24 sinapsi d’innovazione, gli Innovation Manager – Intervista a Nicola Pirina _ Innovation strategist

#nonlasciarteliscappare (Nicola Pirina)

di Alessandro Ligas

 

pirina2Nicola Pirina classe ’74 quartese “per caso” e sardo doc. Giurista, specializzato in governace, sviluppo locale e processi d’innovazione.

Innovation strategist con esperienza in attività di Ricerca e sviluppo, progettazione, coordinamento, attuazione e comunicazione di progetti d’innovazione per lo sviluppo delle economie locali.

Senior con esperienza maturata in attività consulenziali, anche all’estero, a favore di pubbliche amministrazioni e privati.

Direttore Scientifico del progetto Innovation Manager Sardegna (I’M Sardegna), frutto della Convenzione Quadro “Programma Sardegna 3.0” fra la Regione Autonoma della Sardegna, il Centro Regionale di Programmazione, ed il Formez PA. Progetto finalizzato a sviluppare nuove figure professionali in grado di gestire l’innovazione delle imprese e delle Istituzioni del sistema produttivo regionale.

Scrive per passione, a volte lo pubblicano. Ogni tanto fa una startup.

Per credere basta seguire #coolinnovation.

 

Come nasce il progetto I’M Sardegna?
Nel 2012, da un’esigenza del territorio, ben interpretata dall’allora Assessore alla Programmazione e dal Direttore del Centro Regionale di Programmazione della Regione Sardegna. Poi attuato sotto altra guida dal maggio del 2013. E’ un fatto che in Sardegna sembrano sonnolenti i processi di cambiamento. Per parte è vero. Nel senso che ci sono alcune comunità territoriali, a volte anche singole imprese o professionisti che, per quanto si dannino, con estrema difficoltà riescono a rompere gli steccati che separano i loro prodotti o processi (quindi i territori) dall’introduzione di qualche innovazione. Che però, dai territori stessi, dalle imprese e dai policy maker è vissuta come indispensabile, non più a parole. Per questo nasce I’M Sardegna, che si concluderà a dicembre del 2014, per innestare nei territori 24 sinapsi d’innovazione, gli innovation manager, che fungano da stimolo ai sub sistemi locali ed al sistema regionale nell’insieme. Nasce con la consapevolezza che far germogliare le novità ed i cambiamenti nei sistemi locali serve farlo non a bocce ferme, ma a scenari di tendenza. Ecco perchè, oltre il percorso in se e per se sui futuri manager, per 15 mesi si svolgerà un percorso di riflessione continua aperto ai territori, al pubblico. Per generare più spillover possibile. A tal fine è stato determinante che una macchina, così complessa e nuova, fosse affidata in gestione per l’esecuzione al Formez PA, alle illuminate cure di Paolo Tola, Gianni Agnesa e Costanza Cuncu, perfettamente sostenuti da uno staff di professionisti competenti e pronti ad ogni esigenza (mi piacerebbe nominarli tutti … ma è meglio che li conosciate in uno degli eventi pubblici…).

Chi sono gli Innovation Manager?
Sono 24 professionisti trai 24 ed i 29 anni, provenienti da ogni parte della Sardegna, laureati (differenti specializzazioni) e con alta formazione post lauream, con esperienze di lavoro o stage all’estero.

Sono ragazzi su cui è bene che i territori scommettano, oramai il percorso ha fatto la dovuta chimica sulle loro già elevate competenze di base. Sentiremo parlare di loro. #nonlasciarteliscappare è il loro hashtag collettivo per seguirli. io ne ho diversi nel mirino.

Che risultati si sono raggiunti?
Rilevanti. I’M Sardegna, in primis, andrà ad essere riconosciuta come buona prassi europea. Non ha equivalenti nè in altre regioni italiane né europee. Poi in tutte le regioni europee, dove a breve andranno a dover dispiegare gli effetti le strategie di specializzazione intelligente dei territori, serviranno dei manager dell’innovazione. Poi una sequenza di indicatori certi: staff di progetto d’altissima levatura, faculty di livello internazionale (tutti i migliori nomi regionali ed internazionali hanno condiviso il loro sapere con noi), possente gradimento in tutti gli step di valutazione indipendente, affluenza ed interesse fuori del comune per gli eventi territoriali di scenario. Buoni i volumi di traffico dentro e fuori i social media nonché sulla stampa tradizionale.

Ma il punto focale è che, da gennaio 2015, abbiamo pronto un elemento importante per l’ecosistema regionale dell’innovazione, professionisti in grado di fare innovazione, non chiacchiere.

Fossi nella Regione Sardegna replicherei una policy di sicuro successo e ne disegnerei della altra per la valorizzazione della prima. Abbiamo generato una wiki sull’innovazione tutta made in Sardinia. Lascio poi la contabilità delle altre positività a chi di dovere.

Quali sono gli strumenti degli Innovation Manager?
Capacità di lettura ed interpretazione. Capacità d’ascolto. Visione, strategia, problem solving. Managerialità. Voglia di rendere proattive le reti che hanno costruito e che abbiamo irrobustito insieme a loro. Poi, fosse sfuggito, oramai padroneggiano le tecniche per l’innovazione di prodotto e di processo, maneggiano il business model canvas, sanno di lean innovation e dialogano coi fondi di venture capital, hanno compreso come fruire dell’infrastruttura finanziaria regionale. Sono un tassello dell’economia della condivisione.

Gli Innovation Manager come andranno ad incidere sull’ecosistema dell’innovazione sardo e sulle aziende in generale?
Attivando i processi che ad oggi sono latenti o sopiti. A partire dalla stessa domanda d’innovazione che c’è, ma che, fino ad oggi, era in cerca di buoni interpreti. Saranno gli alfieri del nuovo per gli anni che verranno.

Come giudichi l’ecosistema sardo dell’innovazione?
Sono in fase di consolidamento gli elementi fondanti, ossia tutta la spina dorsale cagliaritana. Inoltre, debbo notare con piacere che, come per le parti di mercurio che si addensano, lo stesso avviene con gli elementi regionali. Ci sono molte punte di eccellenza intellettuale e produttiva in tutta l’isola. Ci sono le condizioni perchè nasca una nuova imprenditoria che gioca le sue carte globali sull’economia della conoscenza e della creatività. Sono fiducioso che tutti i pezzi del puzzle si mettano al loro posto in tempo utile e che siano in grado di costruire insieme quelli che mancano. Non abbiamo difficoltà ad intercettare tutti i nuovi trend derivanti dalle digital fabrication, ragioniamo sulle questioni più rilevanti come l’energia, i nuovi materiali, software intelligenti e via discorrendo. Abbiamo le carte in regola per competere negli scenari globali pur considerando le attuali difficoltà strutturali, normative ed amministrative. Tanto si può fare in termini di pianificazione strategica e come strumenti di policy pubbliche, tanto si può fare per attrarre talenti e capitali privati, tanto si può fare per migliorare il processo di trasferimento tecnologico … ed altro ancora … ora vediamo come si muovono le scelte politiche della nuova Giunta e del Governo nazionale.

Come si sviluppa un processo virtuoso nel territorio?
Attivando processi d’innovazione nella chimica che scatta tra il milieu del territorio stesso e l’intelligenza del capitale sociale residente. E mettendo i territori in relazione tra di loro non seguendo logiche di confini amministrativi o geografici. Non dobbiamo per forza inseguire il mito della creazione della nuova Google, dobbiamo portare i territori ad interpretare bene se stessi nelle nuove geografie economico sociali. Il resto lo fa il mercato se siamo stati bravi.

I luoghi dell’innovazione sono utili allo sviluppo del territorio? Come?
Si lo sono. Servono centri di concentrazione del pensiero e di collisione delle idee. Non facciamo però gli errori del passato, tirando su strade che non possono essere percorse e mura che non possono mai essere abitate né popolate. Cerchiamo di valorizzare quel che abbiamo mettendoci intelligenza e passione. Servono persone, cuori e visioni. Con tanta fibra ottica …

Prossimi appuntamenti?
Determinanti, diversi ed importanti.

Il 19 giugno presso Campidarte (Ussana) alcuni degli Innovation Manager del Progetto I’M, in cordata con altri soggetti, vinto il bando Kublai per la Sardegna, realizzeranno l’evento Incountry per stimolare idee e processi d’innovazione fuori porta.

Il 20 giugno presso la Camera di Commercio di Nuoro ci sarà l’evento di I’M Sardegna Digital and startups, per discutere coi massimi esperti nazionali delle problematiche legate alla creazione d’impresa ad alto impatto. Tappa rilevante per un territorio che, benché in forte crisi, cerca in tutti i modi di intercettare le linee di tendenza che possano invertire la rotta.

Stante la proficua e reciproca collaborazione tra il Progetto I’M Sardegna e gli stakeholders sardi, mi sia consentito in questa sede ricordare che il 27 e 28 giugno ci sarà la seconda edizione di Sinnova, il Salone dell’Innovazione in Sardegna, voluto ed organizzato da Sardegna Ricerche. Una due giorni all’insegna della digital fabrication e di un’inedita maratona di talk ad altissimo livello.

Quanto sono consapevoli le imprese sarde delle opportunità offerte dagli incontri territoriali?
A mio avviso ancora poco, tutti gli incontri territoriali potevano essere fruiti e sfruttati meglio. Lo stesso dicasi per gli enti e le associazioni di categoria o i professionisti. Vero è che le cose molto nuove devono prima essere comprese. Sono fiducioso anche qui, non mancheranno nei prossimi.

Cos’è l’innovazione secondo te?
Il futuro che viene. L’innovazione che desidero sono le cose buone dell’avvenire. Almeno io mi impegno per questo. Lascio le definizioni tecniche e le interpretazioni alla dottrina. A me piace l’innovazione che si vede perchè si fa. E se si fa vuol dire che serve. E se la chiamiamo innovazione vuol dire che prima non c’era. Ergo abbiamo accettato un pezzo di futuro.

In un tweet cosa consiglia chi vuol fare innovazione?
#coolinnovation 4 #sardinia non lamentatevi. fate. siamo la regione del cambiamento. macchine al massimo, Avanti tutta!

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