La dipendenza dalla rete può colpire chiunque

“Quando la rete diventa una droga”. Questo il titolo del secondo appuntamento con “Science Café”, svoltosi ai Sette Vizi, Mediateca del Mediterraneo a Cagliari, che fa parte del più ampio progetto regionale di divulgazione scientifica che ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica locale sulle tematiche attuali della scienza e dell’innovazione tecnologica.

In questo secondo incontro sono intervenuti David Martinelli, psichiatra presso l’Ambulatorio Internet Addiction di Roma e Gaetano Di Chiara, professore ordinario di Farmacologia del dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Cagliari. A moderare gli interventi è stata Nunzia Bonifati.

La dipendenza dalla rete può colpire chiunque, giovani e meno giovani, anziani e bambini. Ma trattandosi di una dipendenza ogni caso è a sé e non sempre i comportamenti sono davvero patologici. Di certo è più facile capire quando un adulto cade nel tunnel della web-dipendenza da social network e da giochi online, non ultimi quelli a tema sessuale. Discorso differente con i bambini e gli adolescenti, perché per i nati nell’era di Internet, i cosiddetti nativi digitali, l’uso smodato del web può rappresentare un rifugio, un luogo dove riposarsi dallo stress derivante dalle troppe pressioni esterne e dalle difficili relazioni sociali con i coetanei. Altre volte l’abuso degli strumenti digitali può essere espressione di un disagio o di un dolore, una richiesta d’aiuto che gli adulti devono imparare a decodificare.

«La dipendenza da Internet è un problema di difficile soluzione perché deriva da un impulso naturale», ha detto Di Chiara, «e i criteri diagnostici sono i medesimi di quelli delle altre dipendenze (droga, gioco) ».

«La dipendenza diventa patologica quando la Rete diventa l’unico canale che ci mette in contatto con la realtà esterna», ha detto nel suo intervento David Martinelli, «e il ruolo della famiglia è importantissimo per la risoluzione di queste patologie».

L’avvento delle nuove tecnologie ha prodotto un mutamento non solo pratico, a livello delle abitudini concrete, degli atteggiamenti, ma un mutamento ben più profondo a livello della formazione della mente, del modo di percepire ed organizzare la realtà che ciascuno di noi apprende e struttura nei primi anni della propria esistenza. Solo in quest’ottica divengono comprensibili i quadri patologici presentati da questo tipo di pazienti ed i sintomi possono ricevere una diversa e più corretta interpretazione. Conoscere questo nuovo mondo, questa nuovo modo di pensare e di concepire la realtà della nuova generazione è di fondamentale importanza. Si tratta pertanto di una scommessa culturale che va vinta, perché tra i rischi più gravi dell’abuso del web c’è l’isolamento sociale.

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