Quel premio per startup dove in gara non ci sono startup

Rilanciamo dal Corriere della Sera l’articolo di di Greta Sclaunich “Quel premio per startup dove in gara non ci sono startup

Niente quotazione in Borsa, un fatturato inferiore ai 5 milioni di euro, la sede in Italia. E non più di quattro anni di vita. Per essere definita startup, una società deve – per cominciare – rispondere a queste caratteristiche: parola del decreto sviluppo, convertito in legge agli inizi di dicembre.

Ma allora, come mai quasi nessuna fra le dieci società finaliste al Premio speciale start-up 2012, istituito dal ministero dello Sviluppo Economico insieme con il comitato Leonardo e l’agenzia Ice, risponde a questi criteri?

Il caso scoppia su Twitter subito dopo il tweet con cui Alessandro Fusacchia, consigliere del ministro Corrado Passera e coordinatore della task force ministeriale per le startup innovative, annuncia la rosa dei finalisti al concorso. In Rete in molti si chiedono (e chiedono a Fusacchia) come mai dalla competizione siano state escluse delle “vere” startup e scelte invece società che con i requisiti dettati dal decreto sviluppo hanno poco a che vedere. Scelta della quale si sono occupate, su linee-guida fornite da ministero, comitato Leonardo e Ice, cinque associazioni particolarmente rappresentative del mondo startup come incubatori, business angels, venture capital. Ma basta scorrere la lista finale sul comunicato ufficiale per rendersene conto: la gran parte delle aziende selezionate esiste da cinque anni e più, alcune addirittura da oltre dieci anni. Aziende consolidate, insomma, che (come si sottolinea sul sito del ministero) si sono distinte per “innovazione, successo, internazionalizzazione, occupazione e impatto sociale”. Ma, appunto, sono o no delle start-up? Secondo i criteri del decreto, no.

Ma la normativa è una cosa, il concorso è un’altra. Come ci spiega Fusacchia: “E’ vero, paradossalmente molte delle aziende finaliste ora non hanno i requisiti per chiedere gli aiuti previsti dal pacchetto del decreto. Il premio però non vuole essere un incoraggiamento per una buona idea, ma un riconoscimento alla carriera di aziende del mondo startup. Alle cinque associazioni che le hanno selezionate abbiamo chiesto di indicarci realtà innovative, tecnologiche, con investimenti in ricerca e sviluppo ma soprattutto consolidate. Il criterio di internazionalizzazione? E’ stato inserito per rispettare le linee guida del premio Leonardo tradizionale”.

“Il premio Leonardo è nato nel 1994 per dare un riconoscimento ad aziende consolidate con storie di successo alle spalle: quando abbiamo deciso di creare una sezione riservata alle startup abbiamo utilizzato lo stesso criterio”, conclude Fusacchia.  Una scelta che si riflette nel premio, che sarà consegnato il 15 febbraio dal presidente Napolitano: un’onorificenza. Niente bonus, aiuti, assegni.

Un premio alla carriera, appunto, per far conoscere “peso e importanza del lavoro di queste aziende in un settore che, fino a 10 mesi fa, pochi in Italia conoscevano. Perché se per incoraggiare le startup servono norme strutturate ci vogliono anche azioni simboliche come queste”.

Fonte: Corriere della Sera

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