La metafora dell’acqua per raccontare come gli open data irrigano i territori

di Alessandro Ligas

il nostro compito è quello di creare qualcosa che può essere usato. Se vuoi comunicare in maniera efficace devi pensare alla struttura, alla funzionalità, allo storytelling (Alberto Cairo, graphic journalist, intervista a Wired 14 maggio 2013)

Piovono Dati. Irrighiamo il territorio #OpenDataSARDIl 17 Novembre alla Mediateca del Mediterraneo si è svolto il convegno “Piovono dati. Irrighiamo il territorio” dove si è dibattuto sui dati aperti. L’evento è stato organizzato dalla delegazione Sardegna dell’Associazione Italiana di Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

L’evento è stato introdotto da Piero Zilio Delegato Regione Sardegna, Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale, che ha presentato l’associazione e le attività delle Delegazione sarda.

Moderatrice dell’incontro è stata Alessandra Loi, socia della delegazione della Sardegna ed esperta in comunicazione pubblica, che attraverso la metafora dell’acqua ha introdotto l’argomento della giornata raccontando come gli open data possono irrigare i territori che contribuiamo a comunicare.

In principio fu il dato. I dati sono numeri, lettere (testo), immagini, suoni. I database sono costituiti da dati disaggregati. Le banche dati non sono altro che il patrimonio su cui le amministrazioni lavorano per erogare ogni tipo di servizio. Database che producono informazioni quando sono letti e interpretati. Un insieme di dati pubblicati prende il nome di dataset. […] I dati pubblicati in formato CSV, ODT, TXT, PDF/A sono nativamente leggibili da un PC (machine readable), per cui sono considerati “aperti”, sono utilizzabili da chiunque per qualsiasi scopo e circolano liberamente nella società, come liquidi”.

Quando parliamo di dati aperti, continua Alessandra, stiamo parlando dei “dati del bilancio di un comune o di un’istituzione, dei dati demografici, statistiche e contravvenzioni della polizia municipale, mappe cartografiche, elenco dei servizi con localizzazione, ma anche episodi di criminalità, mappe dei trasporti, piste ciclabili etc, dati epidemiologici, dati di monitoraggio ambientale, interventi di manutenzione di beni pubblici, e così via”. Dati che non sono soggetti alla legge sul Diritto d’Autore che recita (Art. 5 L. 633/1941) “le disposizioni […] non si applicano ai testi degli atti ufficiali dello stato e delle amministrazioni pubbliche, sia italiane che straniere.” Ossia in senso stretto leggi, sentenze, delibere, determine ma in senso più ampio ci riferiamo ad un sistema codificato di segni che rimanda a un significato, che sarà poi interpretato, non sono soggette al diritto d’autore. Come ad esempio “il piano regolatore” o “lo stato di salute pubblica”.

Grazie ad un uso consapevole” continua Alessandra “è possibile utilizzare e gestire i dati (e le banche dati) come se fossero acqua per irrigare i campi in cui la PA coltiva i servizi e le relazioni con i cittadini”. Ma aggiunge la moderatrice “dobbiamo ricordarci che senza argini solidi si rischia l’esondazione e quindi il rispetto della privacy (D.lgs. 196/2003) e le linee guida in materia di trattamento di dati personali, contenuti anche in atti e documenti amministrativi, effettuato da soggetti pubblici per finalità di pubblicazione e diffusione sul Web (Deliberazione n. 88/2011 del Garante per la Protezione dei dati personali), il diritto d’autore (L. 633/1941 ) e la licenza d’uso (Art. 11 alle amministrazioni dello stato, alle province ed ai comuni spetta il diritto d’autore sulle opere create e pubblicate sotto il loro nome e a loro conto e spese) sono le barriere solide entro le quali i dati devono essere pubblicati”.

Tutto ciò con l’unico scopo di portare vantaggi a tutti coloro che vivono all’interno di una comunità siano essi cittadini, lavoratori o dipendenti della struttura amministrativa. Gli enti, in questo modo, hanno l’opportunità di poter dimostrare realmente una maggiore trasparenza, condivisione e partecipazione dei propri cittadini al processo decisionale modificando così il modo di fare politica.

Naturalmente Alessandra sottolinea che “la trasparenza degli Open data non significa totale apertura dei dati. L’obbligo di pubblicazione dei dati personali in “formato di tipo aperto” non comporta che i dati pubblicati siano anche “dati di tipo aperto” e quindi disponibili e riutilizzabili da parte di chiunque. Il riutilizzo di documenti contenenti dati pubblici riguarda solo documenti che non contengono dati personali oppure riguarda dati personali aggregati e resi anonimi”.

Ma cosa sono gli Open data? Andrea Zedda, presidente dell’associazione Sardinia Open data ci ricorda che “gli open data sono i cosiddetti dati liberi, cioè una serie di informazioni disposte in forma strutturata in modo tale che sia possibile riutilizzarli, redistribuirli e rielabolarli facilmente”. E sottolinea le condizioni necessarie e minime affinché le informazioni strutturate possano dirsi veramente aperte: “le informazioni devono essere disponibili, integre, aggiornate, su licenze aperte (che tutelano l’autore del dato e l’utilizzatore dei dati), e su formati aperti”. Ha continuato mostrando i principi chiave ed i personaggi che hanno ispirato gli Open Data: partendo da Barak Obama, presidente USA, “Lavoreremo insieme per accrescere la fiducia del pubblico e per creare un sistema basato sulla trasparenza, la partecipazione e la collaborazione. Questa apertura rafforzerà la nostra democrazia e promuoverà l’efficienza e l’efficacia del nostro governo.”; passando per Lawrence Lessig fondatore di creative commons, “Non c’è arte che non riutilizzi. E ce ne sarà sempre di meno se a ogni riutilizzo chi se ne è precedentemente appropriato viene tassato.”; ma anche Tim Berners-Lee, inventore del web, “OK, we have to ask for raw data now” (OK, ora dobbiamo chiedere i dati grezzi); o Linus Torvalds, creatore di linux, legge di Linus: “Stabilita una base di beta-tester e co-sviluppatori sufficientemente ampia, ogni problema verrà rapidamente definito e qualcuno troverà la soluzione adeguata”; per concludere con Richard Stallman, Copy Left, free software foundation, “Il ‘copyleft’ ha lo scopo di incoraggiare le persone a cooperare e ad aiutarsi reciprocamente, e a dare a tutti la stessa libertà”.

Andrea ha concluso presentando alcuni casi d’uso come il portale “dati.gov.it” .

Ha seguito l’intervento di Anna Crisponi, Assessore alle Politiche sociali, sanità, igiene pubblica, politiche di interesse comunitarie e regionali del Comune di Sestu, che ha presentato l’esperienza del comune di Sestu che ha aperto i propri dati, rendendoli disponibili a tutti i suoi cittadini. “Strumento fondamentale per ogni amministrazione che voglia essere davvero trasparente” ha detto l’Assessore, che ha aggiunto “di modo da poter avvicinare i cittadini al Comune per mostrare, rendendo pubblici i dati, come vengono utilizzate le risorse in capo all’ente”. Annunciando in anteprima che saranno aperti anche i dati relativi ai servizi sociali e della polizia municipale. Ha concluso dicendo che “soltanto aprendo i dati i cittadini potranno realmente valutare l’operato dell’amministratore”.

All’incontro era presente anche la Regione Sardegna con Elena Catte del Centro Regionale di Programmazione che ha presentato Storie di Progetti, un portale dedicato alle informazioni sui progetti finanziati in Sardegna attraverso le risorse dei vari Programmi di investimento (per ora FESR 2007-2013 e Piano di Azione Coesione PAC). Il portale ha lo scopo di pubblicare e rendere facilmente consultabili tutti i dati dei progetti e dei soggetti beneficiari di tali risorse ed è basato sullo SMEC, il Sistema di Monitoraggio e Controllo della Regione.

Purtroppo però la piattaforma manca ancora della fattore che la renderebbe veramente Open, ossia la possibilità di scaricare le informazioni. Allo stato attuale non è possibile ottenere in forma grezza i dati sui Programmi, “si può solo “passivamente” frugare e consultare i vari grafici e le schede ed è difficile se non impossibile fare incroci e scovare collegamenti diversi da quello che ci mostra in maniera predefinita il sistema informativo” come viene sottolineato in Sardinia Open Data.

Il penultimo intervento è stato di Giaime Ginesu che ha presentato il progetto Homer, un programma a cui partecipa la Regione Sardegna con Sardegna Open Data, che ha l’obiettivo di promuovere una strategia coordinata ed armonizzata fra le regioni Europee nel Mediterraneo (attualmente partecipano 20 partner, tra cui la Sardegna), al fine di accelerare il processo di trasparenza ed il riuso dei dati pubblici. Quindi contribuire alla diffusione delle informazioni in modo da promuovere l’interazione tra gli Stati, rendendo il Mediterraneo un territorio più competitivo e generando una crescita sostenibile a favore delle nuove generazioni.

L’incontro è stato chiuso dal data journalist Davide Mancino, che, in collegamento via Skype, ha mostrato come “far parlare i dati pubblici”: come attraverso i dati sia possibile raccontare storie e fare inchieste.

Le slide dell’evento

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