I pensieri del giovane Startupper

Cosa si prova a fare una startup? Si sta rivelando un ritorno all’innamoramento adolescenziale (Simona Durzu)

di Alessandro Ligas

Il Tempo scorre inesorabilmente e nel giro di poco tempo ci si trova a dover cambiare la nostra prospettiva. Oggi siamo in un’età in cui il futuro che sembrava distante si avvicina rapidamente.

Abbiamo incontrato Simona Durzu, futura start upper che ci ha raccontato i suoi pensieri e le sue paure in questa sua nuova avventura.

cvbChi sei?
Una studentessa in ritardo, una startupper agli esordi e una giornalista freelance in orario, per dirla in 121 caratteri.

Hai partecipato all’Open Campus presso Tiscali, perché?
Ho seguito con interesse l’iniziativa dell’Open Campus: è così che sono venuta a conoscenza della Startup Weekend. All’inizio, volevo partecipare come parte di un team, per mettere alla prova le conoscenze acquisite durante il percorso universitario. Un territorio sicuro, insomma.
Nei giorni successivi all’iscrizione, la voglia di sicurezza ha ceduto il posto a quella di mettermi in gioco, uscendo dalla mia “comfort zone”: avevo finalmente l’opportunità di sottoporre un’idea che mi accompagnava da tempo al giudizio di persone ben più esperte, perché sprecarla?
Certo, i timori erano tanti, ma la paura di rimpiangere quell’occasione era più forte.

Com’è andata?
Potrei descrivere l’esperienza per ore, tante sono le cose da raccontare.
A livello umano, siamo stati messi alla prova oltre le aspettative: definire un progetto (nel mio caso, ancora molto immaturo) nell’arco di 54 ore richiede molte risorse. In primis, una forte capacità organizzativa e di problem solving. Senza contare la determinazione e la disponibilità ad accogliere consigli e spunti che possono emergere nei momenti più inaspettati, magari durante una chiacchierata con i “colleghi” durante le pause. Fondamentale, poi, è stato il ruolo dei coach, che ci hanno accompagnati durante tutto il percorso; offrendoci preziose consulenze e un primo assaggio dei futuri incontri con potenziali investitori e competitors.
Pur essendosi rivelati dei veri e propri alleati, non hanno mai ceduto a un atteggiamento paternalistico, nonostante la loro posizione professionale. Anzi: hanno partecipato all’iniziativa con un entusiasmo e un’umiltà ai quali il mondo del lavoro ci aveva disabituati. Riscoprirli, anche se per pochi giorni, è stato illuminante.
Ma l’incontro decisivo è stato quello con gli altri startupper. Dal professionista che opera nel campo da alcuni anni ai quasi coetanei che come me si stavano avvicinando a questo mondo, tutti hanno dimostrato passione e inventiva. C’era chi non vedeva l’ora di sentir suonare la sveglia e rimettersi al lavoro e chi non andava nemmeno a dormire, c’erano le discussioni accese che arrivavano a un compromesso e i team che sembravano uniti da lungo tempo, chi scopriva nuove competenze e chi nuovi interessi. C’era il membro del team più esperto che ha condiviso le sue conoscenze e il suo valore umano. C’era, insomma, la realtà che vorremmo avere intorno quotidianamente, ben lontana dalla passività e dal cinismo di chi ripete che “è troppo difficile” o “non può funzionare”.

Cosa ti ha spinto in questa nuova impresa?
L’avere un’età in cui il futuro che sembrava distante si avvicina rapidamente. La naturale propensione a voler crescere e rendersi pienamente autonomi. Il rifiuto di vedere un percorso personale e formativo prendere una direzione che non solo non ho scelto, ma non riesco neppure a desiderare. La consapevolezza che l’impegno fine a se stesso non possa garantire la riuscita di un progetto, ma permetta di correggere gli errori (che non mancheranno) e di trasformare i problemi in occasioni. Siamo cresciuti in un momento molto difficile, certo. Ma le sue sfide ci hanno insegnato tanto, e credo sia arrivato il momento di assumere un ruolo attivo e prendere delle decisioni concrete. E muoverci, senza concederci soste, per essere presenti quando le cose cambieranno e avremo di fronte a noi tante nuove opportunità, che potremmo non riconoscere se portassimo avanti un atteggiamento rassegnato. Le “nuove imprese”, come questa, sono uno stimolo costante. Faticoso, ma necessario.

Un breve accenno al progetto “iRaccomandati”…

“iRaccomandati” nasce come marketplace per la domanda e l’offerta di tirocini qualificati.

Il suo obiettivo è quello di offrire ad aziende e candidati la possibilità di scegliere l’esperienza e la persona più adatte alle loro esigenze, grazie alla proposta di un servizio di affiancamento legale e all’utilizzo di un motore di ricerca semantico.

Per le aziende, questo si traduce in maggiori possibilità di contattare un candidato dotato di specifiche competenze e capacità, senza doversi fare carico di adempimenti e lunghe procedure burocratiche.

Per i candidati, vi è la possibilità di mettere in luce i propri punti di forza, accedere a un database di offerte completo e aggiornato, e dedicare più tempo e cura alla stesura di lettere motivazionali e altri materiali utili al contatto con l’azienda.

Com’è nata l’idea?

Esistono già delle piattaforme dedicate al job seeking; alcune specifiche per tirocini, spesso attivate dalle università. Il problema che ho potuto rilevare, prima come utente e poi tramite il confronto con altre persone coinvolte nella ricerca, è che risultano dispersive e poco organizzate. Nella maggior parte dei casi, le modalità di ricerca avanzate permettono di restringere il campo solo da un punto di vista geografico o per fascia retributiva. Mi è capitato di effettuare una ricerca inserendo le keywords “web writing” e “ufficio stampa” e veder comparire offerte di stage di aziende farmaceutiche per sviluppatori software!

Allo stesso modo, alcuni imprenditori intervistati per il mio lavoro hanno rivelato di aver difficoltà a contattare i tirocinanti “giusti”, o di aver rinunciato di fronte all’impegno richiesto dalle procedure burocratiche, specie nel caso delle PMI.

Così, ho cercato una connessione fra i problemi di cui ero venuta a conoscenza, e una prima ipotesi di soluzione è diventata “iRaccomandati”.

Il progetto subirà molte variazioni, ma il cuore dell’idea non può e non dovrà cambiare. Vorrei che stage e tirocini tornassero alla loro concezione originaria: un punto di incontro fra i giovani e il mondo del lavoro, in cui mettere alla prova le proprie competenze, acquisire e aumentare il proprio senso di responsabilità e -perché no?- cominciare ad amare la propria professione praticandola. E scegliendola ogni giorno.

Durante lo Start Up WeekEnd la tua idea ha subito delle variazioni?
Ne ha subite parecchie, e non saranno le ultime. Ho avuto modo di scoprire che gran parte delle idee hanno vissuto lo stesso percorso: dopo una prima fase di brainstorming e una moltitudine di “aggiunte”, i progetti sono tornati alla forma iniziale, spesso riducendola all’essenziale.
Nel mio caso, grazie al contributo dei coach e del team, abbiamo migliorato alcuni punti fondamentali, come il business plan, la segmentazione e definizione del target e la sostenibilità economica de “iRaccomandati”.

Cosa si prova a fare una start up?
Si sta rivelando un ritorno all’innamoramento adolescenziale. È un’idea che mi accompagna durante tutta la giornata, e non solo: mi sto abituando ai risvegli notturni per appuntare nuove idee. E come tutti gli innamoramenti, porta con sé dubbi e timori sul futuro che a volte mi spingono a volerla mettere da parte, per tornare alla tranquillità. Ma quando penso che è troppo presto e che forse sarebbe meglio rimandare…ho già invaso la scrivania di appunti e materiali.
In ogni caso, perché l’infatuazione diventi un obiettivo è necessario metterla alla prova. Fino a quel momento, dovrò riuscire a non sprecare le energie date dall’entusiasmo e usarle per migliorare il progetto. Anche a costo di trasformarmi in una nuova Penelope che passa le notti a disfare le trame del suo lavoro, e i giorni a reinventarlo.

Difficoltà che per ora hai incontrato?

Il progetto è giovanissimo, la difficoltà maggiore sta nel superare i timori personali e fare tutto il possibile per avviarlo. Questo richiederà l’apporto di tante persone con competenze diverse o complementari, e in questo le difficoltà sono date dal fatto che le startup in Italia sono una realtà ancora poco conosciuta. Raccontare cosa sto facendo non è facile, alcuni pensano che le imprese digitali non siano nemmeno attività economiche vere e proprie. C’è stato perfino chi mi ha fatto sorridere dicendo “Prima la freelance, poi la startupper…ma un lavoro vero, mai?”.

Ho sorriso, perché in fondo in quell’ironia c’era un ritratto della situazione attuale.

È difficile trovare le persone giuste per formare un’équipe valida e motivata, ed è difficile non sentirsi un po’ soli nel portare avanti la propria idea.

Per fortuna, esistono dei gruppi spontanei che stanno provando a creare nuovi network di aspiranti startupper e appassionati; favorendo la conoscenza e l’organizzazione di eventi correlati, oltre a numerose e utili discussioni online.

Cos’è una start up?
La start up, al di là delle definizioni da manuale già note ai lettori di questo blog, individua un problema ed elabora una soluzione.
È soprattutto crescita: del progetto, del suo potenziale e del mercato raggiungibile.
È portatrice di un cambiamento, e allo stesso tempo è in grado di scorgere nuove opportunità nei cambiamenti –tecnologici, ma non solo- in atto.
La start up è anche competitività, ambizione e talento.
L’Italia è ancorata a un’idea di successo legato all’idea geniale fine a se stessa, o all’idea mediocre portata avanti con furbizia. La start up porta le idee mediocri al fallimento, e riserva lo stesso destino alle buone idee sviluppate con approssimazione.

Ma la mia definizione preferita resta quella di Gianluca Dettori: “Un’azienda nana che nasce con il DNA di una gigante”.

Cos’è l’innovazione?
Solo una parola che piace, attira e stuzzica la curiosità, ma spesso si accontenta di questo.
Una parola che da sola ha molti limiti, quando non si accompagna ad altre come “mobilitazione”, “collaborazione”, “determinazione”.
Una parola che va sognata a lungo, ma ha valore solo nell’azione.
Una parola che cresce, sempre più rapidamente, eppure non vuole invecchiare.

Prossimi passi?
Ripensare, migliorare, crescere.

In bocca la lupo

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