiettivo di approfondire la conoscenza del fenomeno e della dinamica dell’erosione costiera al fine di individuare le migliori soluzioni. Con la Regione Liguria come leader e 13 partner, l’iniziativa prevede di analizzare i dati sul moto ondoso e la topografia delle spiagge e delle coste alte, utilizzando tecniche avanzate di tele-monitoraggio e rilevamento sul campo. Dopo tre anni di lavoro, le metodologie sviluppate saranno rese disponibili al pubblico, alle istituzioni e agli esperti.

La Regione Sardegna partecipa al progetto con tre partner: il Servizio Tutela  del suolo dell’Assessorato della Difesa dell’Ambiente, l’ARPAS Servizio Specialistico Geologico e il Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università di Cagliari, capofila nella tematica dell’erosione e dell’instabilità  delle coste rocciose alte, e sullo studio della risposta di questi  sistemi costieri ai cambiamenti climatici globali. Numerosi siti, alcuni anche molto noti, sono interessati dai fenomeni studiati dai ricercatori.

Il cambiamento climatico globale incide notevolmente sulle coste modificando i processi di erosione sia delle spiagge, sia delle coste alte, delle quali si interesserà MAREGOT –UNICA.  Le coste rocciose  si stanno evolvendo in maniera differente rispetto al passato,  per l’innalzamento del livello marino e dell’altezza dei fronti d’onda , così come per il mutare dei processi fisico-chimici che alterano le rocce.  Scopo della ricerca è accertare se tutto ciò comporti un’evoluzione più rapida e frequente delle frane costiere, se è possibile misurare un’accelerazione dell’arretramento delle falesie e secondo quali modalità ciò avvenga.

I ricercatori dell’Università di Cagliari, coordinati da Antonio Funedda, si prefiggono di elaborare linee guida al rilevamento delle condizioni di instabilità delle coste rocciose che, partendo dall’analisi di siti pilota individuati in Sardegna, Corsica, Toscana, Liguria e Provenza, possa trovare applicazione anche in altre aree del Mediterraneo; l’approccio interdisciplinare è rappresentato dalla geologia strutturale 3D per la caratterizzazione degli ammassi rocciosi (Antonio Funedda), dalla geomorfologia costiera e dalla mappatura sonar dei fondi marini (Paolo Orrù), dal remote sensing e modellazione in ambiente GIS di dati laser-scanner e multibanda da drone (Maria Teresa Melis), dalla idrogeologia, dalla geologia applicata per  la modellistica di  instabilità dei versanti e per i processi di interazione acqua-roccia (Giorgio Ghiglieri e Stefania Da Pelo).

Il risultato atteso è un protocollo metodologico multidisciplinare e multisorgente che consenta di rilevare e monitorare questi complessi processi di instabilità, nelle diverse condizioni litologiche e morfo-strutturali sia sopra sia sotto il livello marino, conoscenze di base per la progettazione di interventi di mitigazione del rischio frana lungo la linea di costa.

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