Rapporto sulla Crescita 2015: ricerca e sviluppo in Italia

ricercaLa Commissione Europea ha recentemente pubblicato la relazione sull’economia dell’Italia alla luce dell’analisi annuale della crescita della Commissione europea, che raccomanda tre pilastri principali per le politiche economiche e sociali dell’UE nel 2015: investimenti, riforme strutturali e responsabilità di bilancio. In linea con il piano di investimenti per l’Europa, il documento esplora anche le modalità per massimizzare l’impatto delle risorse pubbliche e favorire gli investimenti privati.

In Italia, il persistere di bassi livelli di crescita della produttività continua a perpetuare gli squilibri macroeconomici, ossia il livello molto elevato del debito pubblico e la debolezza della competitività esterna. Dallo scoppio della crisi, gli investimenti produttivi in Italia sono diminuiti in misura significativa, e sono ora inferiori dell’1,5% alla media dell’UE in percentuale del PIL. La mancanza di concorrenza sui mercati del prodotto, le carenze infrastrutturali e i bassi livelli di spesa per ricerca e sviluppo, in particolare da parte delle imprese, ostacolano la crescita della produttività. Pertanto, le principali sfide alle quali l’Italia deve far fonte sono il risanamento di bilancio favorevole alla crescita e l’attuazione delle riforme strutturali per accrescere la produttività.

Purtroppo, l’intensità di ricerca e sviluppo e l’innovazione sono scarse in Italia; l’intensità di ricerca e sviluppo delle imprese italiane era pari allo 0,67% nel 2013, rispetto ad una media UE dell’1,29%. Anche l’intensità di R&S del settore pubblico è ad un livello notevolmente inferiore rispetto alla media dell’UE (0,54% contro 0,72% nel 2013). Una delle cause è che l’Italia ha ridotto il bilancio pubblico a favore di R&S in misura più sostenuta rispetto al bilancio pubblico complessivo (la quota della spesa pubblica destinata alla Ricerca e Sviluppo è scesa all’1,02%, rispetto all’1,32% nel 2007). Al contempo, i mediocri risultati dell’Italia in materia di innovazione non contribuiscono certo al rinnovo del tessuto economico, in particolare quello derivante dalla rapida crescita di imprese innovative e dell’occupazione in attività ad alto coefficiente di conoscenze.

Nel 2014 sono stati compiuti passi limitati. Le autorità italiane hanno introdotto un nuovo credito di imposta per la ricerca e sviluppo per tutti i tipi di imprese. Il credito di imposta è tuttavia temporaneo (2015-2019), in continuità con le esperienze passate, quando le frequenti modifiche, il carattere temporaneo e la scarsa prevedibilità di queste misure ne hanno indebolito l’efficacia. Inoltre, saranno utili anche le misure volte a facilitare l’accesso delle imprese innovative al mercato del credito e a strumenti finanziari innovativi.

Scarica il documento

Questa voce è stata pubblicata in Commissione Europea e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.