Digital fabrication e internet of Everyting: un nuovo business model

di Alessandro Ligas

Venerdì 23 Maggio si è tenuto ad Olbia presso la sala convegni dell’Aeroporto Costa Smeralda il convegno “III rivoluzione digitale dalla digital fabrication ad internet of Everyting” durante il quale si è riflettuto e si sono analizzati i cambiamenti introdotti dalle innovazioni tecnologiche e in particolare ci si è soffermati sulle trasformazioni innescate dall’uso diffuso di Internet.

I lavori sono stati aperti da Costanza Cuncu, coordinatrice delle attività del progetto I’M Sardegna, che ha sottolineato che quello di Olbia è il settimo di un ciclo di eventi organizzato dal Formez PA e rientra fra le attività del Progetto I’M Sardegna, realizzato su affidamento della Regione Autonoma della Sardegna-Centro Regionale di Programmazione. “Un ciclo di eventi” ha detto Costanza “che rappresenta una sfida: portare al centro della Sardegna un dibattito sull’innovazione. Un tema affascinante che mette insieme la più alta tecnologia e la normalità, intraprendendo sempre di più il cammino dell’innovazione”.

Gli incontri territoriali” ha aggiunto Nicola Pirina, consulente scientifico del progetto I’M Sardegna, “hanno il compito di intercettare i canali futuri dei processi dell’innovazione. Oggi abbiamo il piacere di discutere con persone che non soltanto predicono il futuro ma che lo influenzano, e questo è il giusto mix nei processi di innovazione.”

Amleto Picerno Ceraso, del Mediterranean Fab Lab di Salerno, ha raccontato le pratiche del avvengono all’interno del laboratorio di fabbricazione digitale. Un racconto in parallelo tra pratica e tecnologia. Il Mediterranean Fab Lab è il primo laboratorio del sud Italia, dotato di tecnologie di fabbricazione digitale controllate da computer, in grado di operare su diversi materiali con lo scopo di “poter costruire tutto ciò che si può immaginare”. Inoltre è un luogo d’incontro per persone di tutte le età aperte alla ricerca e all’innovazione, è un vero e proprio hub di processi creativi in grado di creare, scenari di formazione, ricerca e produzione che possano rispondere alle esigenze del nuovo mercato e sostenere il rilancio del tessuto imprenditoriale, mettendo insieme il potenziale innovativo dei professionisti che vivono il fab lab, con le istanze di cambiamento provenienti dalle Pmi.

Walter Nicolino, dello Studio torinese Carlo Ratti Associati, ha parlato dell’evoluzione delle città e dei territori: Responsive environments. Attraverso tre parole chiave ha messo in luce come oggi stiamo modificando la comprensione di ciò che ci ruota attorno. Connectinglo spazio non è più fatto solo di atomi ma anche di byte: un passaggio etereo che descrive la realtà”. Sensingoggi interagiamo con un mondo che ha intelligenza, con un sistema che sente ciò che sta accadendo e reagisce alle nuove situazioni”. Reparingil mondo flessibile e dinamico crea sistemi che segnalano i guasti, delle sorte di mappe delle incompiute che facendo sistema vengono riparate”.

Stefano Mirti, di Interaction Design Lab, ci ha parlato di un nuovo modo di fare educazione: relation design un sistema che mescola i nuovi messaggi con i vecchi e ci permette di intercettare meglio il cambiamento delle categorie. “Oggi siamo in un momento di passaggio” dice Stefano “e questo apre nuove possibilità a cose che prima si potevano solo pensare. La scuola non riesce più a comunicare alcuni meccanismi, non funziona più come prima. Oggi la chiave è stabilire dei ponti tra il mondo del passato (il vecchio modo di vivere l’educazione) ed il mondo del futuro. Attraverso il relation design oggi abbiamo la possibilità di un nuovo modo di fare scuola di inserire nuovi modi di insegnare come attraverso i social network. Bisogna ricordarsi che non esiste uno split tra analogico e digitale”.

In video conferenza da Barcellona Tomas Diaz (FabLab Barellona) ci ha parlato dell’evoluzione dei cittadini e delle comunità: Smart citizen e Social Innovation. “Oggi stiamo vivendo un nuovo rinascimento: attraverso pochi e semplici click possiamo acquistare prodotti che vengono da km di distanza. Tutto questo grazie alla tecnologia che è la vera rivoluzione verso cui ci stiamo dirigendo: attraverso l’uso prima dei PC e poi degli smartphone abbiamo la possibilità di accedere e di creare nuovi contenuti. Molto spesso gli usi che facciamo della tecnologia sono futili, ma pensiamo a come è stata utilizzata durante la “primavera araba” raccontare quello che stava succedendo in luoghi a noi non accessibili. Le nuove tecnologie ci permettono di generare nuovi cambiamenti e dobbiamo essere capaci di coglierli”.

Nel pomeriggio è stato dato ampio spazio all’ Internet of Things e ed all’Internet of Everything. Stefano Epifani, docente all’università La Sapienza, Roma, e direttore di Techeconomy, ha parlato del passaggio dall’ IoT all’IoE. L’Internet delle Cose rappresenta il punto di contatto tra mondi, quello dell’analogico e quello del digitale, mondi che fino ad ora non si sono toccati, e che oggi più che mai vanno armonizzati. “Cosa succederebbe se ad una sedia venisse inserito un chip? Questa acquisterebbe la capacità di comunicare, avrebbe un’identità, potrebbe interagire con l’ambiente circostante e se la dotassimo anche di un sensore RFID potrebbe interagire con noi attraverso il nostro smartphone e dirci i suoi gusti”. La società CISCO prevede che nel 2020 avremmo 60 miliardi di device connessi, “potremmo connetterci alla rete con il frigorifero, potremmo cercare ad esempio le chiavi, il cane, il figlio …, potremmo gestire livelli complessi come la domotica e cosi via”. In questo modo dovremo cambiare modo di pensare e dovremmo cambiare anche i modelli di business. “Il percorso dell’innovazione non è lineare ma è come un samba, due passi avanti uno indietro uno a sinistra …“, e questo scenario ci porta a superare l’IoT. In un’ottica tecnologica esistono altri due fenomeni i Big Data ed i Social Network che ci portano all’IoE. Oramai i big data sono diventati una necessità e contribuiscono a definire un nuovo ecosistema di business intervenendo negli ambiti strategici e nella comunicazione, ma anche nella produzione e nella definizione di prodotto che sempre più risente delle interazioni/relazioni con il destinatario finale. Infine ci sono i social network, sia quelli dedicati alle persone sia quelli dedicati alle cose, che collegano l’universo dei dati con la vita reale.

A seguire sono stati presentati i business cases di Lifely di Antonio Solinas, vincitore dello Startup Weekend 2014 con un progetto che permette di condividere le proprie passioni attraverso dispositivi socialmente connessi; Paraimpu, startup che opera nel settore dell’Internet delle Cose (Internet of Things, IoT) con Antonio Pintus e Andrea Piras e la storia della Sky Survey System: la prima azienda sarda produttrice di DRONI con Giuseppe Cosseddu, Alberto Masala e Pascal Pintor, che fatto volare alcuni droni in aula.

Interessanti anche gli interventi dal pubblico che hanno stimolato il dibattito con i relatori e messo in evidenza come il territorio sardo, sia da parte delle istituzioni, erano presenti e sono intervenuti il presidente della confcommercio, camera di commercio di Nuoro Agostino Cicaló, e Marina Deledda (CNA Gallura), che dei privati (che hanno sempre più “voglia di fare”), come quello di Marco Verde di ALO e Davide Costa di SARDU, sia permeabile e si stia muovendo sempre di più verso la terza rivoluzione industriale.

 

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