La sostenibilità, una strategia vincente per avere una Sardegna Longeva – Intervista ad Alessandra Antonini – Verding

di Alessandro Ligas

Oggi giorno si ha sempre di più l’esigenza di leggere la realtà in modo diverso, in modo sostenibile, trovando i giusti link con imprenditori con competenze e visione per poter dar vita ad una Sardegna longeva con l’obiettivo di dare vita ad un rinnovamento tale da permettere all’economia dell’isola, e non solo, di fare il salto di qualità attraverso la cooperazione e la voglia di fare network.

La parola chiave in questo processo è “sostenibilità”. La definizione più diffusa è quella fornita nel 1987 dalla Commissione Indipendente sull’Ambiente e lo Sviluppo (World Commission on Environment and Development), presieduta da Gro Harlem Brundtland, secondo la quale: “L’umanità ha la possibilità di rendere sostenibile lo sviluppo, cioè di far sì che esso soddisfi i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità delle generazioni future di rispondere ai loro”. Oggi questo termine viene impiegato molto spesso nel campo ambientale indicando un sistema di supporto longevo per la vita umana e tale longevità viene messa in relazione con l’influenza che l’attività umana esercita sui sistemi stessi.

La chiave della sostenibilità deve aprire le porte di nuovi business nella Regione ed in Italia, ma sicuramente è difficile riuscire a scardinare l’esistente: tuttavia per avere prospettive c’è bisogno di nuove reti e di nuove idee.

Esistono in Sardegna società che nascono dalla convergenza di diversi settori attivi sul tema della sostenibilità, dell’energia e della gestione aziendale come Verding che offre un servizio completo ed innovativo, risultato di una visione sistemica della sostenibilità. “Contiamo di iniziare a settembre il lavoro con i beta-tester” racconta Alessandra “di avere entro dicembre la piattaforma online in versione beta aperta a tutti e di sviluppare entro giugno anche qualche funzionalità avanzata, al momento in fase di messa a punto”.

Abbiamo incontrato Alessandra Antonini di Verding ed abbiamo parlato di sostenibilità.

Chi è “Verding, cosa fa e con che obiettivi nasce?
Verding è una Start Up innovativa che combina alla consulenza ambientale tradizionale un servizio web basato su una piattaforma in fase di sviluppo che è stata cofinanziata da Sardegna Ricerche nell’ambito del “Programma di Aiuti per Start Up Innovative” ed è riconosciuta dall’Università degli Studi di Sassari come Spin Off del Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica.
La piattaforma on line consente agli utenti di calcolare quanto le soluzioni sostenibili in diversi ambiti possono far risparmiare loro denaro, oltre ad evitare impatti sull’ambiente. Vogliamo rendere la sostenibilità accessibile e comprensibile a tutti, proprio in un momento in cui la crisi economica farebbe pensare che “non ci siano soldi per scelte sostenibili”. Per noi è fondamentale lavorare in modo interdisciplinare, confrontando diversi punti di vista e facendo convergere professionalità diverse: la realtà è complessa e per capirla serve quello che noi chiamiamo un “gioco di sguardi incrociati”.

In fondo Verding nasce dal sogno condiviso dei soci fondatori di poter finalmente lavorare “come piace a noi” e, soprattutto, “come pensiamo sia giusto”.

Cosa significa e come nasce il nome Verding?
Verding nasce dall’idea che la sostenibilità conviene: si tratta di fare i “giusti” calcoli, considerando i costi di gestione dei beni e non semplicemente il loro prezzo di acquisto..
Il nome Verding indica un modo nuovo di concepire la sostenibilità e di attuarla, contraddistinto dalla capacità di fare progetti sostenibili anche in riferimento al loro costo, di coinvolgere i clienti in un processo di rafforzamento delle competenze interne, di sfruttare il potenziale delle nuove tecnologie ICT, rendendole il più possibile “user friendly”.
Verding si propone come un partner e non come un fornitore: vogliamo lavorare e crescere insieme ai nostri clienti.

Come è nata l’idea?
L’idea di Verding è nata dal confronto tra i soci fondatori su alcune mancanze strutturali nel settore della consulenza ambientale, mancanze che, da diversi punti di vista, abbiamo rilevato e condiviso e che ci hanno spinti a costruire una risposta nuova, anche forti del nostro stretto legame con il mondo della ricerca, a partire dalle relazioni con il Dipartimento di Architettura di Alghero, che ha sostenuto e promosso la creazione dello Spin Off.

Abbiamo constatato che, prima delle indagini personalizzate in loco, ci sono delle valutazioni che possono essere fatte in remoto e, a volte, in automatico: per questo abbiamo deciso di sviluppare dei modelli di calcolo che consentono di fornire agli utenti una stima dei risparmi ottenibili con le diverse soluzioni. Questo ci consente di rendere accessibili a tutti dei servizi tradizionalmente considerati fuori dalla portata di tutti.

Analizzando gli strumenti analoghi esistenti abbiamo notato quanto fossero ostici per l’utente: abbiamo quindi deciso di lavorare alla realizzazione di un’interfaccia grafica assai intuitiva, per guidare gli utenti nell’uso dei nostri “moduli”.

La nostra piattaforma on line vuole dare informazioni utili agli utenti per la scelta di soluzioni convenienti e sostenibili, e al tempo stesso abituarli a considerare aspetti e termini di paragone nuovi al momento dell’acquisto.

La piattaforma “EDO”, giusto? Come funziona?
La piattaforma alla nascita si chiamava EDO, come si sente anche nei pitch che abbiamo presentato l’estate scorsa. Con l’evoluzione del progetto EDO è diventato VerdingTool, rispondendo a una logica di semplificazione del naming e di promozione del “verding pensiero”.

La principale finalità del verdingTool e quella di invertire l’idea secondo cui il prodotto sostenibile comporti un aggravio di costi, svelando agli utenti i costi riducibili di beni e servizi e svolgendo un ruolo di guida verso una scelta consapevole.

VerdingTool fornisce all’utente un modello dei propri profili di spesa e di consumo energetico, offrendo indicazioni concrete sulle strategie di riduzione dei costi e degli impatti e individuando le soluzioni tecniche e tecnologiche più adeguate.

Altro fattore caratterizzante è la possibilità di registrarsi secondo tre distinte categorie di utenza: Privato, Aziende o Pubblica Amministrazione, ciò garantisce l’accesso a dei moduli differenziati a seconda della specifica categoria di appartenenza.

Un esempio pratico: l’utente che si registra come Privato può accedere al modulo sui consumi di energia elettrica per edifici residenziali che gli permette di costruire il proprio profilo di consumo e, successivamente, di individuare le soluzioni più adeguate per quella specifica tipologia di utilizzo.

Le autorità hanno consapevolezza del problema della sostenibilità?
Le autorità sono generalmente consapevoli delle problematiche legate alla sostenibilità. Ma il funzionamento per “settori” distinti, proprio delle pubbliche amministrazioni, ostacola la costruzione di soluzioni integrate, come quelle che la visione di sostenibilità richiede. Le Amministrazioni avrebbero spesso bisogno di una mano a “tenere insieme” i diversi aspetti e a comprenderne i lati più squisitamente tecnici, ma hanno sempre meno risorse. Per questo serve un approccio nuovo, che offra un servizio di affiancamento capace di contemperare economicità e competenza interdisciplinare e che determini, quindi, un incremento della capacità operativa delle Pubbliche Amministrazioni. In tal modo sarebbe per loro più facile svolgere il ruolo di effettivi promotori della sostenibilità, dando il buon esempio e non limitandosi alla presentazione di norme, vincoli e prescrizioni.

Esattamente cos’è la sostenibilità?
La sostenibilità è una disciplina complessa e multiforme, che si presta a diverse letture. Volendo semplificare, potremmo dire che la sostenibilità si occupa di trovare soluzioni e strategie per soddisfare i bisogni delle persone utilizzando il minimo di risorse possibili ed evitando impatti negativi sull’ambiente e sulle altre persone. Esistono declinazioni assai diverse di sostenibilità, dalle più “light”, alle più estreme, ma l’approccio di fondo è il medesimo: quel che cambia è la soglia di “accettabilità” che ci si impone.

Qual è il vostro modello di business?
Verding sta costruendo una sorta di web comparator, nell’ambito della green economy.

Inizialmente pensiamo di lasciare gratuita la fruizione della piattaforma e di trarre profitto dalla vendita degli spazi pubblicitari, come la maggior parte dei comparatori online. Una volta lanciata la piattaforma intendiamo sviluppare alcune funzioni avanzate a pagamento, da tarare sulle reali esigenze manifestate dagli utenti.

Che difficoltà avete incontrato nel realizzare il vostro progetto? Come le avete risolte?
La difficoltà principale incontrata è che non viviamo di rendita…. Dovendo lavorare per vivere, lo sviluppo di Verding avviene la sera, la notte e il fine settimana… Questo non è un problema risolvibile, ma se c’è la passione, il tempo si inventa.

L’altro problema consiste nel fatto che per sviluppare la nostra idea stiamo affrontando miriadi di questioni diverse: servirebbero molteplici competenze. Non potendo pagare molte consulenze studiamo molto, e impariamo a fare da soli ovunque è possibile.

Quali sono le tre principali azioni che dovrebbero attuare le istituzioni per supportare lo sviluppo delle startup?
La prima necessità di base sarebbe una struttura di incubatori che garantisca anche consulenze specialistiche gratuite (o quasi) ad ampio spettro: all’inizio se ci si potesse concentrare solo sul prodotto e non si fosse assorbiti dalle incombenze amministrative di vario genere della società sarebbe sicuramente più semplice.

In secondo luogo abbiamo notato che le occasioni di finanziamento ci sono, ma richiedono quasi sempre un cofinanziamento e un impegno di gestione non irrilevanti: non tutti hanno la forza per intraprendere questa strada, che comporta anche rischi spinosi.

In terzo luogo stiamo amaramente scoprendo come le tanto vantate misure a favore delle start up a volte siano più formali che sostanziali e che esiste un concreto pericolo che i costi di avvio e gestione strangolino l’impresa prima che questa decolli.

Come è nata la vostra squadra e come è composta?
La nostra squadra è nata da un gruppo di lavoro nell’ambito di un progetto sulla sostenibilità della Regione Autonoma della Sardegna: dopo aver lavorato bene insieme, abbiamo deciso di provare a rendere questa cosa non episodica, e ci siamo ingegnati per farlo. Ai quattro soci fondatori si è unito, in un secondo momento, un quinto socio con un profilo differente e con più esperienza, che si occupa dell’amministrazione dell’azienda.

Abbiamo poi una preziosa rete di aiutanti, consulenti, e professionisti che, per generosità e passione per il progetto ci stanno aiutando più di quanto potessimo mai sperare.

In Italia uno dei problemi principali per chi vuole fare innovazione è costituito dal finanziamento delle nuove aziende. Voi come lo avete risolto?
Il team di Verding ha lavorato per un anno per accedere ad un finanziamento pubblico per Start Up Innovative, seguendo diversi step di valutazione e frequentando un intenso e interessantissimo percorso formativo obbligatorio. Gli sforzi sono stati ripagati e a gennaio abbiamo firmato la convenzione con Sardegna Ricerche per lo sviluppo della prima versione della piattaforma.

Cosa cercate in un partner finanziario e che caratteristiche deve avere?
Il cofinanziamento ricevuto da Sardegna Ricerche in fase pre-seed non ha comportato la cessione di quote, ma sta supportando lo sviluppo della prima release della piattaforma.

In un futuro ci piacerebbe trovare un partner finanziario, ma senza che questo snaturi il team e il progetto: business a parte, crediamo davvero in ciò che facciamo e vorremo cercare di far crescere la nostra idea.

Ci potete raccontare come si è articolato il processo di investimento dal primo incontro con gli investitori all’effettiva chiusura del round?
Verding ha partecipato a un bando di Sardegna Ricerche che selezionava “idee di business” a novembre 2012. Agli inizi del 2013 è stata selezionata ed ha quindi iniziato un percorso di formazione per la realizzazione del Business Plan. A luglio 2013 abbiamo consegnato il business plan per un secondo step di valutazione e ad ottobre abbiamo saputo di essere stati finanziati.
Da gennaio abbiamo stipulato la convenzione che regola l’ottenimento del finanziamento, che stiamo ora gestendo seguendo le strettissime regole della rendicontazione europea.

Che ruolo ha la rete nel vostro business?
Verding lavora con servizi web: pertanto la rete ha un ruolo centrale. Fino ad ora siamo stati “timidi” (alcuni dicono troppo timidi) perché non ci piace “vendere fumo”: da settembre il sito e i canali social saranno aperti, per iniziare a comunicare quello che stiamo facendo e per raccogliere stimoli e suggerimenti di ogni tipo.

Quali sono le competenze necessarie per avviare una startup in questo settore e come le avete costruite?
Avviare una start up è, in gergo tecnico, un casino… Servono competenze di economica, marketing, comunicazione, informatica, etc… Parte di queste ci sono state “regalate” dal percorso di formazione che abbiamo vinto con Sardegna Ricerche: per il resto stiamo studiando, e chiedendo aiuto ad amici, parenti e conoscenti. È un percorso lungo, ma porta a una crescita personale e professionale ricchissima e assai stimolante.

Quali risultati avete ottenuto e quali sono i vostri prossimi passi?
Abbiamo recentemente portato a termine la prima tranche del cofinanziamento, con lo sviluppo di una parte consistente della piattaforma: resta molto da fare, ma l’impostazione del progetto e la scelta dei partner sono a posto. Più che un risultato, questo per noi è un miracolo!

Contiamo di iniziare a settembre il lavoro con i beta-tester, di avere entro dicembre la piattaforma online in versione beta aperta a tutti e di sviluppare entro giugno anche qualche funzionalità avanzata, al momento in fase di studio. Nel frattempo continuiamo a cercare bandi, finanziamenti e opportunità, perché tutto ci manca, tranne le idee…

Cosa vuol dire per voi innovare?
Innovare per noi significa guardare la realtà di sempre con occhi nuovi.

In un “tweet” cosa consigliate a chi vuol fare impresa?
Lavora giorno e notte, sogna giorno e notte!

 

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